Sai, me lo sono chiesto in quale, maledetto momento si è formato questo buco nero che mi ha portata via da te. Mi sono domandata come ha fatto a risucchiarmi con tanta facilità, come un piccolo e viscido serpente che si è aggrappato alla mia caviglia ed è risalito fino alla nuca. Ecco, forse questa dimenticanza di te è partita così, con un morso velenoso, infame. Forse le cose peggiori, quelle che allontanano quelli come noi, arrivano così. Alle spalle.
Ed io giuro che mi sento come un personaggio dei cartoni animati che ha preso una botta in testa. Vedo le stelle. Vedo piccole sagome di te che roteano intorno ai miei occhi. Mi gira la testa se tento di fermarle. Mi dicono le solite cose, che ti ho trascurato, che non era più come prima, che ti sei sentito escluso. E con il mio passo infermo cerco di raggiungerti e dirti che non me ne ero accorta, che non lo so come ho fatto, non ho idea di come tutto questo sia potuto succedere, che so solo che mi dispiace di essere arrivati questi punto. Con la vista che vacilla e la voce impastata tento di fermarti e di ritrovare la giusta sagoma di te, quella che mi dirà che mi vuole come prima, che non è successo nulla di irreparabile.
Irreparabile, che forse, è gia accaduto. Perché dalla mancanza che ti ho procurato, lì, tra le cose che non ho fatto, in mezzo ai momenti in cui avrei dovuto esserci, accarezzarti le spalle, grattarti la schiena a per tranquillizzarti, lì proprio, si è seduta lì in mezzo un’altra ragazza. E so che tu desideri me, e vuoi me, ma non riesco a pensare che tu abbia dovuto addirittura SCEGLIERMI. Perché una scelta implica una possibiltà che io, ti giuro, non voglio, non avrei mai voluto esistesse. Non so davvero come ho fatto a far sì che esistesse. Continuavi a dirmelo. Continuavo a cercare di fare di meglio.
E’ vero che parlo di nuovo di me, adesso, e che non capisco che cosa hai passato, ed io dov’ero. Posso soltanto cercare di non lasciar vincere questo giramento di testa, devo lasciare che la botta finisca, e il senso di vertigine si plachi, possibilmente, se è troppo chiedere, con il mio viso sul tuo petto.
Non so più cosa dire ormai.



















