È una di quelle “notti prima degli esami”, è una di quelle notti insonni in cui inevitabilmente mi ritrovo a riflettere sul mio futuro, provando ad immaginare cosa il tempo, accompagnatore indissolubile del mio viaggio, mi proporrà nei mesi, negli anni a seguire a questo momento.
Ne segue un contrasto interiore.
Da una parte l'irrefrenabile felicità di poter uscire finalmente dalla nicchia per poter “ spaccare il mondo” , per poter realizzare i miei sogni più profondi e respirare davvero le gioie ed i dolori della vita quotidiana.
Dall'altra la paura.
La paura di essere inghiottito da una realtà troppo stretta.
Nel frattempo che arrivi il fatidico momento in cui dovrò attraversare questo buco nero, alla scoperta del nuovo universo che mi attende, non posso far altro che riflettere sul passato e ciò che mi ha dato.
Degli anni col grembiulino blu ricordo ben poco, se non della recita di fine percorso, dei volti, ormai cambiati, dei nomi che spesso non riesci ad associare nemmeno a quei determinati volti.
Le medie le liquiderò dicendo che c'è più logica nella soluzione tentata ad un mio problema di matematica.
Arrivando al recente passato, il liceo.
Luogo mistico, che trasforma bambini e bambine in uomini e donne, si spera.
E ripensando ai futuri ostacoli, i futuri incontri, che potrei fare, spontaneamente ripenso a quelli già incontrati.
Ripenso ad ogni singolo attimo passato in quelle mura che mi hanno cambiato.
Ricordo che all'inizio di questo percorso non avrei ringraziato anima viva per determinati docenti incontrati in questi anni.
Mi chiedevo perché di tale sfortuna, mi chiedevo perché il destino o chicchessia avesse scelto persone così poco credibili per il mio cammino.
Nonostante tutto, ho anche incontrato esempi o,più che altro, comprensioni materne/paterne da parte di pochi.
Ritornando alla mia sfortuna, col tempo sono riuscito a trovare lungimiranza in ciò che mi si era piazzato davanti, nel carattere delle persone con cui mi confrontavo.
Cosa che dall'altro lato della cattedra evidentemente non c'è stato.
Ma ringrazio, arrivato al fotofinish, la qualsiasi entità metafisica che ha voluto ciò, che ha voluto che io potessi rendermi conto di chi fosse il vero Andrea e, quanto non fosse d'accordo con gli schemi prestabiliti che venivano proposti. Sognare e credere fino allo sfinimento nelle proprie ambizioni, non curandosi di quel sei dato a pietà, di quelle faccie crucciate a sfidare la spensieratezza di un sorriso non curante, di uno sguardo che va oltre i numeri che ti vengono assegnati e che, in qualche modo hanno deciso che condizioneranno il modo in cui la società si comporterà nei tuoi confronti, dimenticando che forse bisogna anche tener conto di come ti comporterai tu nei confronti della società.
E agli sguardi dei tuoi coetanei, quelli di rimprovero, altezzosi, ma anche preoccupati, a quelli posso rispondere soltanto con un altro sorriso, di chi non ville fermarsi all'ecosistema per cui questi ingranaggi stanno girando in moto infinito, di chi non ha paura di cadere, se lo fa per trovare la sua pace interiore, in una guerra contro dei demoni che a questo punto mi viene da pensare che in pochi possono aver sperimentato.
Un altro sorriso è destinato a chi mi ha visto debole, a chi ha cerato la debolezza nella dislessia che pur se soffocata mi porto come una cicatrice sopra il corpo, ma che ha solo aumentato la mia voglia di voler essere ancora più diverso da tutte quelle figure.
Fortuna vuole che in questo viaggio oltre a sorrisi sarcastici ce ne sono anche di veri.
Come quello che dono a tutti quegli occhi che hanno compreso la mia mente, forse poco realistica e troppo alla Peter Pan.
E si, ad alcuni in particolare voglio donare qualche parola in più.
Guido, eterno compagno di classe per ben tredici anni, lui che mi ha visto crescere e cambiare, che l'ho visto crescere e cambiare, come solo un uomo sa fare.
A Gemma, con le sue risate e i suoi abbracci che valgono più di mille parole.
Ludo, che non sai mai come prenderela durante il giorno del compito in classe, ma sai che su quella panchina avremo sempre da raccontarci qualcosa.
Cristiana, così diversa da me eppure così forte da cercare di arrivare alla comprensione di ogni mio gesto.
A Marilù, compagna di giochi e di sogni indissolubile.
A Stefano, Raffaele, che chi in un modo, chi in un altro hanno conquistato il mio cuore.
A Valerio, la persona che ha spronato la follia del mio essere senza mai pensarci su, un diverso, quanto me.
A te, che hai colorato, quest'anno, riempiendolo di note, in ogni singolo istante perché il cercare un tuo sguardo era tra le cose che questa scuola mi ha voluto regalare.
Ad Angelo, compagno di banco, razionale fino al punto da volermi aggrappare alla sua concretezza, che forse senza quella ora non so quanta aria nei polmoni mi sarebbe rimasta.
A Ciro, Claudio e Leo, che mi hanno accompagnato nell'avventura di poter cambiare qualcosa nella scuola, che nel bene e nel male , che nonostante pareri tal volta diversi, c'abbiamo sempre creduto.
A Davide, che per quanto l'abbia conosciuto solo nel rush finale, è stata una persona importante in quest'ultima corsa, un ragazzo che dice tanto, ma che dentro di se ha un mondo di parole non dette ma che mi sono arrivate. Anche a te, che con la tua sincerità, la tua dimostrazione di guardare oltre determinate cose, essere forse molto più simile di quanto possiamo immaginare hai permesso ciò.
A chiunque abbia scambiato un sorriso o no in quel bagno al secondo piano.
E nonostante tutto, nonostante il mondo chiami ed io non voglio perdere le mille possibilità e che mi si offriranno, al “ricominciare” che incombe, non potrò che ricordare in modo nitido questi 5 anni trascorsi nelle neo mura gialle della scuola di vita.