...le direi che ogni momento, ovunque tu sia, sei qui con me.
Quattro passi notturni nella città deserta, coi ginocchi gonfi sui sanpietrini del Centro, nei viottoli dipinti d'ombre e luci distillate di malto barrique.
La guarderei di sottecchi e con occhi di sfida, tra palazzi e monumenti, tra rampicanti e lungo il Tevere,
dai riflessi di un ponte
dall'ampiezza dei Fori.
Mi siederei s'una panchina e le direi:
vedi, tu sei immensamente bella e stanotte illumini tutti,
sei lassú a tirartela
a sorridere come una diva, falsa, ruffiana e fin troppo puttana.
Sei quasi profumata e capricciosa, vanitosa, viziata e
con tanta parte di te che nascondi.
Ami per te ogni attenzione
in quella tua nudità che ti veste a festa come ad un importuno ballo delle debuttanti,
come un abito di perla nel giorno delle nozze...altrui
eppure,
signora Luna,
La preferisco a te ogni istante
e davanti al suo abbagliarmi da un angolo oscuro, da un parco di sera con le dita unte di pollo, dietro ai fornelli o la lavatrice, dalla sua noiosa scrivania,
da un gabinetto ispirato o tra lenzuola bagnate di pianto
mi commuove e sorrido perché mi basta un suo sguardo, un accennato sospiro confuso o l'odore dei suoi capelli soffici
per emozionarmi,
infinatamente piú di quanto
nessuno dei proci in coda al tuo telaio a corteggiarti,
nessuno di loro saprà mai provare.
E non m'importano i tuoi sussulti d'invidia, il tuo geloso fingerti indifferente
non uno dei tuoi inganni, delle tue lascive carezze di marea
potrà competere mai coi suoi occhi,
con il piacere di tenerla tra le braccia, protetta con le forza e delicatezza che merita un cristallo, che si confà ad un diamante, una rara orchidea.
Che puoi saperne tu
dei suoi palpiti sui miei,
che puoi saperne della sua timidezza
e delle espressioni del suo corpo sul mio,
di quelle labbra
che ogni istante vorresti onorare
devotamente e selvaggiamente, da divorare.
Che puoi saperne tu, sgualdrina e incantata vecchia strega, delle pozioni magiche della mia Signora alla cui eleganza si prostrano i fiori e degli alberi i rami con tutto il fogliame.
Lei, alla cui passione ardono e si consumano tutte le stelle.
Che puoi saperne tu della sua mano nella mia
e della simbiosi negli intrecci di membra e arti e cosce calde sfiorate.
Non potrai saperlo mai
e ora oscurati se vuoi
offenditi e volgimi le spalle,
mi esplode un artificio nel cuore,
certezza di incontrarla ancora
e poi baciarla.
Lei sola, che umilia il tempo
e in ogni granello di clessidra conserva una risata,
che per ogni anno vissuto a stanotte, ringiovanisce di cinque.
Lei sola, a cui il sole stesso s'inchina.
Che ne sai tu, che al sole la luce puoi solo rubare.
Le vado incontro e rincorrendo le lancette mi pensa,
come un'ossessione
che non credeva piú possibile incontrare, di continuo fuggita e scacciata, che coperta di vergogna e delusione aveva smesso d'attenderla
ma
la notte
senza di te, luna d'inganni plebei
lei m'attende abbagliante
e stanotte
ovunque lei sia
per un istante almeno
il suo cuore m'appartiene e a lei per sempre il mio.













