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Bill Brandt’s Stonehenge Under Snow, 1947 (via here)
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Loki e Odhinn
Queste osservazioni e le ipotesi che le fondano donano la chiave dei rapporti tra Loki e Odhinn: rapporti così stretti che Strom è arrivato a concludere che esistesse una identità originale, ad un Loki “ipostasi di Ohinn”.
In realtà, non si tratta di una identità originale, ma piuttosto di una convergenza. Odhinn, ho piuttosto il suo predecessore germanico *Wode/ana è il dio del furore sotto tutte le sue forme, notoriamente poetico (questo è il significato principale di Odhr); il suo dominio è il cielo notturno, incluso quello invernale, notte dell’anno e la morte, notte eterna (tutti aspetti “varunici” di questa divinità sovrana; così come a Mitra può essere associato *Tiwa, nota del traduttore).
E’ così che si costituisce una coppia sovrana antitetica con *Tiwa il cui dominio è il cielo diurno e il chiaro pensiero: di fronte ad un *Wode/ana “dionisiaco”, *Tiwa è “apollineo”. Questa coppia celeste contrasta globalmente con il dio del temporale *Thunara il cui dominio è il cielo inferiore e l’azione violenta.
Divinità del furore poetico *Wode/ana si è avvicinato a Loki “fuoco della parola”. Tutti e due contrastano con *Thunara che si limita ad agire materialmente. Essi contrastano anche con *Tiwa per via del loro aspetto notturno: originario presso *Wode/ana esso proviene da Loki attraverso il fuoco funerario e il fuoco distruttore cosmico (quel che si indica con Surt il “nero”); da tale aspetto notturno deriva anche la loro comune pratica della “magia nera” legata talvolta al cielo notturno e al fuoco (il legame tra fuoco e magia appare ad esempio nel rapporto tra il nome dell’Atharveda e il nome avestico del fuoco atar) così come la loro ambivalenza sessuale: secondaria presso Odhin (probabilmente dovuta all’effeminazione legata alla pratica del seidhr) essa è originariamente tipica di Loki.
Queste due divinità si sono dunque avvicinate ma non si sono comunque mai confuse tra di loro. Al momento decisivo, quello del Ragnarok, esse combattono alla testa delle due armate che si affrontano, quella degli dei e quella dei demoni.
12 – Loki e le ere del mondo
Ma quale spazio dovremmo dunque assegnare al Ragnarok nella tradizione Germanica? Dobbiamo forse vederci un’impronta di apocalisse? In questa ipotesi il ruolo di Loki si rivelerebbe secondario. Lo stesso varrebbe per il suo ruolo nella morte di Baldr, che dal canto suo è stato interpretato come una impronta vicino orientale del tema del dio che muore e rinasce.
Ma a buon diritto troviamo strano che i Germani o gli Scandinavi abbiano tratto le loro concezioni dal ciclo cosmico della mitologia vicino orientale del ciclo annuale: poiché questa è, come sappiamo, il significato della morte e resurrezione degli dei come Tammuz, che viene proposto abitualmente come modello di Baldr.
In realtà il ciclo cosmico scandinavo è stato concepito a partire dal ciclo annuale, ma in particolare dal ciclo annuale locale, quello in cui il periodo critico è l’inverno e non sul ciclo annuale vicino orientale dove invece si teme la secchezza dell’estate.
Ecco perché la catastrofe avviene al termine del “grand’inverno”. E’ dunque preferibile vedere in questa concezione, con Dumezil un retaggio indoeuropeo.
In questa ipotesi il ruolo che vi gioca Loki non può essere considerato secondario. A meno di considerare Surt come un doppio di Loki, il ruolo di Loki nel ciclo cosmico non è quello del “fuoco di fine ciclo” (antico indiano yugantakarka), che è il ruolo proprio di Surt,
Il ruolo di Loki è come abbiamo già indicato quello di alleato e precursore di Surt.
Questo ruolo non è necessariamente quello del fuoco: è quello di un personaggio sovversivo simile al nrsamsa indiano.
Un tale personaggio gioca un ruolo determinante nella decadenza che porta alla catastrofe ultima, nella dottrina tradizionale delle ere del mondo.
Ora come ha mostrato R. Boyer esiste presso gli Scandinavi una concezione delle ere del mondo e Loki vi occupa uno spazio centrale.
Tutto inizia con lo spergiuro degli dei evocato dalla strofa 26 della Voluspa. Boyer così commenta: “non considero fortuito il fatto che sia Loki che interviene, nello spingere allo spergiuro, nella maggior parte delle versioni che ci sono state fornite. Se Loki rappresenta “il male” in questo universo è norma che venga visto come l’incitatore allo spergiuro, oppure il suo esecutore”.
Con questo spergiuro appunto finisce l’età dell’oro. E l’era attuale, quella oscura, comincia con la morte di Baldr della quale Loki è certamente la causa. Non è dunque un caso che egli si trovi alla testa dei demoni e dei mostri che attaccano gli dei in occasione del Ragnarok.
In occasione delle precedenti tappe decisive del ciclo cosmico, egli ha agito nello stesso senso, quello della decadenza.
Ha agito in ragione del suo carattere sovversivo. E’ in questo il fiorire dei racconti che lo vedono opporsi ad Heimdallr, in particolare nell’ultimo combattimento in cui si uccidono vicendevolmente.
Heimdallr è una divinità che sotto il nome di Rigr ha fondato e irreggimentato una società, con le sue tre caste differenziate e gerarchizzate. E’ il dio dell’ordine primordiale (confrontabile con il Bhisma del Mahabharata, nota del traduttore) quello dell’era dell’oro.
Difronte a lui Loki rappresenta la sovversione in tutte le sue forme, distruttrice di questo ordine, e causa della decadenza che porta alla catastrofe cosmica: poiché l’ordine del mondo, l’ordine sociale e l’ordine morale sono omologhi; è per questo che il loro destino è legato. Non possiamo che fare nostro senza riserve il parallelo che opera Dumezil in “Mito e Epopea” tra Loki e Duryodhana del Mahabharata : “Quanto a Loki la morte di Baldr rivela la sua vera natura, gli dona la sua vera dimensione che egli terrò per tutto lo svolgersi successivo degli avvenimenti: questo padre di mostri e spirito del Male, di tutta la gamma del male, dai i tiri mancini fino al più grande dei crimini; per la fatalità del suo tipo, provoca la battaglia finale nella quale saranno annientati gli dei e lui stesso con la sua famiglia demoniaca, per fare spazio al regno di Baldr, d’ora in poi associato al cieco Hodhr e aiutato dai figli degli dei scomparsi. Tanto quanto all’Ahriman zoroastriano egli corrisponde egli corrisponde a Duryodhana dell’epopea che è l’incarnazione del peggiore dei demoni Kali” .
Colui che segna l’ultima era del mondo il Kali Yuga appunto.
Breve digressione, questa; ma spero che il benevolo lettore possa farsi un principio d’idea su come la corruzione linguistica sia, soprattutto, etica.
Marco Zenesini
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Sotto l’egida di Polemos, per la prima volta in lingua italiana, verrà pubblicata l’edizione critica del controverso libello Might is Right, or The Survival of the Fittest, discusso pamphlet di ispirazione social darwinista apparso anonimo nel 1890 e ad oggi inedito nel nostro Paese. L’iniziativa di Polemos è volta da una parte a colmare tale lacuna editoriale e dall’altra ad offrire un’edizione che lo contestualizzi nella realtà americana della fine del secolo XIX, sottolineandone gli aspetti maggiormente discutibili, le contraddizioni ma anche il coraggio ideologico e l’indiscutibile e dirompente iconoclastia. Il libro si presenta come una violenta critica della radice stessa della società americana, quel “under god” che viene annichilito e sotituito da un egoismo sovrumanista tutto rivolto allo sviluppo della potenza. Forse è un testo satirico, volutamente esagerato, ciononostante il fulcro vivo sta proprio nel suo ateismo che lo rende un testo al contempo assolutamente sovversivo.
Contro tendenza. Contro informazione. Contro.