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Raccolte:
Ciao mamma.
Avevo ben in mente cosa avrei dovuto dirti, ma cerco di risponderti ora anche se sono stanco sperando di non tradire quello che vorrei riflettere col mio pensiero.
Mi hai fatto capire subito la gravità che hai percepito della parola “tirchi”, ti sei sentita messa in causa profondamente da un’ingratitudine che probabilmente ti ferisce nel profondo e ti fa tanta rabbia quanto paura credo, forse per l’energia che senti di aver investito in tutti questi anni.
Io so di aver spinto una bizza e so e devo comprendere come mai ho messo il dito così in fondo per un apparente capriccio, forse perché ho paura di essere giudicato come una creatura incauta, infantile, e incapace di comprendere la misura delle cose adulte e quindi del costo della vita.
È il mio pensiero, la mia preoccupazione quotidiana di non rivestire dei panni responsabili e autonomi, per questo mi sono sentito messo in causa per non sapermi gestire e chiedere troppo.
Ciò nonostante questa contraddizione mi sento incompreso certe volte nell’essere capito, forse perché non mi sento stimato autenticamente, non so, anche nelle cose semplici, come sapere spendere i soldi.
Sento che se non faccio o non facessi delle belle sculture non potrei essere visto per l’umanità e la praticità che segretamente applico.
Non vi dimostro, ma già qua in questa casa mi sento sempre il più responsabile; do tanto quando sono da solo e non è semplice la vita da fuorisede come credete.
Poi comunque mi giro verso la mia vita, i miei affetti, e voi, e cado in un abisso in cui mi sento un neonato.
Se ti ho e vi ho messo alla prova è perché a parte tutto sento che è sempre difficile chiedervi qualcosa di nuovo, che sia uno strumento come una proposta di un investimento (box, studio, ecc.) e non puoi negarmi che da voi arrivano tanti freni, come è stato faticoso chiedere un computer nuovo e una macchina fotografica, su questo l’avete posta anche voi in maniera distorta come fosse stato concesso immediatamente, ma è stato tanto faticoso per quanto sia sinceramente grato di avermeli concessi e ne sto facendo buon uso.
Il capriccio di aver spinto fino all’accusa di esser tirchi penso fosse quindi una messa alla prova. Aggiungo che non c’era solo la mia confessata infelicità infantile forse nel sottolinearvi delle festività magre per quanto riguardano i doni. È una cosa che vi ha infastidito quando ve l’ho sollecitata dopo che ho visto il comportamento di un’altra famiglia. Mi preoccupava e probabilmente mi preoccupa il fatto che questa mancanza di doni reciproci nella nostra famiglia possa essere un sintomo di disunione e infelicità profonda dei legami.
Non a caso mi hai esplicitamente equiparato all’Arianna per quanto riguarda l’ingratitudine familiare.
Io non penso assolutamente di essere come lei anche perché sono cosciente del mio capriccio nell aver sottolineato di pagarmi uno strumento ingente, e non sono infelice di quello che mi avete dato e non faccio doppi giochi quindi non compararmi a lei.
Per quanto mi fossi indispettito perché vorrei un dono e vi ho detto che vi pagavo una buona parte di un regalo che vorrei, ho espresso qualcosa che ti ha avvilito portandoti ad avvelenarti e a ricattare.
Non mi spaventa il ricatto quanto avermi rivangato vagamente il fattore della casa un’altra volta.
Dovrebbe ferirmi ma non mi ha ferito che tu abbi detto “mi deludi, mi hai deluso veramente”.
Perché vorrei che me lo dicessi o mi formulassi queste cose più spesso, così potrei figurarmi di essere davvero una delusione per voi, perché lo credo.
Credo che per tutti gli sforzi che date e soprattutto che dai ci debba essere almeno un filo di delusione e mancata aspettativa davanti al figlio.
Io penso di essere un fallimento o almeno una costante preoccupazione come figlio, da sempre.
E per quanto soffochi ogni giorno e annaspi per non pensarci alla morsa delle aspettative, credo sia giusto scoprire queste delusioni, anche le vostre, avendo io la volgare spigliatezza di averti detto che sei una tirchia.
So benissimo quanto ti sei data e quanto ti dai. Per quanto possa esserci anche la controvoglia te rispondi ai nostri richiami e ci hai amato coi fatti.
Io so che l’hai fatto e non dimenticherò mai tutto quello che mi hai dato.
Babbo non so se mi abbia mai amato davvero, non credo assolutamente di rientrare nell’aspettativa che aveva di me proprio per le narrazioni che crea ad alta voce.
Essere arrivato a dirmi di chiudere i rapporti con me mi ha dato la misura di una mancata paura di perdermi, quindi sono grato a tutte le cose che mi ha dato e le opportunità che mi da, ma mi sento un investimento non un figlio amato.
Io penso invece che tu mi ami e questo mi mantiene in vita; ciò nonostante mi devi dire prima o poi che sarai stufa di me.
Ti chiedo scusa se questo era quello che volevi sentire.
Siccome non mi sento degno di doni spero che possiate disprezzarmi più sinceramente.
Vorrei essere amato non solo per l’arte che fo, per le mie stupide battute, o perché chissà quale altra stupidaggine come che crediate che sia meritevole di qualche talento.
Vorrei essere amato come figlio proprio nell’idea che possa essere una creatura banale, e che possa se no trapelare il mio essere attraverso qualcosa che scrivo, attraverso un mio gesto che è impossibile da contabilizzare.
Come quello di accarezzarti e essere fisico con te sempre, anche quando sei confusionaria e mi rispondi male, e ogni sera da quando sono tornato a casa circa negli ultimi anni, averti ringraziato per la cena e per i tuoi gesti, che può sembrare stupido, ma siccome anche te sei fragile e dipendi molto dall’approvazione e dal festeggiamento verso i tuoi gesti spero tu abbia notato queste attenzioni.
Ho scritto molto di getto, spero che ti possa ferire il meno possibile.
Tommaso
Impariamo a stare soli prima che sia troppo tardi
The concept of sidestepping karma explores the idea of trying to avoid or outsmart one's karmic patterns, rather than addressing them directly and working through them over lifetimes. While mainstream Enlightenment practices, especially in Buddhism, often suggest that karma is a long-term process, built up over countless lifetimes, later schools like Tantra propose that a sudden moment of enlightenment can cut through the accumulated karma in an instant. Karma is not about punishment or a universal force getting "mad"; it’s better understood as momentum, where past actions naturally lead to certain outcomes. Self-destructive behaviors tend to perpetuate their own cycle of consequences, creating what feels like punishment or irony. In this light, karma can be seen as the continuation of decisions, actions, and tendencies that move in one direction, often manifesting in misery if one engages in behaviors that lack integrity. The more one tries to escape karma, the stronger it becomes. Escapism itself creates a cycle of avoidance that leads to further entanglement. The more one tries to outrun their karma, the more the need to escape strengthens, creating a kind of self-sustaining monster. The real key to freeing oneself from karma is not avoiding it but addressing the underlying patterns that keep it in motion.
Il pensieri che da l’amore mi tengono svegli.
La preoccupazione della crescita inarrestabile delle cose e la domanda sempre più alta che pone l’età.
Sono stanco di essere me stesso e pretendo sempre di più di essere sempre e ancora più costantemente tendente all’infallibile, a mai mostrarmi e guai, mai scivolare.
Non posso permettermi di crollare, di non avere il finto controllo su me stesso, devo mandare avanti questo carretto, questa pantomima che funziono, non posso guardare la mostruosità di quell’enorme voragine che è la paura verso me stesso.
Se dio mi vuole uccidere lo faccia stanotte
✩
Non abbiamo imparato a salutarci ancora
Continuiamo a non conoscerci o a non volerlo fare
Poi ci appariamo e ci inventiamo
Mi chiedo se è passato troppo di fianco a te e se è il momento di toccarsi
Mentre mi chiedo che parola apparecchiare decido di avvicinarmi
Il bacio lo aspettavi e dopo eccone ancora altri ed è come sentirsi sù, arrampicare
Verso la chioma dei tanti baci è un foglio vuoto tutto nelle nostre palpebre il buio inizio credo a dimenticare
Le nostre mani si cercano senza chiedersi e penare, sul cosa, sul quando, su quello che non ci viene purtroppo naturale fare
Diventa improvvisamente facile, le punte si suonano una a una e si chiudono in un sigillo mentre i polsi si fermano uniti e iniziano a palpitare
Sono due edere che si intrecciano
Mentre i dubbi germoglieranno forti sopra questo dilemma atroce
Se ha a nostro modo senso il nostro amare
Eppure con te mi sento in una controversa pace
Il mondo potrebbe andare ancora di più in fiamme
Ma in me è più forte ora il sentire soltanto ciò che di te non mi so spiegare
Tutto quello che è vecchio in me pensandoti impallidisce, sparisce, tace
In questo inizio d’Autunno non è più difficile reinventarsi ma è ancora più difficile rifare
Accanto a te a ogni tuo sbuffo
Sul materasso un solido tuffo è una gioia che mi riempie il sentirti intiepidire nel respirare
Un nodo nel buio si scioglie
Il sangue nelle arterie inizia a confluire
Di nuovo mi chiedo come sarà di nuovo smettere di farlo, ricomporsi, lasciare
Poi nemmeno nel salutarci ci riusciamo bene
qualche saluto, ci dividiamo
penso mi vergogno troppo e mi chiedo se ha senso continuare il mio sentirti
In queste settimane non riesco a sentirmi
Nulla è al sul posto ed è l’ora di apparecchiare
Lo faccio con disinteresse
Ogni cosa la vedo vuota
Ma un tutt’uno che per poco sparisce
Finalmente nel momento di silenzio
Quando sono con te
Finalmente muto ad amare.
Non ho letteralmente nessuno che posso sentire e vedere
Ecco, sì.
Ora forse vorrei un po’ scrivere, del fallimento degli eventi, dell’ incompletezza delle persone e di quelle cose nere che nella fenomenologia delle situazioni chiamiamo “cose”.
“Cose” o “cosa” simboleggia e indica attraverso quella bussola nera che riesce sempre a richiamare ai nostri interlocutori ciò che non riusciamo a spiegare con poche parole. Qualcosa che si ripresenta e ci affascina nel nostro continuo daydreaming che chiamiamo esperienza da svegli. Qualcosa veglia su di noi e non ci è dato sapere le intenzioni del nostro vero operare.
Non ho nessuno oggi a cui dire che sto male d’amore. Vorrei riuscire a dirlo, perché mi fa rabbia, a lei vorrei dirle solo che mi fa paura. Sono innamorato, non voglio crederci fino in fondo. Dopo tutti questi anni probabilmente ho dei tumulti d’amore e come sempre di una ragazza che inevitabilmente mi fa soffrire come un cane… abbandonato.
La mia vita è qualcosa di tremendamente uguale