Hearing Nuno Maduro talk about Elephc in his new video is really dope.

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Hearing Nuno Maduro talk about Elephc in his new video is really dope.
Atmosfere surreali, di una Toscana incantevole.
Il regalo
“Certo che oggi la luna sembra enorme”
“Già”
Se qualcuno al mondo avesse mai voluto premiare un altro essere umano per il dono della sintesi e la brevità, bhe, quel premio sarebbe andato senza dubbio al signor Fausto: “già” era la sua risposta a quasi tutto. In paese si narra di come fosse stata perfino la sua risposta all’altare, quando gli si chiese se volesse prendere in sposa sua moglie.
Fausto sapeva benissimo come la luna piena, vicina all’orizzonte, abbia la tendenza a sembrare più grande. Doveva averlo letto in qualche rivista scientifica, durante una delle lunghe notti a badare al cimitero. Come al solito, tuttavia, non reputò necessario condividere l’informazione con l’amico.
Mentre passeggiavano, Fausto torreggiava sull’amico. Quest’ultimo aveva una postura simile a un voleciraptor, ma l’andatura di una tartaruga zoppa.
Fausto, al contrario, sembrava incarnare lo stereotipo del sorvegliante notturno di un cimitero: alto, folti capelli ricci e neri e magro come un chiodo. Dava più l’impressione di essere un cadavere appena scappato, insomma.
Con un solo scatto della mano Fausto interruppe lo sproloquio dell’amico sugli addobbi natalizi di quell’anno. Un movimento in lontananza aveva attirato la sua attenzione. Si portò oltre il corridoio coperto per avere una visione d’insieme del cimitero. L’amico lo raggiunse dopo qualche secondo.
L’intruso era ben visibile, di fronte a una lapide: corpulento, con degli stivali neri e un enorme cappotto rosso. Nella mano destra stringeva una sorta di strumento con un lungo bastone: una pala forse, per lo meno a quello pensava Fausto, abituato ad avere a che fare con intrusi di ogni tipo e aspiranti profanatori di tombe.
Fausto raccolse una pietra e la lanciò verso l’intruso. Lo mancò per un pelo. L’uomo si girò per pochi secondi: il viso bianco, logoro e stanco. Si girò di nuovo verso la lapide, appoggiò a terra il bastone e andò via, ma senza fretta.
Quando i due raggiunsero la lapide si resero conto: non era una pala. Su quel giaciglio, dove riposava una signora deceduta in tardissima età, era appoggiata una scopa di paglia; nuovissima, con un bellissimo fiocco rosso.
Alla finestra
I gabbiani volavano più bassi. Un dettaglio stupido, eppure vederli scorrazzare tra le vie della città è stato il segnale più chiaro del cambiamento. Non l’assenza delle persone, o delle automobili; a quello mi sono abituato dopo poche ore. È stata la vita che si riprende i propri spazi, indifferente ai problemi della razza umana, a sottolineare la novità. Ho osservato da quassù gatti, piccioni e topi muoversi indisturbati. A tratti ho avuto anche l’impressione che giocassero. È possibile? Forse sì, in fondo cosa glielo impedisce, gli umani non si fanno più vedere. Solo il sabato, quando decidono di andare a fare la spesa tutti insieme e un metro alla volta si riprendono la strada: perché non si può affollare l’interno del supermercato, sarebbe un rischio. Ma ieri no, la scena era diversa. Lei era in piedi sul marciapiede, portava la mascherina. Lui seduto su uno scooter, poco distante, guardava spesso il cellulare. Sfogliava qualche social network facendole vedere ogni tanto lo schermo, con il braccio allungato per mantenere la distanza. Lei sorrideva. Le si alzavano gli zigomi e arricciavano gli occhi: da questo intuivo il suo sorriso. Pochissimi minuti di un’intimità a distanza e già si stavano salutando, nessun contatto. Avrei voluto rassicurarli, dire loro che torneranno ad abbracciarsi, ma non posso. A me, da questa finestra sul mondo, è concesso solo osservare. Così guardo mia figlia, che dopo tanto pianto è tornata a sorridere.