Centrodestro Sinistroni (Roma, 1954), è uno scrittore, giornalista e uomo politico italiano, deputato e fondatore del PPI (Partito del Poverinismo Italiano), oggi attivamente impegnato nella battaglia per il diritto dei Draghi di Komodo alla partenogenesi legalmente riconosciuta. Nato da una famiglia borgatara romana (la madre sbarca il lunario con il gioco delle tre carte, mentre il padre partecipa nel ruolo di asso di coppe), cresce per lo più con una zia ricca che lo prende in simpatia in quanto di gracile costituzione e facile all’autocommiserazione. Terminato il liceo, inizia a partecipare alla redazione della rivista studentesca “Ops”, dove scrive articoli sull’attualità e sul panorama politico in cui, come dichiara il Sinistroni nel manifesto editoriale, “si realizza il ruolo di chi ha scoperto d’aver avuto torto senza aver ancora scoperto quale che sia la ragione”. Notato da alcuni esponenti del nascente Partito delle Scuse Facili (PdSF), nel 1979 viene coinvolto come redattore ed editorialista della testata politica “L’Alibi”. Rimangono memorabili alcuni suoi elzeviri che firmerà con lo pseudonimo “Giannenzo Paraculo” in cui prende una posizione di grande equilibrio sulla questione sociale (“Né coi poveri né coi ricchi”), l’aborto (“Né con le madri né con i feti”), la guerra (“Né col fucile né senza”) e la questione Chiesa-Stato (“Né breccia né Porta Pia”). Verso la metà degli anni Ottanta, Sinistroni entra in un conflitto sempre più profondo con la direzione del PdSF, fino a mostrare chiaramente l’intenzione di uscire dal Partito in uno storico discorso di cui citiamo uno stralcio particolarmente significativo: “Abbiamo sbagliato, sappiamo di avere sbagliato, ma ora ci caricheremo i nostri pesanti errori sulla schiena, e, schiacciati dal senso di colpa, partiremo all’alba, avanzeremo strisciando, sgusceremo lungo un pertugio, dolorosamente, con difficoltà, ma alla fine del travaglio - ve lo posso garantire - non troveremo assolutamente nulla.” Il “Discorso di Chiagni Castello”, come verrà chiamato in seguito dall’amena località del convegno in provincia di Macerata, è considerato di fatto l’atto fondante del nuovo movimento che nascerà proprio quella sera, al Ristorante Pizzeria Marechiaro, al momento di pagare il conto in cui erano chiaramente stati inclusi due dessert che nessuno ricordava di aver preso, e che assumerà il nome di Poverinismo Italiano (PI). Rappresentato dalla rivista politica “Il collo di bottiglia”, questo movimento diventerà un partito politico nel 1989, presentandosi alle elezioni con il simbolo del cane bastonato, sostituito poi nel 1992 dal simbolo ancora in uso del gattino bagnato (preferito dai Comitati Poverinisti alla rana triste in un sondaggio non privo di polemiche). Alla prima tornata elettorale, il PI prenderà lo 0,0000000001% dei voti, risultato giudicato dalla dirigenza “molto interessante e indiscutibilmente superiore allo zero”. Tuttavia il successo insperato, che consentirà al PI se non di avere rappresentanti in Parlamento almeno di poter “lasciare un messaggio per essere richiamati appena possibile”, porterà ad una crisi interna e ad uno scisma che dividerà il PI in Partito del Poverinismo Italiano (PPI) e Partito Vittime del Poverinismo Italiano (PVPI). Quest’ultima fazione incentrerà il proprio programma sul concetto di lamentela costante e nell’incolpare eventi ineluttabili del proprio fallimento, mentre il PPI punterà decisamente verso l’obbiettivo unico dell’autoflagellazione. Nel 1994, il PVPI si scioglie in quanto le proprie proiezioni elettorali iniziano ad indicare numeri irrazionali, mentre il PPI affronta la sfida delle Elezioni Europee. Sinistroni si candida, ma non ottiene abbastanza voti (“la Zia Eufrazia ha scelto un brutto momento per lasciarci” - dichiarerà il politico), riuscendo però a farsi eleggere nel Parlamento Puffoso dei Puffi, con sede a Bruxelles, sconfiggendo il nipote di Gargamella al ballottaggio. Nonostante il compenso gli venga corrisposto in Puffragole, Sinistroni riesce a costituire un team di volontari per affrontare la sfida delle elezioni politiche del 1996 in cui il PPI - grazie ad una sapiente alleanza con il Partito dei Gemelli Siamesi (PGS), i Pensionati Acrobatici Italiani (PAI) e i Democratici Brutti (DB) - otterrà 8 voti, sufficienti a garantire a Sinistroni un seggio in Parlamento grazie ad un cavillo della Legge Elettorale noto come “La Regola dell’Amico”. Sinistroni, all’apice del successo e della felicità dichiarerà alla stampa “Meno male che avevo tenuto lo scontrino”. Unico partito a scampare indenne il processo di Tangentopoli (unicamente perché i tentativi di corruzione ricevuti da Sinistroni erano stati tutti effettuati con bustarelle in cui non c’era denaro, ma bigliettini con alcuni disegnini e dei bottoni colorati) il PPI otterrà il 98% dei voti nelle Elezioni Amministrative del 1997. Sinistroni, ben avvezzo al successo e al potere, accoglierà il consenso con grande equità e rispetto delle minoranze, autodichiarandosi Imperatore del Mondo e reistituendo lo Ius Primae Noctis. Purtroppo, con il successo arriveranno anche le crisi interne, che frammenteranno la maggioranza bulgara del PPI in qualcosa di molto simile ad un frullato di meduse. Nel giro di due mesi e mezzo, infatti, nel PPI nasceranno 2453 correnti, 489 partiti, 1934 fazioni e 395 squadre di calcetto. Alle elezioni successive, il suo antagonista storico Sinistrello Centrodestri otterrà il 2400% dei consensi, venendo eletto anche da alcuni Inuit del Circolo Polare Artico. Purtroppo, la strategia di Sinistroni di incentrare tutta la campagna elettorale sui diritti politici e sociali dei Venusiani non ottenne un grande riscontro nell’elettorato, né aiutò la causa del PPI che si vide costretto ad una lunga fase di autocritica. In questo periodo Sinistroni, pur continuando a far parte del Parlamento come mascotte a vita, pubblicherà anche alcuni libri di analisi politica molto significativi, tra cui: “Scusate, colpa mia” (2002), “Che peccato” (2004), “Mannaggia” (2005), “Almeno ci siamo divertiti” (2005), “Così così, dai” (2008), “Pellagra” (2009) e “Ornella Vanoni” (2011). “In fondo” - ha dichiarato Sinistroni in una recente intervista - “la politica non è altro che una lunga serie di errori di cui pentirsi. Sbaglia chi fa, sbaglia chi non fa, sbaglia chi vota a votare chi non dovrebbe votare e sbaglia chi non vota a non votare chi dovrebbe votare. E’ colpa mia, certo, ma anche e soprattutto colpa vostra. Ed è colpa dei giornali, della società, della cultura, della scuola, del meteo, della crisi e delle macchinette che si mangiano i soldi e non ti danno le noccioline. L’unica strada che vedo per il futuro è un doloroso cammino di trasformazione, una lunga e penosa marcia, nudi, scalzi, su una tortuosa via cosparsa di ceci secchi e ricci di castagna. Solo espiando tutti i nostri errori, purificati, rinati, saremo pronti a rifarli tutti, tali e quali, qualcuno anche peggio. Perché è così che funziona, ed è questo il messaggio di speranza che voglio lasciare ai giovani che oggi si affacciano alla politica e alla vita sociale: questi sono gli errori dei vostri padri, che gravano su di voi come macigni, non ce la potete fare. Siete giganti sulle spalle di nani capovolti.”