Scrivere resta l’ultimo disperato tentativo per salvare l’anima mia. 9-15-6. Non si tratta di agire, si tratta di cercare e trovare il mio posto.
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Scrivere resta l’ultimo disperato tentativo per salvare l’anima mia. 9-15-6. Non si tratta di agire, si tratta di cercare e trovare il mio posto.
Regulus, 1837, William Turner
Medium: oil,canvas
L’ultima luce che portò alla morte Marco Attilio Regolo, intensa, nessuna figura, solo la vita quotidiana che sta per sfumare per sempre.
“Ma che hai fatto? Sembri proprio serena ultimamente”
I cazz mij, ‘na cuofan chin chin e cazz mij.
Se scrivessi una poesia al giorno non ci sarebbe più inchiostro che macchi ciò che sento, sarebbero parole pure, leggere, profondamente mie, eppure inafferrabili per te. Sarei ferma in mezzo al mare ad aspettare la tua luce, indicando la rotta alla mia vita come una polena, oppure sarei l'odore del basilico che metto nel sugo delle domeniche che condivideremo. Potrei persino essere quel vento incessante che ti tiene compagnia nelle serate tempestose. Si cresce, una banalità che avevo sempre sottovalutato, accettare il cambiamento non è mai stato così complesso.
Compro dei tulipani per me e sono anche per te. Rivedo i tuoi occhi emozionati e le lacrime versate dopo tanto tempo mi ami, ti amo. E’ così semplice che posso complicare tutto.
sono passati anni ma volevo dirti che mi manchi, ma sicuramente di me ti sei dimenticata. spero solo tu stia bene
Io non dimentico mai nessuno, non so se questa sia una fortuna o una sfortuna. Vorrei tanto sapere chi sei!
Ho finito tutti gli esami, ancora non ci credo.
Domenica pomeriggio, mi ritrovo con due strati di vestiti felpati, al freddo rigenerante della montagna. Il vento è gelido ma decidiamo di restare e accendere il fuoco. Dopo qualche minuto sto riscaldando le mie dita gelate mentre ti sorrido e stappi una bottiglia di vino, che divideremo. Chiacchieriamo tanto e all'improvviso tutto ciò che è attorno diventa magia, nevica, i fiocchetti di neve si vedono chiaramente ed io rimango incantata ancora una volta dall'immensitá della natura. Resto un altro po' così, stesa tra le foglie e ascolto il suono del fuoco che mi sta riscaldando, sento la tua mano sicura, nella mia. Io sto bene oggi, così con te. Vorrei non finisse mai.
Ricordi di un aperitivo improvvisato nella neve della montagna.
È giusto continuare ed insistere nonostante non abbia tutti dalla mia parte, ho trovato in questo breve percorso di vita dei segnali negativi ad ogni angolo e la maggior parte di essi è causa mia. Ho lasciato che gli altri prendessero i miei risultati agognati e li smantellasse a piacimento, ho permesso calpestassero i miei bisogni al punto che io stessa non ho saputo più riconoscerli nella moltitudine delle esigenze altrui che mi impegnavo a soddisfare. Sono stata una persona sempre presente e pronta a dare un aiuto a chiunque si trovasse in difficoltà e questo non è cambiato, sono ancora quella persona, solo più selettiva.
Sto continuando per la mia strada nonostante il dissenso, nonostante quella vocina che continua a persistere. Qualche giorno fa ho scritto che il progresso non è mai lineare, ed è vero, me lo sto ripetendo tutte le mattine, perché nonostante tutto, sto progredendo.
"Il progresso non è mai lineare" dovrei stamparmelo e leggerlo ogni giorno, ripeterlo come le preghiere che ho imparato da bambina, perché ci insegnano il padre nostro ma mai come riconoscere la strada che fa per noi, quella della felicità. Ci insegnano a stare fermi e attenti e mai le emozioni, l'educazione sottoforma di trauma e non sottoforma di rispetto. Ci dicono poi che dobbiamo studiare e diventare qualcuno, ma senza le modalità per poterlo fare.
Siamo tutti un po' ignoranti nella vita di tutti i giorni, soprattutto noi che abbiamo trascorso tutta la vita (o quasi) finora a studiare e vivere poco, ci ritroviamo a fare i conti con la pratica, come diceva Mecna.
"e non avevo fatto i conti con la pratica
la vita è come l'insegnante più antipatica
e non ho studiato troppa matematica
ma so contare su di me."
Non lo dico più a nessuno, ma oramai c'è un posto vuoto che sarà semplicemente così per sempre, quello era tuo, sullo schienale il simbolo di un aereoplanino che gira intorno ad un girasole.
Quante cose che vorrei raccontarti...
A volte riesco a tornare bambina e a percepire i luoghi esattamente come erano per me in passato.
Tailleur color acquamarina, la camicetta rosa e le scarpe col tacco che abbiamo comprato pochi minuti prima di arrivare alla festa, i capelli piastrati con fatica già si stanno arricciando, però mi sento bella, mi sento per te.
Tu nel tuo completo nero, con la barba appena rasata e le tue grandi mani sul mio viso, nella confusione della musica mi fai dimenticare tutti, mi manca il fiato per quanto stiamo vicini.
Alziamo un po' il gomito e ci spalleggiamo ondeggianti, sono in un mondo mio e volo libera dalle convenzioni sociali oramai, tu mi guardi e mi accarezzi i capelli, spariscono di nuovo tutti per me, riesco a vederti nitidamente, sorridi e sei bellissimo.
Qualcosa va storto nella mia mente così improvvisamente buia, non riesco ad uscirne, vorrei espellere il male che provo a forza di lacrime e inizio a non percepire nulla attorno, invece ci sei tu che mi dici di respirare piano, che resterai accanto a me, non andrai via, ti ascolto ma non ti vedo, sono nel posto più remoto della mia ansia, che padroneggia e non sta zitta, sono nell'oblio nel quale sprofondo da tempo sperando qualcuno mi salvi, ma come avresti fatto a salvarmi da me stessa? Mi vengono in mente le tue parole:" io posso accompagnarti in questo viaggio attraverso te stessa, ma il faccia a faccia, lo affronti tu con te, tutti i giorni." Frasi che si mescolano nella mia mente, mentre singhiozzo, l'ultimo ricordo che ho.
Mi sveglio con le mie mani sul tuo petto, la testa stretta tra le tue braccia, un benessere che mi pervade ovunque. Adesso sei tu che non ti senti bene, torni piccolo, come un bambino, ti lasci accarezzare, mi prendi il mignolo con la tua grande mano, "non andare via adesso, resta con me" e il mio cuore inizia a battere più forte. Mi ami con il tuo lato bambino, come ho fatto a non vederlo finora?!
Instagram: daydreamiranda
Tomislav Peternek. Sarajevo, 1963
La gentilezza non ripaga.