Intraprendendo la salita Montevergine di Salerno, ci si immerge fin da subito in un verde inaspettato, caratterizzato da numerose piante di cappero che sembrano, a tutti gli effetti, i veri abitanti di questo percorso.
Il cappero, nome scientifico Capparis Spinosa, è un piccolo arbusto che cresce spontaneo in cavità rocciose e su vecchi muri, si può trovare da 0 a 1000 m e la sua fioritura avviene tra maggio e giugno.
Di questa pianta si consumano i boccioli, (detti appunto capperi) e più raramente i frutti, noti come cucunci; entrambi si conservano sott'olio, sotto aceto o sotto sale.
E’ incredibile osservare come questa specie abbia prepotentemente invaso l’intera zona di Montevergine, affacciandosi dalle finestre dell’ex convento, percorrendo le mura delle ex carceri, diffondendosi e ramificandosi per tutto il quartiere. Le piante di capperi e l’insieme degli abitanti, vivono parallelamente questa striscia di città: dove l’uomo lascia il posto alla natura, il cappero si sviluppa rigoglioso e ricco, abbellendo i vicoli di Montevergine ha la capacità di riconoscere il valore nascosto, latente insinuandosi in fratture di luoghi oramai deteriorati o in stato di abbandono. Ci siamo chiesti quindi se queste due comunità, quella vegetale e quella umana, si incontrassero in qualche modo.
Durante la mattinata di analisi conoscitiva e di esplorazione, ascoltando le testimonianze di alcune persone del centro storico di Salerno, Giggino, un anziano signore proprietario di una bottega in centro, vero e proprio custode delle memorie della città (come scoprirete in un altro dei nostri racconti) ci spiega che il cappero è largamente utilizzato nella cucina locale, ma ci sorprende scoprire che da poco è a conoscenza della presenza delle piante di capperi lungo le mura di salita Montevergine, e di sicuro non fa parte di quelli che ne raccolgono i prelibati boccioli.
Così, dopo aver bevuto il caffè offerto di Giggino, e aver approfondito le memorie della città con lui e i suoi amici, decidiamo di addentrarci a salita Montevergine.
In zona, un solo edificio è abitato: un paio di famiglie e una casa vacanze. Così arrivate all’altezza dell’ex convento femminile, ed individuata la fatidica palazzina, decidiamo di affacciarci. Una signora spazza il terrazzo con foga, due cani giocano in lontananza. Dopo aver richiamato l’attenzione, riusciamo a parlare con un vero abitante del quartiere. Questo giovane architetto ci spiega che è, invece, decisamente consolidata la tradizione di raccogliere i capperi per conciarli sotto sale. Svariate persone, quindi, frequentano il quartiere appositamente per compiere quello che in alcune zone della Campania è detto “Sciavichiello” ovvero il furto di frutti di piante non proprie.
Può essere la pianta di cappero quindi il vero attrattore di salita Montevergine? E’ possibile immaginare una salita Montevergine dove un uso informale di alcune piante selvatiche divenga un uso formale, ridefinito dalla tradizione e dalla progettualità partecipata? Può il cappero divenire protagonista di una riqualificazione che metta in primo piano la richiesta di verde da parte delle persone che vivono concretamente la zona?
Procediamo lungo la passeggiata, risalendo le rampe e le scale, superando l’ingresso dell’ex convento, ritrovandoci di fronte alle scuole. Siamo agli inizi di settembre e il complesso scolastico è chiuso, ma il cancello di fronte a noi è socchiuso. Decidiamo di addentrarci.
Ad aprirci è una gentile signora, segretaria dell’istituto, che ci racconta qualcosa delle persone che vivono l’ambiente della scuola, gli orari di maggior affollamento, i momenti più vuoti. Le chiediamo cosa migliorerebbe del quartiere, ci risponde “Questo quartiere è perfetto, per me non ha difetti”. Infine le chiediamo delle piante di capperi, e scopriamo in lei una veterana nella raccolta spontanea dei boccioli. Ci spiega che li raccoglie spesso per la creazione dei barattoli di capperi sotto sale, che usa poi come condimento in cucina. Ci sembra, dopo svariate ore, di aver trovato in un certo senso un punto d’inizio, e quindi per capperi si scende.