Stanotte ho fatto di nuovo a botte con l’insonnia.
Volevo dormire, lei voleva fare due chiacchiere.
Quando dico “due”, intendo che mi ha chiesto di ripensare a ogni imbarazzo degli ultimi dieci anni, di programmare mentalmente la giornata di domani, di risolvere problemi esistenziali che manco Freud si sarebbe rifiutato di affrontare alle tre del mattino.
Alle quattro l’ho minacciata: “basta, chiudo gli occhi e dormo.”
Mi ha ricordato che forse il frigorifero non è chiuso bene.
Alle cinque mi ha suggerito di controllare se il telefono è in carica.
Alle sei mi ha chiesto se avevo mai pensato all’eventualità di cambiare vita e trasferirmi in montagna.
Alla fine ho capito che non vincevo: mi sono alzato, ho acceso la luce, e lei è sparita.
L’insonnia è così: tutta la notte a farmi compagnia, poi se ne va senza nemmeno un “buongiorno”.












