Sono consapevole, Il terremoto fa bene alla terra.
Macerie, Morte, Dolore e Devastazione, Punto zero.
Mi cerchi, vuoi camminare. Il cielo è nero. Sta per piovere.
Acconsento. Anche oggi non ho voglia di rincasare presto.
Raggiungo casa tua, ti aspetto.
Ti sento scendere, non ti bacio, manteniamo le distanze.
Non sono in grado di non farti pensare, sappilo.
Qualche goccia cade, vuoi sapere a tutti i costi il mio tracciato.
Non è importante Bibi, andiamo dritto. Arriveremo al punto stabilito.
Piove. I tuoni. Avverto il tuo disagio.
Provo tenerezza per le tue paure infantili.
192 gradini, ti lascio indietro, non lo faccio consapevolmente.
Le mie gambe sono consumate dalle salite.
Sono ancora bravo, riesco a non ansimare.
Pulsa regolare lui, è quasi fermo.
Sento sulla nuca il tuo respiro. Sei stanca.
Resisti, siamo quasi arrivati alla fine.
Ogni gradino è una conquista.
Si, lo sai. Non serve che te lo dica.
Ti accompagno a casa. Sento l’acqua mista al sudore.
Il sorriso ripaga il tuo sforzo. Migliorerai col tempo.
Mi congedo. Grazie per avermi fatto sentire meno solo.
Riprendo il cammino, rincaso. L’aria è densa, odora di terra.
E ora che faccio?
Mi fermo ancora. Chiudo gli occhi, respiro, tendo le braccia.
Gonfio il petto, cerco ossigeno, alzo la testa al cielo.
Cadono gocce sul viso, pesanti come proiettili.
Niente. Non mi basta ancora. Così sia.
Riparto. Sento che stasera partorirà qualcosa.
Avevo ragione. La sensazione si concretizza.
La mia aguzzina affila la lama sul cuoio della pagina.
Si ama, descrive minuziosa i suoi coiti, chirurgica nel suo essere troia.
Ricomincia la pupara a muovere i fili adamantini, si crogiola nella sua crudezza.
Il pupo in balia delle sue pulsioni post adolescenziali.
Sale il puzzo di muffa, ormai ha perso lo smalto di un tempo.
Non scenderà tanto presto dal palco.
Certezza.
The show must go on.
Ossessione nell’aver ammirato questa maschera.
Scopato con la mantide. Divorato, fatto a pezzi, vomitato insieme al suo odio.
Provo pena per quel fiore, narciso ormai marcio.
Hai perso qualcosa, Contessa.
Consumata, logora, stantia.
Ne sei consapevole.
Sai che prima o poi il nero ti abbraccerà di nuovo.
Emozioni effimere le chiamasti.
Non mentirti. Lui non può salvarti.
Giace nel gorgo col collo spezzato.
Centrale, abbiamo un altro cadavere. #15
<<Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all'altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene."
Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio>>
(La haine - 1995)
Ground zero.