“C'era un frastuono di lingue e accenti diversi, e un cameriere dietro il banco annunciava le ordinazioni con l'altoparlante. Dalla strada veniva il rumore dei clacson. – Mi piace quella libreria. Sai perché? – disse lei. – Perché è quasi sotterranea. – Ti senti nascosta. Ti piace nasconderti. Da cosa? Gli uomini discutevano di affari con frasi veloci e sconnesse, in cantilene dalla metrica formale accompagnate dal tintinnio delle posate. – A volte semplicemente dal rumore, – disse lei, chinandosi verso di lui in un sussulto allegro. – Dovevi essere una bambina silenziosa e malinconica. Incollata alle ombre. – E tu? – Non lo so. Non ci penso. – Pensa una cosa e dimmela. – Va bene. Una cosa. Quando avevo quasi quattro anni, – disse, – ho calcolato il peso che avrei avuto su ogni pianeta del sistema solare. – Carino. Oh, mi piace, – disse lei, e lo baciò su un lato della testa, con aria leggermente materna. – La scienza combinata con l'ego –. E poi rise, a lungo, mentre lui riferiva le ordinazioni al cameriere.”