Ennesima persona di mia conoscenza che fa ritorno da un semestre di studio all’estero e mi riferisce che l’università lì in confronto alla nostra è una cazzata, che non la si prende sul serio, che è a mo’ di scuoletta, che gli studenti si sostituiscono agli insegnanti in una specie di contesto parapedagogico alla Baden Powell; che si cade sempre sul morbido. Mi si dice che qui in confronto è un massacro, come d’altronde dicono gli stessi studenti che vengono a studiare in Italia e non si capacitano della mole dei programmi, della modalità orale degli esami, del rapporto ancora estremamente formale e distanziato coi docenti, della didattica graniticamente frontale. Personalmente parlando, preferisco il nostro approccio, ma se l’Italia sforna pochi laureati rispetto alle medie europee mi spiace, ma è anche per questi precisi motivi – mi sembra anzi da idioti evidenziarlo. Ecco perché oltretutto quando dico ai miei docenti svedesi del corso che sono piena fino al collo di esami e che per questo posso tardare a consegnare un compito o anche soltanto a rispondere ad una pidocchiosa mail semplicemente non se ne capacitano, e probabilmente imputano la cosa ad una mia presunta fragilità del tutto soggettiva. Noi non facciamo vita da campus (e, lo sottolineo, personalmente trovo che sia meglio così, all’università non si può far teatro, tennis, cucina. O meglio, sicuramente non in ambito curricolare). Per non parlare del fatto che spesso all’infuori di qui se per caso si produce un elaborato finale simil-tesi poi nemmeno lo si discute: si va semplicemente a ritirare in toga il diploma di laurea a mo’ di americanata. Mi spiace, ma dopo tante informazioni accumulate lungo un decennio mi pare che, almeno in media, all’estero non abbiano davvero idea. Forse solo il dottorato mette di fronte un non italiano alla prima, effettiva realtà accademica dura e paragonabile per serietà alla nostra (anzi, magari arrivati a questo punto non è escludibile che i loro corsi di dottorato siano anche più difficili, anche perché l’amico dell’amico che ti dà il calcio in culo per superare il concorso altrove non è tendenzialmente costume). Ma, per il resto… che cuccagna, a fine anno accademico ti ritrovi con tutti gli esami già belli che sostenuti semplicemente perché sono come interrogazioni di scuola: o le fai sul momento, oppure le rifai l’anno successivo, e sospetto che l’opzione B sia largamente e comprensibilmente rifuggita dai più (ma d’altra parte se in quella precisa data ti capita un inconveniente sono cazzi tuoi, bisogna riconoscerglielo).