Ciao, innanzitutto piacere! Premetto che io ho una formazione scientifica e quindi sono del tutto ignorante in materia. Pensando al tema dei femminili professionali mi sono chiesta, considerando che sostantivi come "docente", "presidente", "dirigente" sono ambigeneri, perché il femminile di "studente" sia "studentessa". Ho riflettuto anche sul fatto che una volta si diceva "la presidentessa", nonostante non fosse grammaticalmente corretto, e volevo capire se il suffisso -essa originariamente fosse utilizzato come dispregiativo, a mo' di scherno, anche perché mi pare di avere letto qualcosa in merito ma non ci metterei la mano sul fuoco. Grazie e buona continuazione 🌷
ciao, perdona l’attesa biblica, ma sono sommersa dai più disparati impegni negli ultimi tempi! Piacere mio, e grazie per la fiducia e per l’interesse dimostrati.
Premetto che quello da te citato non è il mio campo di competenza e che quindi le (tuttavia poche) opinioni che mi sono formata in proposito sono molto generiche. Oltretutto, ad essere sincera, non è un argomento che di solito attiri la mia attenzione.
Venendo a noi, il fatto è che per moltissimo tempo (praticamente fino all’altroieri) i femminili che citi (quelli più vecchiotti come studentessa o dottoressa) ma anche e soprattutto le new entry come presidentessa e simili semplicemente non esistevano e non sono esistiti per un millennio di lingua italiana. Sono stati coniati di proposito, perché in italiano la regola morfologica che prevede l’aggiunto del suffisso -essa a certi nomi maschili o ambigeneri, appunto, è produttiva e assolutamente corretta, e lo rimane a tutt’oggi. Questo è il fatto meramente linguistico.
Il fatto più sociolinguistico è invece, come sempre, un altro paio di maniche, perché se il suffisso -essa di per sé non nasce con connotati dispregiativi, col tempo li ha assunti (vedi il fenomeno per cui oggi alcuni avvocati donna preferiscono farsi chiamare avvocata piuttosto che avvocatessa). Non esiste un motivo oggettivo per cui questo sia successo, semplicemente a lungo andare questo morfema grammaticale ha assunto tratti vagamente denigratori e parodistici; evidentemente la comunità linguistica li percepisce come tali e raramente si torna indietro da queste percezioni di massa. Perciò, se oggi studentessa e dottoressa – che, come ti avevo detto, sono di coniazione più antica – sono in uso e nessuno si mette a sghignazzare sentendo queste parole è proprio perché si sono formate quando ancora il suffisso non aveva l’accezione ironizzante che gli attribuiamo oggi.
Tutto sta ai parlanti, per farla breve, all’uso che fanno della propria lingua (e dico propria non a caso, perché un madrelingua ha il cosiddetto sentimento della lingua sempre nettamente più vivido e sviluppato anche di una persona che conosca alla perfezione una lingua, che però non è la sua). La lingua non è un essere vivente – o meglio, da un certo punto di vista può essere inteso come tale, ma non è il caso di allargare le maglie della questione proprio qui –, e in quanto tale non ha una eventuale colpa intrinseca nello stigmatizzare a livello sociale una sua certa struttura. Questo, al tempo stesso, non esclude che quella stessa struttura risponda pienamente alle regole dí grammaticalità della lingua stessa, e che sia dunque non solo corretta, ma intellegibile da tutta la comunità linguistica, a dispetto di eventuali stigmi che hanno finito col circondarla. Anche dopo una avvenuta stigmatizzazione, cioè, una struttura può rimanere grammaticale.
Spero di non averti confuso ancora di più le idee! Se vuoi chiedere qualcos’altro, fa’ pure, ma metto le mani avanti sulla celerità della risposta. Tempo libero mancante a parte, comunque, per me è sempre un piacere scrivere muri di testo su qualsivoglia curiosità linguistica, quindi resto disponibile assai volentieri.