i shot the sheriff
Sheriff se n’è andato, maestro vado via di Italia, oggi sono Francia, forse domani Spagna, inchallah. Ma a essere onesti non è che se ne sia proprio andato, Sheriff, no, è stato cacciato. Perché la questura un giorno entra in camera tua e dice “Forza, prendi le tue cose e vai, non puoi più dormire qui, te ne devi andare” “E dove dormo?” “Non qui”. E non scorderò mai la dignità con cui quella sera m’ha chiamato per disperazione, senza cadere mai nel panico, senza mai chiedermi niente, se non la possibilità di sfogarsi ed essere ascoltato, rassicurandomi lui stesso, con lucida tranquillità che sì io ce la fo, ora vede, ora pensa, ma andrà tutto bene, inchallah, quando invece tutto ciò a cui riesci a pensare in quell’istante è l’incubo d’un domani senza tetto e senza più nulla. Mi incazzo contro un sistema che palesemente non funziona, se un ragazzo bravo, intelligente, educato e volenteroso come Sheriff viene sbattuto fuori dal mondo a calci in culo, e le stupide teste di cazzo come quel candemonio di Sarjo restano tranquille e beate a tentar di capire come fregare il prossimo. Perché a Sarjo non importa un cazzo d’imparare l’italiano, tanto lui parla inglese, e quindi fancullo italiano, Italia fancullo. Passa le giornate a litigare con tutti, vicini e lontani, abbaiando rabbioso e prepotente “Why!” “Why!” “Why!”. Una sera mi strappa gli auricolari dalla tasca e dice: “Now they are mine, you can buy another pair” no gli dico, riprendendomeli, “If you want them buy them”, “WHY! I don’t have money!” “It’s not my problem” e ride a denti gialli. Sarjo, che lavoro vuoi fare? “Bonjorno” e via tutti a ridere, ché nel loro argot il lavoro del bonjorno è quello di chi si piazza fuori dal supermercato per chiedere soldi in cambio di un saluto. Bravo Sarjo, tu hai capito tutto dell’Italia. E invece rompiamo le palle a chi c’ha voglia di studiare, tipo Princess, la prima della classe, che improvvisamente smette di venire a scuola (e non è più venuta) e dopo due settimane scopro che un giorno sono entrati in camera sua e le hanno detto tu domani te ne vai. Trasferita. Stai a Barletta? No, domani vai a San Ferdinando. E come faccio ad andare a scuola? Cazzi tuoi. Perché qui nessuno ti chiede niente, chiariamoci, si tratta di merce e alla merce non si chiede mai la volontà, si sposta, si compra e si vende. Emmanuel, l’idolo di Naomi, aveva un lavoro a Lecce, un contratto, una vita, no gli hanno detto, tu domani vai a Bari. E te ne vai. E sarò noioso e ripetitivo, ma io sento il dovere, oggi più che mai, di raccontare queste storie, le parole, i sogni e le paure di queste persone. È importante che qualcuno sappia che Ibrahim è incazzato, perché le donne di mezz’età li adescano sulla spiaggia a Taranto, offrendogli aiuto in cambio di sesso. Sarjo dice sì, buono, I will go with them hehehe e Ibrahim s’incazza perché “on n’est venu ici pour baiser. On a laissé le baiser au pays. Elles ne veulent pas nous. Elles veulent seulement baiser, matin, midi et soir” e s’incazza perché non capiscono, dice, non capiscono che se noi abbiamo i documenti, e abbiamo un lavoro, poi inizieremo a pagare le tasse, a comprare cose, ad aiutare l’economia. Ibrahim s’incazza perché lui sa perché è scappato, quando aveva l’Isis alle calcagna e la necessità di lasciare il Mali perché ricercato, con l’unico scopo di non finir trucidato. La sua storia è buona, dice, ma il giudice gli ha dato il negativo. E l’altro giorno mi fa “dobbiamo fare film” e la settimana dopo scopro che è stato scelto con altri tre ragazzi per girare il nuovo film di Checco Zalone. Mi racconta l’esperienza, ridendo “C’est difficile, quoi! On ne devait pas bouger, on ne devait pas rire”, la ricostruzione della Libia era così fedele che molti suoi amici son scoppiati in lacrime e volevano andar via, perché credevano d’esser tornati in Libia. Il venerdì mi dice che è stato richiamato per il giorno dopo, girerà altre scene, guadagnerà altri 100 euro e sono contento, ma poi il sabato lo vedo a scuola, Ibrahim, e il film? E lui risponde: “No, maestro, io volio imparare bene l’italiano. Scuola più importante”. E io non posso far altro che guardarlo spento e abbracciarlo, ché già so come va a finire, ma inchallah ce la faremo. Inchallah.

















