Mentre uno Stato prova a farci fessi, propinandoci quello che si presume si voglia ascoltare. Con giochi di illusionismo geografico, pensando che nessuno legga dei libri o abbia voglia, tempo e strumenti per confutare, vi racconto una storia, di cui non parlerà forse nessuno.
Ci troviamo nella calabria basso-tirrenica. A due passi da dove sono cresciuta, e a poca distanza l’uno dall altra, c’erano un monumento allo spreco (a Rosarno) e un monumento alla vergogna di Stato (a San Ferdinando). A due passi da quella “fantastica realtà “ che è il porto di Gioia Tauro, c'erano cinque palazzine costruite dalla Regione per "famiglie di stranieri" e mai utilizzate (Rosarno) , e sconfinate tendopoli su un terreno della Regione (San Ferdinando) che dovevano essere transitorie e invece sono durate ... 16 anni.
Oggi questi due monumenti sono stati abbattuti: quello di Rosarno assegnando gli alloggi agli aventi diritto, quello di San Ferdinando marciando con le ruspe sull'infamia prolungata.
Cosa c’è voluto per abbattere in un solo colpo due brutti esempi di Stato?
C'è voluto, ovviamente, lo Stato! Sembra un paradosso! Ebbene sì, lo Stato impersonificato però questa volta da una prefetta che ha protetto l'operazione dagli annunci, dagli sguardi, dai riverberi romani malpancisti e dal fiuto rapace degli umanitari, Clara Vaccaro. L’ha protetta da una Regione che ha autorizzato deroghe e revisioni di progetti europei; da sindaci che questa volta si sono rifiutati di fare i passacarte beneficiari; e da un governo che invece questa volta, tramite un commissario, ha fatto diventare la partita locale una partita nazionale con un decreto ad hoc lontano dal salvinismo.
Il resto sono riunioni estenuanti, motivazioni trasmesse a mediatori culturali finalmente disarmati dalla scure politico-ideologica, due piccoli comuni della piana reggina che hanno fatto quello che in un Paese civile e progredito dovrebbero fare i datori di lavoro: ti assumo, e se non posso darti la casa almeno ti pago in più' per trovartela.
Il resto è una cultura dello Stato ma anche delle Comunità, perche' se lo Stato oggi rettifica e fa una figura migliore lo deve anche alle Comunità che pazientano e dicono: fateli sentire come noi, questi lavoratori.
Non c’è da gioire per tutto questo?
Chiaro che si, come chiaro è anche il sudore che occorrerà continuare a versare: perché gli africani abbiano qualche diritto e dovere in più e gli italiani per vigilare e pretendere il meglio come si fa nelle società evolute.
Il bello comincia ora, mentre parte di quel brutto Stato oggi viene per fortuna sepolto sotto le macerie di due “monumenti".
Solo la buona volontà , la collaborazione, il dialogo, la memoria e la vigilanza democratica ci aiuteranno a rimuovere le macerie scoprendo il brutto che si fa bello: una magia della buona politica, non una utopia di razzisti e disfattisti.