
祝日 / Permanent Vacation
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@amandorla
A vent’anni è normale non sapere chi essere.
A vent’anni ti trovi in un limbo che è anche peggio di quello descritto da Dante, in una condizione di malinconia perenne che si prova sia per il passato che per il futuro, perché si rimpiangono i tempi passati, delle superiori e dei teen, vissuti tra pensieri leggeri, ma si aspetta costantemente che il futuro si realizzi, senza però capire che per realizzarlo bisogna vivere il presente piano e poco alla volta, gustando e assaporando ogni piccolo giorno, ogni piccola ora del presente.
A vent’anni un giorno ti svegli e ti senti invincibile, credi di poter fare tutto perché ora hai davvero l’indipendenza tanto agognata, hai le tue idee, la personalità comincia a crescere, si esce la sera e spesso e volentieri si torna a casa tardi senza che i genitori facciano troppe polemiche; il giorno dopo ti alzi e non vorresti più avere nessuna responsabilità che l’indipendenza comporta, ti alzi e devi pensare alla lavastoviglie, a tenere pulita la stanza, a stare attento quando guidi perché la macchina non è un giocattolo, potresti anche farti male, cominci a capire quanto costano le serate che i tuoi genitori non ti hanno mai fatto pesare e dai il vero valore ai soldi, perché capisci che se davvero vuoi realizzare tutti i tuoi sogni allora devi anche fare dei sacrifici, inizi anche a dare un valore al tempo che percepisci passare molto velocemente, spesso ti addormenti in lacrime pensando di non stare combinando nulla nella vita ma di stare solo perdendo tempo perché invece i tuoi amici sono molto più avanti di te.
Sicuramente augurerei a chiunque di vivere quest’età, i vent’anni hanno anche i loro lati positivi, la speranza prima di tutto, gli ultimi anni senza pensare ancora ai capelli bianchi, però ragazzi, non conosco età più difficile, almeno l’adolescenza viene riconosciuta come “periodo difficile e pieno di cambiamenti” e qualcuno cerca di aiutarti e non ti lascia mai solo, anche il contesto scolastico aiuta, ma il mondo lì fuori, a vent’anni, fa paura, è enorme e noi non siamo altro che un granello di polvere, un granello di sabbia che riempie una spiaggia sconfinata di inconsapevolezza e malinconia.
I vent’anni sono sia la fine che l’inizio, sia la luce che il buio, sia le risate che i pianti, sia il futuro che il passato, ma finché li vedremo solo così non ne usciremo vivi; per cercare di viverli al meglio dovremmo renderci conto di che valore hanno e di che opportunità ci viene data di stare nel mezzo senza dover per forza decidere, dovremmo renderci conto che i vent’anni sono la metà strada, sono i colori, sono la calma e la tranquillità, sono il presente e vanno vissuti a pieno per cercare la nostra vera identità che ci appartiene, dobbiamo solo renderci conto che è sempre stata lì con noi, solo che non ce ne siamo mai accorti prima.
Vorrei ricordare inoltre che ognuno vive i suoi vent’anni quando questi bussano alla sua porta, non può decidere, c’è chi li affronta prima e chi dopo, ma prima o poi tutti li affrontano, ci vuole solo tempo e molta, molta pazienza e tolleranza, ma non verso gli altri, stavolta, verso noi stessi; e se non siamo noi a farlo chi lo dovrebbe fare altrimenti? Il Padre Buono? A voi la scelta, e si questa dovete farla, solo questa scelta: affrontarli con clemenza o lavarsene le mani? Direi che scegliere di vivere è la giusta via di mezzo.
I vent’anni sono qualcosa di spaventoso e scioccante.
Sono come un secchio d’acqua ghiacciata che viene gettata addosso.
E che infradicia tutto ciò contro cui sbatte.
I vent’anni sono qualcosa di spaventoso e scioccante.
Sono come un secchio d’acqua ghiacciata che viene gettata addosso.
E che infradicia tutto ciò contro cui sbatte.
I vent’anni sono qualcosa di totalmente spaventoso.
Sono come un secchio d’acqua ghiacciata che costantemente cade addosso.
Infradiciando tutto quello che trova.
Malinconia per qualcosa che non hai mai avuto.
Vivere le vite degli altri e non la prioria.
Provare sentimenti raccontati.
Sola
Nella cameretta
In silenzio
A ripensare alla giornata passata
Passata senza che tu potessi fare niente
Passata e che non ritornerà mai
Avete mai pensato a cosa fa nascere l’insicurezza?
Quando mi capita qualcosa di bello, o quando arrivo a una riflessione profonda, quando penso a qualcosa che vorrei condividere con qualcuno non sono mai certa se dirla o meno. Ci penso tutto il giorno: “Gliene parlo?” “No dai non dico nulla, è una cosa stupida” “Dai mi collego ora a questo discorso e dico quella cosa a cui sto pensando da tutto il giorno” “Oh, forse è meglio non dire niente altrimenti potrei fare una brutta figura”.
Io passo giornate intere così, e quando alla fine mi decido a dire la mia succede sempre la stessa cosa: non vengo realmente ascoltata e dopo aver finito di parlare le persone iniziano un nuovo argomento come se niente fosse.
Non so descrivere in un altro modo il senso di inadeguatezza se non così, trovare qualcosa di stupendo da condividere, pensarci se farlo o meno, decidere di farlo e tirare giù il muro della timidezza e poi sentirsi inadeguate e ignorate.
Questo non fa altro che alimentare la nostra insicurezza, abbiamo pensato tutto il giorno se dire o meno qualcosa e una volta che si ha preso coraggio, tutto finisce giù nelle fogne, dopo aver tirato un fragoroso sciacquone, facendoci costruire un muro ancora più alto tra noi e l’esterno, cosicché quando avremo qualcos’altro di bello e di stupendo da condividere, il muro sarà troppo alto da scavalcare o troppo resistente da abbattere e c’è ne staremo in silenzio, nel nostro io, dietro il nostro muro.
Fate attenzione a quello che le persone vi dicono, perché magari ci tengono davvero tanto, e magari il loro prendere parola è una prova di coraggio.
Buonanotte ❤️
#squad