Acqua che gela
e si fa cristallo
miele d’acacia
nelle cascate
che cade dal basso all’alto
e io ci vedevo questo
nei tuoi occhi
la mia più grande paura
è che potrei rivederlo
se ti rincontrassi
un giorno.

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@amarena203
Acqua che gela
e si fa cristallo
miele d’acacia
nelle cascate
che cade dal basso all’alto
e io ci vedevo questo
nei tuoi occhi
la mia più grande paura
è che potrei rivederlo
se ti rincontrassi
un giorno.
scrivo e cancello frasi
che non dico nemmeno a me stessa
Che ne diresti di farti quattro passi nei pressi degli eccessi? basta saperne gli accessi. Dimmi che vuoi cambiare, finché interessi. Vedi che puoi cambiare tutto tranne noi stessi? Stessi discorsi alla stessa ora, Ora, che neanche sai in casa tua chi ci vorresti. Non te ne accorgi, non avrai tutti i torti Ma non capiscono il modo in cui ti comporti. “Io da domani, tu da domani, promesso” Che poi alla fine il fine è sempre lo stesso. A volte il mondo gira con più di un verso A volte, sembra che invece giri al senso inverso. Verso chi ti sei direzionata? Spaventi quando capisci a cosa sei intenzionata. Vuoi che sia il continuo di un buon risveglio Ma da chi pensi che torna se non dai il meglio?
Fabri Fibra, Se non dai il meglio
Maggio, 2016
Sei tra le onde del mare Nel rumore delle foglie tra gli alberi Nel canto di un bambino E nel sorriso di una mamma. Sei il sole che riscalda d'inverno E l'acqua fredda che rinfresca d'estate. Nella musica, Nelle parole E nel cielo limpido in un giorno di maggio.
Mi innamoro se
mi dedichi una canzone
se
mi guardi
e poi ridi.
Mi innamoro se
beviamo insieme un bicchiere di vino
in un locale vuoto,
il lunedì sera.
Ma ti amo se
mi chiami dopo aver litigato,<
Ti amo se
quando ho fame
mi porti un dolce,
al cioccolato.
Ti amo se
quando mi stai accanto
sento il tuo odore
e so che nessuno mai
potrà realizzare un profumo
più buono di questo
che sa di :
baci prima di andare a dormire,
sorrisi sulla metro,
canzoni in macchina dopo il mare,
viaggi in posti sconosciuti,
parole non dette.
Sono sempre stato attento anche alle virgole, tra frasi piccole, faccio a pezzetti ciò che ho scritto per rendere le mie pause più intime. Nella musica il silenzio conta eccome, se parli tu mieti vittime. Sono pieno di se, non pieno di me.
Lustro e Ghemon, Tra le righe
Ho aperto la porta
e tu eri lì.
Quel giorno volevo solo sapere
del profumo,
dello zaino,
la felpa
e qualche canzone.
Uomini Di Mare. I Sogni Persi. Sindrome Di Fine Millennio. 1999.
Di sogni persi a dozzine, mattine senza fine. Nati per scrivere, creati per far le rime non mi rattrista l'idea di essere al confine, se questo modo è l'ideale a parlare di me.
E intanto nel dubbio, scrivo lettere d'addio. Ne ho un cassetto pieno, perché il problema mio, è che nella casa nuova c'ho pure mille cassetti che ostentano col vuoto come a farmelo pesare. E in effetti, riempiendo quegli spazi riempiremmo noi stessi.
Willie Peyote
Manca nella misura in cui mancano le cose di cui hai più bisogno nella vita.
Abbracci e carezze, voce e rimproveri.
Un braccio o una gamba.
Prendersi in giro e guardarsi, capirsi senza la necessità di dire niente.
Il valore dell’empatia, di sapere che non si ha bisogno di proferire parola, che basta un’espressione per capire tutto quello che c’è da capire.
L’empatia muove il mio mondo.
Quante cose sono cambiate in questi mesi.
Ho vissuto per anni credendo che ogni cosa fosse banale ed ovvia.
Quante cose non sapevo apprezzare? Quante ancora non sarò capace di riconoscere come importanti?
Vorrei chiamarla, chiederle della sua vita, di cosa voglia dire sentirsi soli quando si hanno 15 anni, vorrei sapere cosa significhi vivere una vita che non ti appartiene. Per lei, probabilmente nulla era dovuto e forse per questo, ha sempre guardato tutto con stupore.
Ogni volta che la penso mi vengono in mente gli occhi pieni di amore.
Salgo in fretta le scale dell’ingresso, sento il rumore delle mie scarpe rimbombare sul soffitto. Lo studio del nonno semiaperto e con la finestra sempre chiusa. Sento l’odore dei suoi giornali accumulati negli anni.
Apro la porta, la luce che entra dalla finestra del salone, dall’alto, illumina ogni cosa: divani , foto, soprammobili e quadri. Una casa piena di storia.
Riesco a sentire l’odore di quello che sta preparando.
Mi avvio verso la cucina e la chiamo, chiamo lei, perché quella casa è fatta di lei in ogni angolo.
La vedo spuntare dal terrazzo.
Ha la sua camicia a fiori rossa, è sudata, con una mano sfiora la fronte bagnata e tutti i bracciali a cerchio rigido si muovono creando un suono inconfondibile: il suo.
Sorride…i suoi denti, Sono così belli i suoi denti. Le labbra sono così armoniche e pronte a riempirti di baci. E lo fa, mi bacia ogni parte del viso.
Mi sta abbracciando forte, mi sta dicendo che mi aspettava.
Il suo profumo è la mia salvezza, il mio rifugio.
che ne sanno gli altri?
so benissimo cosa non voglio.
Ho cambiato cuscino ma non mi trovo, trovami tu.
Giorgio Poi, Paracadute
giorno 367
Mai e poi mai avrei pensato di dover scrivere la storia della mia vita, dall’inizio, ad oggi.
eppure è arrivato il momento di una pausa, proprio adesso, seduta sulla poltrona e fissando il tetto.
Penso a Battisti che ci vede le stalattiti sopra.
Nella mia camera luminosa di Roma, sento i trapani dei muratori che mi entrano nelle orecchie.
E il silenzio assordante di una persona che ho accanto e prepara la sua valigia.
Ora sento solitudine.
e vuoto.
e stati di indefinibile angoscia.
E’ stata la notte più lunga della mia vita e non mi sono mai svegliata così male.
come se stesse crollando quel tetto sopra alla mia testa.
Quindi, per te che leggerai, sappi che non sarà una passeggiata, e mi troverai banale e noiosa e ripetitiva, ma è l’ unico modo per capire il vortice di inquietudine che mi travolge da 367 giorni e e più.
Vorrò essere precisa, lineare, vorrò farti vedere quello che vedo e sentire quello che sento.
sto segnando tutto
accuratamente,
perchè non voglio più dimenticare
niente