“Non lo amo perché è bello, Nelly, ma perché è ancora di più uguale a me stessa di quanto possa esserlo io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono le stesse”
— Emily Bronte, Cime tempestose
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@ang3noir
“Non lo amo perché è bello, Nelly, ma perché è ancora di più uguale a me stessa di quanto possa esserlo io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono le stesse”
— Emily Bronte, Cime tempestose
" Si precipitava verso quella fiamma, vi si rannicchiava, smuoveva con delicatezza le braci perché non si spegnesse, cercava intorno a sé qualunque cosa che potesse rianimarlo; e i ricordi più lontani come le occasioni più immediate, quello che provava insieme a quello che immaginava, i suoi progetti di felicità che si spezzavano al vento come rami morti, la sua virtù sterile, le speranze cadute, lo strame della vita domestica, tutto veniva da lei ammassato, gettato in un unico calderone che serviva a riscaldare la sua tristezza. "
- Gustave Flaubert
Appena ti vedo, ti lancio una raffica di insulti
Poi dopo però facciamo l'amore?
Le persone sbagliate si fanno rincorrere, quelle giuste ti vengono incontro.
“Con l’attrazione si fa sesso, con la complicità si fa l’amore.”
—
“Le tue spalle larghe che nascondono le mie paure, e le tue labbra calde che portano via ogni dolore.”
— Valentina Ardimento.
"Sono con te però
Non devi farmi male...
Se sarò Cerbero
Verrai con me nell'Ade.
Pensieri come katane
.Siamo fiori nel catrame.
Catrame-Lazza
"Non posso confidarmi, non posso parlare. Perché se lo facessi, se ti dicessi che il cuore a volte mi fa talmente male che avrei voglia di strapparmelo dal petto con le mie stesse mani, cadrei a pezzi. E non ho tempo per farlo."
- Grey's Anatomy
La musica, a volume massimo, saturava ogni superficie della casa, spalmandosi sulle pareti e infilandosi lungo i corridoi. Ma la porta di camera sua era ancora chiusa. Strinsi la maniglia fra le mani e, forzandola appena, l’aprii e ci sbirciai dentro. Mia figlia era distesa sul letto sfatto, con ancora addosso le scarpe e i vestiti di scuola. Il cuscino premuto contro la faccia, a cui sfuggiva la matassa aggrovigliata dei suoi capelli, aperti a ventaglio all’altezza delle sue spalle. La sua scrivania era cosparsa di lettere, di fogli, e di fazzoletti, proprio come il pavimento.
Staccai la spina delle casse, e mi sedetti accanto a lei. Mi allungai fino a raggiungere il cuscino, per toglierglielo. Lei si raggomitolò su se stessa, coprendosi gli occhi con le braccia. Aprii un nuovo pacchetto di fazzoletti, e glielo porsi. Si strofinò il viso con foga, si soffiò il naso, e tornò a seppellirsi la faccia tra mani e capelli.
«Mamm..mamma, non mi va di parlarne» singhiozzò, respirando forte.
«Oh, tesoro... mi dispiace... cosa é success»
«TI PREGO!» mi interruppe lei, mentre, con un nuovo fazzoletto, tornava ad asciugarsi le lacrime, tamponandosi le guance.
«Quando avevo la tua età mi innamorai, anche io, follemente di un ragazzo. Fu tutte le mie prime volte. E non intendo solo il primo bacio, o il primo appuntamento. La prima volta che un ragazzo mi teneva per mano. La prima volta che ricevetti una lettera d’amore. O un mazzo di rose per San Valentino. No, affatto. Lui fu molto di più.
Fu la prima volta che qualcuno credeva ciecamente in me, al punto da farmi diventare più coraggiosa, spingendomi a ricredermi sulle mie potenzialità. La prima volta che qualcuno mi guardava negli occhi, mentre parlavo, facendomi sentire ascoltata, come se ogni mia parola fosse importante, importante al punto che qualcuno se ne preoccupasse e volesse ascoltare per davvero tutto quello che mi passava per la mente. La prima volta che ricevetti un abbraccio, così forte da darmi l’impressione di rompermi in mille pezzi mentre, al contrario, mi stava aggiustando tutti i miei cocci rotti. La prima volta che qualcuno mi diceva che ero bella, con una luce negli occhi, e un sorriso compiaciuto, sulle labbra, e io finissi per crederci davvero, e iniziassi a guardarmi in modo differente. La prima volta che piansi davanti a qualcuno, senza sentirmi stupida, o imbarazzata ma, al contrario, compresa, come se fosse tutto okay, perché é okay crollare e sciogliersi nelle lacrime, qualche volta. »
Accarezzai la schiena di mia figlia, concentrandomi sul suo respiro, sul modo in cui la sua cassa toracica si allargava e si restringeva, assumendo un ritmo sempre più regolare, costante.
«Lo amavo alla follia, e lui, alla follia, amava me. Quando stavo con lui, era come se tornassi a respirare dopo essere stata in apnea. Come se avessi passato la vita a guardare immagini in bianco e nero e, solo grazie a lui, avessi iniziato a vedere i colori. Mi sentivo felice, come mai lo ero stata. E mi sentivo amata, ad un punto che non lo credevo possibile. Andavo a letto con la consapevolezza che nel mondo c’era qualcuno a cui realmente importava di me, che mi amava, e si preoccupava per come stavo, e che il giorno dopo, svegliandomi, lui, quella stessa persona, sarebbe stato lì al mio fianco, a sostenermi, a farmi forza, a infondermi coraggio. E, ogni sfida, ogni battaglia, divennero più sopportabili, incominciarono a farmi meno paura.
Perché non ero più sola. »
Il respiro di mia figlia divenne regolare. Mi stava ascoltando. Percepivo la tensione nel suo corpo. Sentivo il suo sguardo invisibile su di me.
«Con lui ho vissuto la più bella storia d’amore della mia vita, perché, finalmente, mi sentivo viva. Ogni emozione, ogni sensazione, ogni sentimento, lo sentivo scorrere nelle mie vene, trapassarmi le ossa, attorcigliarmi lo stomaco, tenermi sveglia la notte, squassarmi il petto. Ero viva. Viva. Viva.
Per lui persi treni, autobus, compleanni, cene di famiglia, feste, il ballo della scuola e l’anniversario di matrimonio dei miei nonni. Per lui scrissi lettere, poesie, biglietti, messaggi, composi playlist con tutte le canzoni che mi facevano pensare a lui, a noi, al modo in cui pronunciava il mio nome, alle sue labbra sulle mie, al modo in cui sorridevo quando stavo con lui, alla persona che ero diventata da quando lui era entrato a far parte della mia vita. Ma per lui, versai anche lacrime, lacrime, lacrime, centinaia di lacrime. E stracciai le lettere che gli scrivevo, e ruppi gli specchi in cui mi ero guardata coi suoi stessi occhi vedendomi, proprio come diceva lui, e cancellai le playlist delle nostre canzoni, e camminai sotto la pioggia mentre le mie lacrime si mescolavano alle lacrime del cielo, e gridai fino a non avere più la voce. E all’improvviso desideravo non sentire più niente.
Con lui era sempre così. Un attimo prima era come essere sulla luna, un attimo dopo come se fossi sprofondata venti metri sotto terra. »
Mia figlia si sollevò, puntellando il gomito contro il materasso. Continuò ad asciugarsi la faccia, anche se non c'erano più tracce di lacrime e moccio.
«Io lo amavo. E lui amava me. Mi telefonava ogni giorno. Mi aspettava davanti ai cancelli della scuola, per entrare assieme. Mi teneva per mano quando camminavamo per la piazza. Mi sussurrava all’orecchio parole dolci. Al cinema, lasciava sempre che scegliessi io il film da guardare. Mi lasciava finire le sue patatine, anche se aveva ancora fame, e aspettava a me la prima cucchiaiata di gelato, dalla sua coppetta. Ci sono state volte in cui lui ha guidato due ore solo per stare con me mezz’ora. Mi dava la sua felpa quando avevo freddo, anche se lui stava gelando. Mi accarezzava i capelli, e mi diceva che cercava quel profumo sul suo cuscino, quando la mattina si svegliava ed io non c’ero. E anche lui mi scriveva lettere, e messaggi, e biglietti, e poesie. E mi componeva playlist con le canzoni che traducevano in musica il nostro amore, il modo in cui i nostri cuori vibravano mentre ci abbracciavamo. Mi amava. E io amavo lui. »
Mia figlia ora é seduta affianco a me. Mi si stringe accanto, e io le continuo ad accarezzare la schiena.
«Siamo stati assieme per tanti, tanti anni. Siamo cresciuti assieme. Io sapevo tutto di lui, e lui sapeva tutto di me. Tra noi non c’erano segreti, né silenzi, né bugie. Io mi ero convinta che eravamo davvero bravi ad amarci. In realtà pensavo che amare lui fosse la cosa che mi riusciva meglio. »
«E poi che é successo?» la voce di mia figlia era ancora roca dal pianto.
«Iniziammo a litigare sempre più spesso per cose sempre più stupide. E lui incominciò a spezzarmi il cuore. Le sue parole divennero cattive, meschine, taglienti. Quando me le sputava addosso, durante gli eccessi di rabbia, mi si appiccicavano dappertutto. Fra i capelli, sulle palpebre, fra le ciglia, lungo le braccia, sulle gambe, sulle spalle, lungo la spina dorsale, dentro ai polmoni, in mezzo alle budella, fra le vene. E quelle parole scottavano, bruciavano, e io mi sentivo andare a fuoco. Era come se appiccasse sempre un incendio dentro di me. E le fiamme mi consumavano, mi facevano contorcere, accartocciare, fino a carbonizzarmi, per poi disfarmi in cenere al primo alito di vento. »
I miei occhi divennero lucidi, il mio respiro divenne affannoso.Mia figlia iniziò ad accarezzarmi la schiena e a porgermi i fazzoletti.
«Io lo amavo. Lo amavo in tutto e per tutto, ma tesoro, lui mi faceva stare così male, così male! Passavo le notti in bianco, sveglia, tormentata dai pensieri per lui, su lui. Un senso di angoscia mi graffiava le viscere, stringendole in un nodo che mi causava sempre conati di vomito. Io lo amavo, lui mi amava. E allora perché continuava a spezzarmi il cuore? Tornai a essere fragile, debole. Tornai a non credere più in me stessa. Il modo in cui mi guardava e le parole che mi diceva, mi ferivano. E smisi anche io di guardarmi allo specchio, perché mi tornava alla mente la sua fronte corrugata, la linea che formavano le sue labbra e quell’alone che gli appannava gli occhi, che si traduceva in un “non sei più abbastanza per me”. Oh tesoro, fa così male, così male, quando la persona che ami, alla quale dedichi ogni istante della tua vita, ogni tua speranza, pensiero, respiro, sogno, parola, ti tratta di merda. Come se non gli fosse mai importato niente di te. Come se fossi stata un errore. Come se fossi diventata il sassolino nella scarpa, il primo mal di gola di settembre, la giornata di pioggia che rovina il pic nic tra amici, il bigliettino che estrae il professore prima di interrogare con su scritto il tuo nome. Fa talmente male, che credi di morire. Tutto diventa confuso e si chiazza di nero. La testa gira, pulsa, come se fossi dentro a un vortice. Vuoi respirare ma non ci riesci. Cerchi di annaspare ossigeno, ma inghiotti solo sabbia, solo cotone, e la tua gola é così secca che ogni volta che deglutisci ti sembra di aver buttato giù chiodi e schegge di vetro. E ti devi accasciare, perché le tue gambe tremano troppo e non sei più in grado di restare in piedi. »
Mia figlia mi tamponò le guance con un fazzoletto, con l'altra mano mi carezzava la schiena, stringendosi a me in una specie di abbraccio.
«Mamma, e cosa hai fatto con questo ragazzo, alla fine?» la voce di mia figlia non era più roca.
Ma la mia, si.
«L’ho lasciato andare, tesoro. L’ho lasciato andare. Sai, tesoro, quando ti trovi in questa situazione puoi fare solo una cosa; decidere se ne vale la pena o meno, continuare a lottare e a soffrire per quella persona. Io e lui avevamo passato dei momenti bellissimi assieme, ma appartenevano tutti al passato. Ci misi molto a rendermene conto. Lui non era più il ragazzo di cui io mi ero innamorata. Avevo accanto a me un estraneo. Non mi conosceva più, e io non conoscevo più lui. Quando parlavo, non mi ascoltava più. Sbuffava, quando gli raccontavo le mie giornate. Sminuiva di continuo la mia persona, i miei problemi, i miei dolori, facendomi sentire piccola, stupida, patetica. Una bambina infantile e capricciosa che si affoga in un bicchier d’acqua, senza rendersi conto che per me, quelle cose, erano importanti, avevano un certo peso. »
Presi il volto di mia figlia fra le mani. Era davvero bellissima.
«Quando amiamo qualcuno da tanto tempo, anche se ci fa soffrire, anche se ci ferisce, anche se ci fa stare male, gli abboniamo tutto. Assestiamo i colpi. Assorbiamo i pugni. Lasciamo che le ferite si asciughino e rimarginino. Stiamo zitte e ci addossiamo la colpa di tutto. Anche quando non l’abbiamo. Perché non vogliamo perderlo. Non vogliamo non vogliamo non vogliamo. Perché lui é più “delle nostre lacrime”, di “quella volta che ci ha fatto male”, di “quella notte passata a piangere, dal nervoso e dalla disperazione causate da lui”. Ma non ci rendiamo conto, che tutte le cose meravigliose provate con lui, appartengono al passato. Non fanno più parte di quel ragazzo. Sono solo ricordi. Non devi mai confonderti, tra l’amare una persona per quello che é, e amare il ricordo di quella persona. Nel primo caso, vai da lui. Telefonagli, citofonagli, aspettalo sotto la porta di casa, e ricordagli quanto lo ami. Sistema le cose fra voi, anche se ci dovesse essere una sola speranza, perché sarà abbastanza. Ma se ti trovi nel secondo caso, lascialo andare, perché sei innamorata di un fantasma, di un qualcuno che esiste solo nella tua mente, quando chiudi gli occhi, quando guardi il mare in tempesta durante un temporale, sotto un cielo grigio.»
-Alessia Alpi, scritta da me (-volevoimparareavolare in Tumblr)
𝙳𝚎𝚕 𝚝𝚞𝚘 𝚍𝚎𝚖𝚘𝚗𝚎 𝚒𝚗𝚝𝚎𝚛𝚒𝚘𝚛𝚎
Ho mancanze che non riesco a riempire. È il prezzo che ho dovuto pagare per aver lasciato che le persone si prendessero il meglio di me
il segreto di una relazione non è continuare ad amarsi, ma far andare d'accordo le due persone che si diventa stando insieme.
Mi devo fare male proprio.
“Ogni tanto le capitava di aggrapparsi a dei ricordi sbiaditi, che però ancora reggevano, si aggrappava a un sorriso che ora vedeva raramente, e con quel ricordo cercava di andare avanti, di resistere quando le cose si facevano complicate. E’ che certe persone ogni tanto si perdono per strada. E mentre le aspetti, le ricordi.”
— Tommaso Fusari, “Quello che non siamo diventati”.
Che ne dici di
io e te
e una bottiglia di vino?
Metti i tuoi occhi dentro ai miei.
Metti ancora un po' di te in me.
Mi domando dove sta tutto quello che ti ho dato.
Correvamo per strada con i cuori vicini. Eravamo forti.
Metti il mio cuore in pace come lo è il tuo.
Metti la tua anima ancora nella mia.
Ilaria Sansò
Sei l'indovinello
Che non risolverò
Che troverò più bello
Restare a contemplare
Ti guardo e vedo il mare
Ma come lo guardò
Per la prima volta
Il bimbo che in me tace