Al tuo percorso.
Purché tortuoso, a volte avvilente, deludente, arduo, amaro.
Ai giorni in cui ti ripeti che non ce la farai e a quelli in cui poi alla fine ce la fai, senza neanche sapere come.
Alla fine di un capitolo, che si aggiunge al mio libro.
Ai passi consapevoli e a quelli inconsapevoli.
Alle scelte prese la notte, che la mattina dopo sembrano tutto fuorché geniali, ma che qualche ora prima sembravano poter risolvere una vita intera.
E alle scelte di pancia, poche, inconsce, determinanti, sbagliate.
A tutte le volte che pensavo che non avrei mai potuto.
A tutte le volte che mi sono sentita sbagliata, inadatta, sgradevole, indesiderata, fuori luogo.
E a tutte le volte che ho reso il mio essere invisibile, qualcosa per cui valesse la pena rimanere esattamente così.
Così come non lo so, qualcosa di diverso.
A tutte le volte che ho pensato a cosa avrei fatto, se non ce l'avessi fatta davvero.
A tutte le volte in cui poi alla fine non ce l'ho fatta.
E a tutte le volte che mi sono ripetuta che "capita", perché le magre consolazioni a volte aiutano a volersi più bene.
Al veleno che mi ha strangolata da dentro, ma che non mi ha uccisa.
Alla capacità di sopravvivere al male e di convivere con uno scheletro che contiene un'anima fatta di spine.
A tutti i miei sguardi impositivi, al mio essere "troppo dura con me stessa", cervellotica, al mio dare il tutto per tutto, senza risparmiare niente per me.
E al mio rimanere vuota. Vuota e invisibile.
Ed infine, a tutte le volte in cui continuerò a credere di non farcela, dimenticandomi dei passi che mi sono lasciata indietro fino ad ora. A me, che cammino con la testa voltata sempre dietro, perché i ricordi sono la cosa per cui vivo così forte.
Alla vita, che a riguardarla sembra un film, di cui quasi mai so essere protagonista.
Alla paura che mi incute camminare in avanti e alla dolcezza che mi mantiene fragile.
E alle parole, tante, troppe parole, che mi scorrono dentro come acqua e che scavano il mio percorso.
- Michela Schiera














