Disclaimer: il testo che segue era stato scritto come prima puntata di un format radiofonico in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia. Voleva essere un omaggio al meraviglioso esperimento delle Interviste Impossibili. Nel periodo in cui lo scrissi si parlava della generazione dei bamboccioni: volevo raccontate un esempio diverso di giovani, magari in grado di ispirarci. Volevo parlare di un ragazzo, morto a 23,da fesso forse, combattendo per un ideale. La radio con cui collaboravo da anni lo rifiutò dicendo che era "impossibile da fare". La persona che lo disse, per sua stessa ammissione, non conosceva la storia del Risorgimento e delle Interviste Impossibili. La ragione vera era il giudizio di Garibaldi su Pio IX. Non c'era solo Mameli, ma anche tanti altri personaggi che fecero la Repubblica Romana e il Risorgimento italiano, personaggi minori forse ma non meno importanti. Ecco allora la mia improbabile intervista a Goffredo Mameli. GOFFREDO MAMELI Porta San Pancrazio, Roma, anno domini 1849 Sigla iniziale Rumori fuori campo di una battaglia Intervistatore: (a bassa voce) Magari hanno ragione a dire che i giovani d'oggi son tutti scapestrati, pronti a far un '48 e senza rispetto per l'ordine costituito, questo poi è anche un “poeta”, uno che scrive canzoni...In: (a voce alta sopra i rumori della battaglia) scusatemi cercavo Gotifredo Mameli dei Mannelli? Qualcuno lo chiama anche più semplicemente Goffredo, Goffredo Mameli, ah è lui, grazieRumore di passiI: guarda che tipo, con quella barba e quel fucile in mano, sembra proprio un brigante ...Mameli: (canticchiando a mo’ di marcetta) “...Al Campidoglio! il Popolo D'esser tradito è stanco; Non vuol parole dubbie; Si parli chiaro e franco”In: buongiorno Mameli, sono un giornalista che sta facendo un reportage sui giovani d'oggi, la mia redazione mi ha mandato qui per farle qualche domanda. M: certo certoI: cos'era quel motivetto che cantava poco faM: niente solo una mia poesia per incoraggiare i fratelli in armiI: ho capito, vedo che le piace comporre poesie, e anche la musica: ecco vorrei iniziare chiedendole quali sono i suoi hobby, le sue passioniM: L'Italia! unita e liberaI: e poi?M: Per me l'Italia riassume tutti i piaceri della vita. La compagnia con gli amici a discuter il futuro dell’Italia; banchettare con la mia famiglia, degustando i prodotti della mia cara Genova; scriver canti e poesie per far conoscere a tutta Europa la situazione della nostra terra, e anche difenderla con le armi se necessario! I: (un po’ scocciato) si si ho capito, ma… M: Lo so, che dicono di noi altri: che siam fatti solo per combattere, e ci stiamo preparando a morire, ma non abbiamo altra scelta, forse è il nostro destino I: dicono tutti così M: chi? I: i poeti maledetti, o le rockstar, “vivi veloce e muori giovane” è il loro motto M: ma io non voglio morir giovane! Voglio invecchiare nella mia patria liberata dallo straniero I: e poi una volta che avete “redento l’Italia”, voi qui a seguito di quel Garibaldi lì: che farete? M: sfortunatamente vincere una battaglia non significa vincere una guerra… Abbiamo da fare l’Italia, fuori e dentro i confini. Ed è qui a Roma che con la Repubblica stiamo dando vita al futuro I: Già, per l’appunto. Questa Repubblica romana sta creando un po’ di grattacapi a diverse teste coronate e non solo, in tutt’Europa, vi è sembrata una cosa gentile far scappare sua santità Pio IX, così di notte, in tutta fretta travestito da semplice curato, a Gaeta? M: Abbiamo scritto una Costituzione tra le più moderne del mondo, garantendo libertà di culto e garanzie per la Chiesa, ma al Papa Re questo forse non bastava, noi siamo contro di lui perché lui è contro l’Unità, ed è contro la Repubblica. Con noi ci sono anche coraggiosissimi preti che per un momento smessa la tonica hanno imbracciato il fucile, anche se poi il loro aiuto è ben altro che quello di sparare. Non siamo certo contro la religione. Certo qualcuno si è fatto prender un poco la mano contro qualche prelato, come il Zambianchi, ma è pur vero che il Papa Re non ci ha accolto con preghiere e incensi. Piuttosto voleva consegnare Roma agli stranieri pur di non cedere il suo trono I: Ho inteso, ma mi dica: cosa ne pensano i suoi genitori che invece di studiare per costruirsi un avvenire, una professione, è qui sulle barricate a far la rivoluzione? M: ma quale rivoluzione, noi qui facciamo la Repubblica! I: quello che è, è… M: Studio filosofia… I: (sarcastico a bassa voce) buona quella per avere un buon posto di lavoro M: ma il mio compito ora non è sui libri ma di fianco a gente valorosa come Garibaldi e Mazzini, insieme ai miei fratelli… I: per combattere contro lo straniero invasore… Si ho capito, ma … M: non si burli di me, credo in quello che dico. Per noi combattere non è una religione, ma una necessità, vorremmo si dedicarci a quello che lei sta tanto cercando: giochi e amenità, ma il nostro compito oggi è un altro. Non possiamo non rispondere al grido dell’Italia ferita che ci chiama al suo capezzale, di partoriente, per un futuro migliore, liberale, democratico. I: belle parole, in cui crede da quello che vedo dai suoi occhi, giusti ideali anche: ma voi uccidete M: siamo costretti. Qui a Roma siamo stati accolti come liberatori dal popolo e non solo; sentiste voi cosa dicono dei francesi piuttosto, loro si che sono i criminali, che difendono lo status quo solo per ordine di Napoleone III tradendo gli ideali della loro stessa rivoluzione I: Ma a parte la politica cos’altro la infiamma? M: scrivere, non per me, ma per gli altri I: si ho avuto modo di ascoltare quello che ha scritto, con la musica di Michele Novaro, un brano tutt’ora in voga sa? Anche se non a tutti piace e forse non passerebbe le selezioni di San Remo… M: San Remo? È una città verso il confine francese vero, non troppo distante dalla mia Genova, cosa centra con la musica? I: niente niente, appunto, ma pensi che l’hanno citata come … diciamo cantante fuori concorso, proprio recentemente. E’ vero che non a tutti piace ma ci son molti che quando la sentono si commuovono M: bah non capisco bene, ho scritto molti canti, persino uno musicato da Giuseppe Verdi: Il Grido di Guerra. Mazzini stesso me lo chiese, come inno popolare di protesta contro l’armistizio di Salasco, che segnò ahimé la capitolazione del Piemonte contro l’Austria I: E allo stesso Mazzini non piacque… M: non si sposavan bene musica e parole e poi quell’inizio: “Suona la tromba, ondeggian le insegne gialle e nere…” I: i colori dell’Austria. Capisco, antipatie da tifoserie. M. come dice? I: Niente. Guardi vorrei tornare sulla sua hit, Il canto degli italiani, che le ripeto genera diverse proteste ancora oggi, di chi mal digerisce la musica e chi invece non sopporta le parole. Ma anche ai suoi, cioè questi, tempi, ci sono state delle critiche, qualcuno ha parlato di plagio… (a bassa voce) forse per questo l’hanno presentato a San Remo M: si una piccola questione, nulla di importante, un padre scolopita, padre Atanasio, a me molto caro ritiene in qualche modo che io gli abbia rubato alcuni versi. In verità io ho solo portato alla luce quello che è un sentimento popolare, comune alle genti italiane… I: (a bassa voce) come il plagio…ammiro la sua determinazione, ma mi dica, com’è nato questo suo componimento, conosciuto anche come “Fratelli d’Italia”? M: Le parole mi son nate dal cuore, ma poi la fortuna volle che si sposarono con la musica di Novaro. Un matrimonio fortunato come pochi altri. Pensi che si è rischiato di perder per sempre l’inno. I: racconti, racconti M: Come mi ha raccontato il nostro comune amico Ulisse Borzino, gran pittore tra l’altro, che consegno nelle mani di Novaro stesso un fogliettaccio su cui tra una pugna e l’altra scrissi le parole che a quanto pare anche lei cognosce bene I: (titubante) hmm, quasi tutto l’Inno M: (con ritmo da telecronaca sportiva) allora il buon Novaro si fiondò al pianoforte, era a casa di amici, e con commozione strimpellò alcune note con il mio testo avanti, lacrime agli occhi, insoddisfatto, salutò e sortì da casa di Lorenzo Valerio che l’ospitava con altri I: continui, continui M: Nella sua stanza, infiammato dalle mie parole con le note che gli pulsavan in petto, al pianoforte provò e riprovò diverse frasi melodiche provate prima in casa Valerio. Fulminato dalla Musa scrisse di getto su di un foglio la musica così concepita con l’incontro con il mio canto. I: interessante! Ma perché si è rischiato di perdere il vostro lavoro? M: Novaro ancora emozionato per errore fece cadere un lume ad olio sul piano, accanto ai fogli: le uniche copie delle mie parole e della sua musica… (Rumore di trambusto , di ferri che cadono, di grida di battaglia) I: Una storia avvincente! Vedo che nel trambusto di prima si è ferito ad un piede, un suo compagno se non sbaglio, per evitarmi nella corsa verso le barricate l’ha preso con la sua baionetta ad una gamba, mi dispiace M: non è niente, è solo un graffio, eppure I: eppure cosa, le fa male? M: non molto, no dicevo eppure so che quello che ho scritto, da quello che anche lei mi dice, non è il meglio che posso comporre. Mai come in questi giorni mi sento preso da un fuoco creativo! I: (a bassa voce ma comprensibile) non nel mandare le cartoline M: come dice? I: no, pensavo al telegramma che ha inviato a Giuseppe Mazzini: diciamo che non si è sprecato a parole per avvertirlo a che punto era la situazione M: (ben scandito) Roma, Repubblica: venite! I: esatto M: con Mazzini abbiamo un legame forte di affetto e reciproco rispetto, queste poche parole valgon quanto interi capitoli per noi I: va bene ma dicevate prima M: che a 22 anni posso ben sperare di comporre altri poemi che rendano degna e imperitura la memoria dei fratelli in armi che con me difendono la Repubblica ora e l’Italia futura. I: questo non gli e lo posso dire so solo che in fondo è bello che proprio i giovani M: giovani? I: si, lei con i suoi 22 anni, e tanti altri come lei, avete fatto tanto, e senza avere poi molto in cambio M: Non certo per ori e onori noi combattiamo I: forse per la gloria M: No! Perché siamo noi qui, adesso, che soffriamo e siam pronti anche a morire, per liberare non solo noi ma anche chi verrà dopo, chi un giorno potrà dire di essere italiano. Sigla finale