“Malika mi ha trascinato verso il divano e ci siamo seduti fianco a fianco con la massima naturalezza. Mi accarezzava delicatamente, ora la mano, ora i capelli, e continuava a guardarmi, silenziosa e sorridente. Anch'io le sorridevo, senza dire una parola, per niente imbarazzato dal silenzio. Stavo proprio bene in sua compagnia, mi sentivo come fuori dal tempo, leggero, senza forza di gravità, completamente in preda a quella sensazione strana, e altrettanto piacevole, che non avevo mai provato prima d'allora. Avevo l'impressione di essermi sdoppiato. Ero al contempo dentro la scena, accoccolato contro Malika, immerso in una felicità ovattata, e fuori dall'inquadratura, fuori dal mio corpo, a osservare il quadro formato da quell'uomo seduto sul divano che sorrideva beato a un'anziana signora in caffetano bianco, ancora bella, nonostante le rughe e le macchie sulle mani.”
—
Samir Toumi, Lo specchio vuoto, (traduzione dal francese di Daniela De Lorenzo), Mesogea (collana La piccola), Messina, 2018; p. 81.
[ ed.ne originale: L’effacement, Éditions Barzakh, Alger, 2016 ]
















