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@bigeyeslargesight
Perchè sei tu.
Mi son innamorata di te senza un perchè.
E tantomeno mi pongo il problema di circoscrivere l’amore totalizzante ad una particolare defizione.
Forse è un perchè, ‘’perchè sei tu?’’
E forse non saresti tu, se ti amassi perchè sei bello, se ti amassi perchè sei buono, se ti amassi perchè intelligente?
Certo, saresti tu, ma in una sola accezione. Ed io ti amo perchè sei tu, e nell’essere tu, non hai paura d’essere chi sei.
Non hai paura di essere chi sei. Quando insorgi contro ciò che è tutto, la tua umanità, il sentimento che t’infuoca, senza giustificazione, perchè è così, primitivo, viscerale.
Sei tu perchè prima d’essere altro sei sempre tu. Ed io ti amo per ciò.
Non avevi alcuna ragione per parlarmi, ma lo hai fatto.
Ma perchè ora non più?
E forse sei regredito alla condizione che combattevi di chi antepone il perchè?
Forse hai bisogno di una ragione per pensarmi?
Io ti penso, e senza ragione.
E forse mi sto ingannando di nuovo.
Siamo destinati ad amare con i perchè.
Ricordi di primavera
Tempo scandito Dai fremiti del cuore.
@comprimere, ed i denti che battono
02:58 AM.
La notte é un luogo pericoloso in cui rimaner sospesi da svegli: ricordi e sentimenti sono sviscerati, con la mente libera di vagare in lungo e largo non dovendo accompagnare un corpo attivo. I piú di notte dormono, ma esistono gli insonni; prigionieri in bilico fra il giorno e la notte, fra ció che è stato d'innegabile e ció che non è mai stato o non è piú. Alla notte puoi chiudere gli occhi: la notte dovrebbe essere solo un luogo di riposo; nessun equilibrio da alterare, nessuna dualità di cui soffrire. Tu, cosa fai delle tue notti? Io sono qui, nel mio freddo letto, senza riuscire in alcun modo a conciliarmi con il sonno. La mia notte mi porta ovunque; ed ovunque é un viaggio che scelgo sempre di compiere con te. E fa male. L'amore, fa male. Io ti amo, te l'ho già detto? Potessi trascorrere le mie notti vegliando il tuo sonno, cullando le tue preocculazioni, baciando i tuoi sogni. Potessi io vivere le mie notti all'ombra della tua luce, del tuo costante giorno; che anche riposarsi é un'attivitá, e sono sicura che a te il sonno é stato concesso, a differenza mia, che son qui ad immaginarti … come sempre, del resto. Solo al tuo fianco, la mia notte, diverrebbe un luogo di certezza, al pari di un qualunque giorno o riposo che sia: perchè solo il tuo respiro acquieta la mia vita. Buonanotte, mio inesauribile amore.
What Will People Say dir. Iram Haq (2017)
Sixteen year-old Nisha lives a double life. At home with her family she is the perfect Pakistani daughter, but when out with her friends, she is a normal Norwegian teenager. When her father catches her in bed with her boyfriend, Nisha’s two worlds brutally collide.
Ultimamente è rinato in me un disagio che ero riuscita a mettere da parte per un (relativamente) lungo lasso. Trattasi del disagio con cui vivo il mio aspetto esteriore. Mi guardo allo specchio, e come accadeva pochi anni fa, i miei occhi si tramutano in delle lenti di ingrandimento, che scrutano senza pietà ogni minima imperfezione. Ho un viso così brutto, asimmetrico, senza nessuna armonia nè punti di forza. Quanto sarebbero stati preferibili dei tratti anonimi. Non pretendo la perfezione, solo, un viso comune, uno che non susciti le occhiate indagatrici di chi sembra vedere in me come un fenomeno da circo. Non mi sentirai mai dire, dal vero, che io mi trovo brutta. Anzi, con l’arroganza di chi, infondo, è solo invidioso, continuo imperitura a criticare i difetti di chiunque. Vorrei che pagassero tutti, per le loro occhiatacce sinistre al mio passaggio, per i pianti e l’autostima distrutta. Perché voi non vi sentite brutti? Siete brutti, se non fuori, dentro. Siete marci, putridi. Come me, corrosa dall’odio e dall’invidia. Ma l’odio nel bell’involucro diventa quasi pari all’amore. Sono completamente sbagliata, avvelenata. Quando mi dici che sono bella, io so che mi guardi con occhi docili, ma so che non lo pensi, non puoi, perché non è una verità oggettiva. Ho paura delle tue debolezze. Ho paura che ti renderai conto che, oltre alla bruttezza dell’involucro c’è tanto marcio dentro. C’è tanta vita depredata, tanta debolezza, tanta condizionabilità. Ho sempre mentito di essere chi non sono. Forse, sperando che un giorno me ne sarei autoconvinta.
Edouard Manet The Suicide
A flower?!
Happy 67th birthday, Peter Brian Gabriel
Vertigo (1958)
Vertigo (1958)
Mi perdoneranno coloro verso cui puó sembrare io provi veri e propri moti di disprezzo, quando li sento esaltare la loro terra, le loro radici; quando li sento chiamare tutto questo con il nome di "casa". Forse é vero, forse li derido, perchè si sono arresi ed hanno accettato questa piccola e mediocre realtà senza pur sperimentarne un' altra. Magari li derido, ma infondo li invidio, perchè vorrei essere felice come loro, con le cose piccole, con l' idea per cui siano sufficienti le giuste persone, il giusto amore, il giusto ideale, per rendere un lungo, casa.
Oggi é una brutta giornata.
In giornate come queste desidererei solo camminare, e pensare. Ma in qualunque luogo io possa rivolgermi non trovo che ignoranza, stupidità, cattiveria, e, se non tutto questo, semplice mediocrità. É allora, che mi ricordo della mia casa. Penso al luogo a cui mi hanno strappato e piango miseramente. E non che in quel posto non esistessero cattiveria, stupidità, ignoranza e mediocrità... ma quel posto, quel posto era Casa mia. E lì, a Casa, c' era il mare. E il mare ha un potere: non esiste pena, non esiste struggimento o dolore che sia più grande di lui.
Annie Hall (1977)
Presso alcuni sono celebre per essere in grado di fare sogni lucidi.
Ho intenzione, ora, di raccontare un sogno, che lucido tuttavia non é, ma ricco di inconsci richiami alle mie più dirompeti preoccupazioni. Il sogno in questione risale a ieri notte, ricordo di essermi svegliata molto inquieta, salvo scoprire il sole non essere ancora sorto. Solo, ho trovato in sottofondo il rumore della pioggia. Lampi, tuoni: la sottile inquietudine che assale nell’intervallo fra il bagliore ed il rombo. L’atmosfera sembrava perfettamente accompagnare il passaggio dall’incoscio al conscio. Brusco, ma così vero. Non come a dire: tranquilla, é tutto finito, no. Come a dire: il peggio é qui, esiste, e tu lo sai bene.
Ma non mi perderò in ulteriori speculazioni. Eccone il preciso resoconto:
Mi trovo in un’aula molto ampia, con molti scaffali colmi di libri. L’ambiente mi rievoca, ad un analisi a posteriori (tutto quello che dedurrò di passo in passo relativo all’intreccio del sogno é una interpretazione a posteriori) la biblioteca di antichistica dell’ateneo, solo, nel mio sogno essa é più buia e più capiente. Non sono sola; siamo in molti, tutti accomunati dallo stesso destino: l’attesa dell’esame orale di letterature comparate. Tra le persone in attesa c’é anche la sua ex. Ha un comportamento ambiguo nei miei riguardi, é completamente amichevole. Mi parla, mi abbraccia. Come se trovasse in me una persona verso la quale essere solidale. Forse perché conosce le pressioni a cui sono sottoposta, per averle lei stessa sperimentate, durante la sua relazione. Ad ogni modo, io provo disagio di questo contatto: sono poco curata, senza trucco, vestita in modo sciatto. Di certo avrei preferito che mi incontrasse in altre vesti, perché potesse invidiarmi. Ad un certo punto, realizzando di essere arrivata in ritardo per rispondere all’appello dell’esame, mi intrometto nell’aula in cui i candidati stanno venendo analizzati, per ricordare alla professoressa di segnarmi come presente e di chiamarmi allora che si sarebbe dato il mio turno. La professoressa non é la mia professoressa. E’ una fashion blogger di mia conoscenza, che afferma di essere una dottoranda in letteratura. Ecco che arriva il mio turno: mi introduco nell’aula, la professoressa mi chiede di esporre un argomento a piacere, ed io scelgo Gli Ebrei di Lessing. La mia esposizione é perfetta, nei contenuti e nella retorica, ma nondimeno sento su di me le pressioni dei professori. Sì, professori. La professoressa é accompagnata da molti assistenti che non analizzano altre persone ma sono tutti concentrati su di me. E la ragione per cui io avverto pressione é perché la professoressa ed i suoi assistenti si scambiano dei risolini ironici mentre io parlo, come stessero giudcandomi. La professoressa mi interrompe nel bel mezzo della mia esposizione: sai tutto- dice-, lo vedo, non voglio sapere altro. E’ il momento di decretare il voto. La professoressa ammette come io sia una buona retore molto preparata, benché abbia molti argomenti su cui obiettare e che, nel suo parere influenzerebbero il voto da assegnarmi. Secondo lei, ho una voce sgraziata. Trascino le parole, ho una pessima cadenza; il tutto é reso peggiore dal mio pronunciato accento meridionale. Professoressa- le faccio notare- come possono queste cose incidere su di un esame in lingua italiana?. La sua risposta: ma questo non é un esame di lingua italiana. Questo é .un esame di lingua tedesca. Sono sbigottita ed incasso il mio voto: un magro 18. Esco, vengo accolta da parte della solita ex: come é andata?- mi ripete- come é andata?. Ed io... Io mento. E’ andata benissimo, 30- le rispondo.
Il fatto che stesse esaminandomi, nel mio inconscio, una fashion blogger è un chiaro riferimento ad una mia tensione: lui mi incolpa spesso di vestirmi male o. comunque, non di suo gradimento. Il fatto che io fallisca, anche a fronte di una argomentazione magistrale, é un altro elemento latente del mio inconscio: é la pena che mi affligge, perché, anche quando mi impegno nell’apparire al meglio, lui comunque non mi guarda. Ed il fatto che io decida, fra tutti gli argomenti in programma, proprio di esporre Gli Ebrei di Lessing? E’ un rimando alla mia sofferenza di emarginata, di incompresa. La mia menzogna nel finale é la mia volontà di fare apparire le cose diverse da come sono. Io vorrei dare a vedere che va tutto bene. Magari desideravo illuderla che lui con me sia cambiato. Sicuramente desideravo illudere me stessa.
Io vedo tanta motivazione negli altri. Prima di un esame, puntualmente c’è quella persona che tiene a prevenirsi, dicendo davanti a tutti, conosciuti o sconosciuti, che non le importa niente, perché tanto sa che non passerà. Inutile che ve lo dica: si tratta della stessa persona a cui, alla fine, importa più degli altri. Forse, sarà quella stessa persona che prenderà un voto molto più alto del tuo. Sono già due giorni che trascorro stando sdraiata sul letto. Quando qualcuno mi chiede - stai studiando? Hai capito quello? Puoi mandarmi gli appunti di quell’altro?-, io penso: quanta forza! Quanta determinazione. Quanta ambizione. Io ho solo voglia di piangere, tutto il giorno. Scelte sbagliate mi hanno condotto a condurre una vita che rappresenta tutto quello che odio. Io lo so che non é tardi per cambiare, ma, ricordi? Non ne ho forza. Non ne ho voglia. Sono stanca. Non ho sogni, forse le mie scelte non avrebbero potuto essere più accorte; se manca l’ambizione, manca tutto.
Se avessi detto 'due' avrei cominciato a contare, e non si finirebbe piú. C' è un solo numero vero: Uno. E l'amore, in apparenza, è il migliore esponente di questa unicità.
Vladimir Nabokov, La Vera Vita di Sebastian Knight
Peter Gabriel of Genesis on-stage looks from the 70′s