Se fossi cieco, una delle poche certezze che avrei in questa vita sarebbe il riconoscere l’odore della tua pelle.
La vita spesso non è altro che una corsa affannosa verso una felicità illusoria, fatta di cose e non di persone, di apparenze e non di emozioni vere. Ma quella felicità non scalda, non consola, non resta.
Da anni ormai mi dimentico di sorridere davvero, di fermarmi ad apprezzare i piccoli momenti, le sfumature leggere dell’esistenza. E nemmeno qui, tra nuove conoscenze e volti sconosciuti, trovo qualcosa che mi faccia vibrare dentro: le conversazioni sono vuote, ripetitive, e in quei sorrisi forzati non vedo luce.
Ma poi mi sveglio accanto a te. Ti osservo mentre cucini, mentre mi porti il çay in camera con quei biscotti che conoscono già il mio umore. In quei gesti semplici e dolci c'è tutta la verità che cerco: ogni bacio, ogni carezza prima di addormentarmi tra le tue braccia è un atto d’amore autentico. E io, lì con te, tocco la felicità. Quella vera. Tutto il resto è solo rumore di fondo, è noia.
Non riesco a comprendere come altri trovino gioia in gesti vuoti, in percorsi che non portano a nulla, in sorrisi che non durano. La loro felicità si spegne in fretta, lasciandoli con la solita malinconia.
Io invece, accanto a te, torno a sorridere davvero. E in quei momenti mi sento l’uomo più fortunato del mondo. Perché non ho trovato un piacere passeggero, ma un amore profondo. E reale.