SCULTURA DI RAVENNA
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SCULTURA DI RAVENNA
Oggetto Due frammenti di sarcofago (Cat. NN° 5a-b).
Tipo < A porte di città >.
Materiale Marmo bianco (di Luni?)
Dimensioni Frg. 5a (fronte): 72 cm x 82 cm x 10 cm; Frg. 5B (fianco destro): 70 cm x
83 cm x 70 cm.
Contesto originario Forse importato da Roma e riutilizzato per una sepoltuta ravennate.
Contesto attuale Museo Nazionale di Ravenna, secondo chiostro, lato sud.
Descrizione: Frg. 5a → teoria di cinque uomini vestiti con tunica e pallio, procedenti verso sinistra, i quali reggono con la mano sinistra un rotolo ed hanno la destra sollevata in posa acclamante. Sono da interpretare come Apostoli. Lo sfondo, a giudicare dalle spirali, doveva essere composto da girali di vite. Il primo Apostolo sulla sinistra regge un'asta, molto consunta. Frg. 5b → In origine, rappresentati cinque personaggi, alcuni dei quali oggi sono estremamente abrasi e consunti. Sulla sinistra si riconosce ancora la scena del “sacrificio di Isacco”: Abramo solleva la destra, poggia la sinistra sul capo di Isacco, in ginocchio ai suoi piedi con le mani legate dietro la schiena. Il giovane ha una veste semplice, mentre Abramo veste tunica e pallio, così come i due personaggi che lo seguono, solo parzialmente conservati. Il primo personaggio dopo Abramo è conservato quasi interamente ed è in posa benedicente. Del personaggio seguente resta solo l'estremità inferiore; dell'ultimo solo il capo. Tutti i personaggi, a parte Isacco, sono retrospicienti. Lo sfondo, infine, è < a porte di città > con strutture architettoniche arcuate.
Tecniche di lavorazione: Oltre all'uso dello scalpello, si nota un uso abbastanza diffuso del trapano, soprattutto per dettagli quali: gli angoli della bocca e delle narici, le pupille e gli angoli degli occhi, la frangia sulla fronte dell'unica testa superstite e le fronde del cespuglio vicino ad Abramo.
Peso
Osservazioni: I due frammenti sono molto abrasi e consumati. Gran parte della raffigurazione è perduta. Frg. 5a: la disposizione degli Apostoli, in movimento verso sinistra, lascia pensare che sul lato opposto, oggi mancante, dovesse dovesse trovarsi un'analoga teoria procedente verso destra. Al centro doveva trovarsi Cristo. Il nostro frammento è probabilmente mancante di un sesto personaggio. Il primo Apostolo a sinistra ha un'asta in mano, probabilmente una croce, in base agganci visibili tra il suo capo e quello del personaggio seguente. Su un sarcofago collocato nella navata destra di S. Apollinare in Classe (Sarcofago dei Dodici Apostoli), si può osservare la medesima scena, con tanto di Apostolo Pietro reggente una croce. È dunque da identificare con Pietro anche l'Apostolo di questo frammento. È da pensare che il lato opposto vedesse una processione guidata da Paolo, e che la scena raffigurasse la “traditio legis”. Il movimento avvolgente del pallio intorno al braccio e la capigliatura a calotta inducono a datare i frgg. ad età teodosiano – onoriana. Frg. 5b: Oltre a notarsi la capigliatura a calotta appena menzionata, si può anche ipotizzare che, a sinistra di Abramo, dovesse esserci la “Manus Dei” intenta a fermare Abramo stesso, impedendogli di uccidere il figlio Isacco. Ciò spiegherebbe anche la posa retrospiciente degli altri personaggi, i quali sarebbero così rivolti verso il normale centro “gravitazionale” della scena: Dio medesimo.
Confronti: Roma, Basilica di San Pietro: fronte del sarcofagosotto l'altare della Madonna della Colonna. Classe, Basilica di S.Apollinare in Classe: fronte del Sarcofago dei Dodici Apostoli, navata destra.
Datazione: Fine IV – inizi V sec. d.C. (epoca teodosiana, max. onoriana).
Criteri di datazione: In base alla tipologia del sarcofago, diffusa soprattutto sul finire del IV secolo, così come l'iconografia (vd. Cat. N° 3), ed in base allo stile, che pare riconducibile all'epoca teodosiano – onoriana, come i capelli conformati a calotta, riscontrabili anche nel Sarcofago Pignatta, nel frg. con “Incredulità di Tommaso”, nella base dell'Obelisco di Teodosio a Costantinopoli, tutte opere di questo periodo.
Documentazione d'archivio
Bibliografia: H. Dutsche, pag. 44; M. Lawrence, City – Gate Sarcophagi, in << The
Bulletin >> 10, 1927, pag. 16; G. Wilpert, I, pag. 184, tav. 154, 1; H. U. von Schoenebeck, Der mailander Sarkophag und seine Nachfolge, Città del Vaticano 1935, pag. 61; C. Leonardi, Ampelos. Il simbolo della vite nell'arte pagana e paleocristiana, Roma, 1947, pag. 214; G. Bovini, Un frammento scultoreo del Museo Nazionale di Ravenna che completa una parte d'un fianco di un sarcofago di probabile provenienza romana, in << F. R. >> 59, 1952, pagg. 25 – 30, figg. 1 – 5; G. Bovini, I sarcofagi paleocristiani, pag. 10; G. Bovini,“Corpus della scultura paleocristiana bizantina altomedievale di Ravenna, III, Roma 1969, pagg. 25 – 26.
Matteo Tirtei
Oggetto: Fronte di sarcofago (riutilizzato come fronte d'altare) (Cat. N° 3).
Tipo: < Architettonico > , con palmette usate in sostituzione delle colonne.
Materiale : Marmo bianco (di Luni?)
Dimensioni : Lungh. = 1 m ca.; Spess. = 20 cm; Alt. = 56 cm.
Contesto originario Sconosciuto, forse dalla necropoli che insisteva nel luogo in cui fu fu poi eretta S. Apollinare in Classe.
Contesto attuale: Basilica di Sant'Apollinare in Classe, sul fondo della navata sinistra, riutilizzata come fronte di altarino, sotto ad un ciborio.
Descrizione: La fronte del sarcofago presenta una teoria di otto personaggi, di cui sette conservati, divisi tra loro ed inquadrati da esili palmette stilizzate, le quali sostituiscono nella funzione le colonnine, con effetto “architettonico”. I personaggi sembrano gravitare attorno ad una figura centrale, la quale si trova su un lieve rialzo, ha lunghi capelli e veste tunica e pallio; con la mano sinistra regge un libro, la destra è invece nella posa benedicente. Tutto porta ad identificare questo personaggio in Cristo sul Mons Paradisi. I sette personaggi conservati sono disposti ai suoi lati, tre sulla sinistra e quattro sulla destra (rispetto a chi osserva). Essi sono posti in maniera simmetrica. Vestono tunica e pallio ed hanno capelli corti a calotta. Sono ovviamente da identificare con gli Apostoli. Due di essi sono prossimi a Cristo e gli si rivolgono frontalmente. Seguono, su entrambi i lati, due
coppie di Apostoli rivolti l'uno verso l'altro. Infine la rappresentazione era conclusa da due ulteriori Apostoli, uno per lato, rivolti verso Cristo: uno di questi, quello di sinistra, per chi osserva, manca in seguito alla rottura e scomparsa del margine sinistro dell'opera.
Tecniche di lavorazione: Rilievo molto basso, poco accentuato, teste lavorate con
poca perizia, talvolta incompiute. Uso del trapano per alcune parti, come si nota nei fusti delle palmette ed in alcuni dettagli del volto (angoli della bocca, narici, occhi).
Peso
Osservazioni: Si nota una profonda frattura tra Cristo ed il primo Apostolo alla sua destra, probabile conseguenza della medesima rottura che ha portato alla perdita del margine sinistro. I due Apostoli prossimi a Cristo, pur mancando elementi fisionomici probanti, dovrebbero rappresentare Pietro e Paolo. La scena raffigurerebbe quindi una “traditio legis”, tema piuttosto comune nell'iconografia paleocristiana. Nel Sarcofago Pignatta, ad esempio, tanto per restare in ambito ravennate, la scena di “traditio legis” vede Cristo sul Mons Paradisi, come qui.
Confronti: Arles, Musée Lapidaire: sarcofago << a stelle e corone >>; Lérin, Sagrestia del Monastero: sarcofago a colonne.
Datazione: Fine del IV sec. d.C.
Criteri di datazione: Iconografia, che sembra ricollegabile a botteghe romane di fine IV secolo. La scena con Chrismon o Cristo che consegna le le leggi dal Mons Paradisi unita a teorie di Apostoli pare infatti nascere (o diffondersi con forza) da questo periodo, soprattutto nell'Italia centro-settentrionale ed in Gallia ad opere delle suddette botteghe di scuola romana.
Documentazione d'archivio
Bibliografia: M. Lawrence, Columnar Sarcophagi, in << The Art Bulletin >>14, 1932, n. 37; M. Mazzotti, pag. 216; G. Bovini, I sarcofagi paleocristiani, pag. 10; G. Bovini, “Corpus della scultura paleocristiana bizantina altomedievale di Ravenna, III, Roma 1969, pag. 24; A. R. Saggiorato, Un frammento di sarcofago paleocristiano nella Basilica di S. Apollinare in Classe, in Atti del Convegno di Classe, 1968.
Matteo Tirtei
Oggetto Capitello da pilastro (da lesena?) (Cat. N° 48).
Tipo : Imposta < a due zone > con foglie d'acanto < mosse dal vento >.
Materiale: Marmo di Proconneso.
Dimensioni: Largh lato sup. = 68 cm; Largh lato inf. = att. ca. 40 cm (in origine forse
identica a quella del capitello (Cat. N° 47); Alt. = 65 cm.
Contesto originario: Cappella arcivescovile: ad ogni modo dall'episcopio.
Contesto attuale: Museo Arcivescovile di Ravenna (prima saletta a destra
dell'ingresso, subito sopra Cat. N° 47).
Descrizione_ Il capitello presenta, nella metà inferiore, foglie d'acanto < mosse dal vento>molto abrase e rovinate. Nella metà superiore vi sono invece tracce di figure ai lati di una cornucopia centrale: queste dovevano raffigurare gliEvangelisti Marco (leone alato) e Giovanni (aquila), completando così l'iconografia del precedente capitello. Sull'abaco, ridotto a semplice listello,un'altra iscrizione, la quale prosegue e completa quella di Cat N° 47: AMENTIS IN HONORE SCRM PEREECIT (sic) → (a fund)amentis in honore S(an)c(to)r(u)m perfecit.
Tecniche di lavorazione: Considerazioni analoghe a quelle fatte per il pezzo precedente (uso dello scalpello liscio e del trapano), tenuto però conto lo stato di pessima conservazione di questo capitello.
Peso
Osservazioni: Nella parte inferiore del capitello mancano le due foglie inferiori terminali e le sporgenze di ogni foglia < mossa dal vento >. Nella parte superiore è completamente scomparsa la cornucopia centrale, di cui resta solo una labile traccia. Restano labili tracce anche delle due figure di Evangelisti, ora ridotte a masse informi. Nella parte a destra della cornucopia è tuttavia possibile (forse) vedere tracce della coda dell'aquila, e quindi pensare che ivi fosse collocato Giovanni. Come già più volte ricordato, questo capitello è da ricollegare al precedente con figure di Luca e Matteo; le iscrizioni vanno letto di seguito, e ne risulta il seguente testo: Petrus episcopus Sanctae Ravennatis Ecclesiae coeptum opusa fundamentis in honore Sanctorum perfecit. Si parla quindi di un edificio eretto dalle fondamenta per volontà del vescovo Pietro, cosa che porta a pensare alla stessa Cappella di Sant'Andrea, voluta dal vescovo Pietro II (494 – 519 d.C.), unico edificio ortodosso eretto durante il regno goto di Teoderico. La presenza di Evangelisti, laddove abitualmente sono presenti arieti o aquile, può forse significare l'insistenza sui Vangeli canonici adottati dagli Ortodossi, in contrapposizione agli Ariani dominanti a Ravenna in quel momento. Si dice ciò anche in considerazione del fatto che le figure di Evangelisti sono ripetute, quasi incastrate a forza, anche nella volta centrale della Cappella. Resta il fatto che, allo stato attuale delle conoscenza, non si sa di altri capitelli < a due zone > con raffigurazioni di Evangelisti. È dunque un vero e proprio hapax figurativo.
Confronti: Si vedano il capitello Cat. N° 47 e i frammenti del capitello Cat. N° 49, siti nel lato sud del secondo chiostro del Museo Nazionale di Ravenna.
Datazione : Fine V – inizii VI sec. d.C., sotto l'episcopato di Pietro II (494 – 519).
Criteri di datazione : Iscrizione menzionante il vescovo Pietro (II) e tipologia del
capitello (foglie d'acanto < mosse dal vento >), tipica della fine del V – inizi del VI sec. d.C.
Documentazione di archivio
Bibliografia: G. Gerola, Il ripristino della Cappella di Sant'Andrea nel Palazzo Vescovile di Ravenna, in << F.R.>>, 2, 1932, pagg. 22 ss. C. Ricci, Tavole storiche dei mosaici di Ravenna, VI: la Cappella Arcivescovile, Roma, 1934, pag. 9 e figg. 12 – 13. R. Olivieri Farioli, Osservazioni su due capitelli del Museo Arcivescovile di Ravenna, in << R. A. Cr. >>; Miscellanea, E. Josi, III; W. F. Deichmann, Ravenna, pag. 66; G. Bovini, “Corpus della scultura paleocristiana bizantina altomedievale di Ravenna, III, Roma 1969, pag. 34.
Matteo Tirtei
Oggetto: Capitello da pilastro (da lesena?) (Cat. N° 47).
Tipo: a due zone
Materiale: Marmo di Proconneso.
Dimensioni : Largh. lato sup. = 68 cm; Largh. lato inf. = 61 cm; Alt. = 63 cm.
Contesto originario: Cappella arcivescovile: ad ogni modo dall'episcopio.
Contesto attuale: Museo Arcivescovile di Ravenna (prima saletta a destra dell'ingresso).
Descrizione: Il capitello presenta, nella metà inferiore, una corona di foglie d'acanto < mosse dal vento >, tutte rivolte alla sinistra rispetto a chi osserva.
Le foglie hanno un netto aggetto rispetto alla superficie del capitello. La metà superiore del capitello presenta figure di Evangelisti, separate tra loro da una cornucopia stilizzata posta al centro del campo figurato. A sinistra della cornucopia, il Vitello, simbolo di Luca; a destra, l'Uomo Alato, simbolo di Matteo. Sono rivolti entrambi verso destra, rispetto a chi osserva, reggono il rispettivo Vangelo ed hanno il capo nimbato. Il nimbo di Matteo è inoltre crucisignato. L'abaco, ridotto a semplice listello, presenta un'iscrizione menzionante un vescovo Pietro: PETRVS EPISC SCE RAV ECCL COEPTUM OPUS → Petrus Episc(opus) S(an)c(ta)e Rav(ennatis) Eccl/esiae) coeptum opus. Tecniche di lavorazione Prevalente uso dello scalpello liscio e del trapano per i numerosi forellini delle foglie e degli elementi vegetali in genere: forte effetto chiaroscurale.
Peso
Osservazioni: Il capitello è di ottima fattura: le foglie d'acanto sono fortemente aggettanti e si nota un ampio uso del trapano – per i forellini – e dello scalpello - per le scanalature. L'effetto chiaro – scuro è conferito dall'uso del trapano, dall'aggetto delle foglie nella metà inferiore e dalla figura del Vitello. Parte dell'ala destra di entrambi gli Evangelisti manca, come mancano le sporgenze delle tre foglie d'acanto e della cornucopia. Le lettere dell'iscrizione sull'abaco sono incise con cura, modulo regolare e costante. Essa è da collegare con l'iscrizione presente su un altro capitello, conservato in questa stessa sala e posto al di sopra di quello ora considerato. I due pezzi erano parte di un unico contesto. Il vescovo Pietro, menzionato nell'iscrizione, è probabilmente Pietro II (494 – 519 d.C.), promotore della costruzione della Cappella Arcivescovile stessa.
Confronti nn. 48 (i due pezzi erano “uniti” in un medesimo contesto) e 49 del Catalogo (Corpus della scultura paleocristiana bizantina e altomedievale di Ravenna).
Datazione: Fine V – inizi VI, sotto l'episcopato di Pietro II (494 – 519).
Criteri di datazione: Iscrizione menzionante il vescovo Pietro (II) e tipologia del
capitello (foglie d'acanto < mosse dal vento >), tipica della fine del
V – inizi del VI sec. d.C.
Documentazione d'archivio
Bibliografia: G. Gerola, Il ripristino della Cappella di Sant'Andrea nel Palazzo Vescovile di Ravenna, in << F.R.>>, 2, 1932, pagg. 22 ss. C. Ricci, Tavole storiche dei mosaici di Ravenna, VI: la Cappella Arcivescovile, Roma, 1934, pag. 9 e figg. 12 – 13. R. Olivieri Farioli, Osservazioni su due capitelli del Museo Arcivescovile di Ravenna, in << R. A. Cr. >>; Miscellanea, E. Josi, III; W. F. Deichmann, Ravenna, pag. 66; G. Bovini, “Corpus della scultura paleocristiana bizantina altomedievale di Ravenna, III, Roma 1969, pag. 34.
Matteo Tirtei
Oggetto: Ambone
Tipo: Ambone a doppia rampa assiale
Materiale: Proconnesio
Dimensioni: Ambone: altezza totale 1,38 m (altezza base 34 cm; altezza lettorino 1,02 m circa); larghezza totale 1,63 m (larghezza lato sinistro 26,5 cm; larghezza lato destro 25,5 cm; larghezza arco 1,11 m circa); spessore pietra all’estremità inferiore dell’arco della balaustra 18 cm; profondità parte superiore 91 cm; profondità parte inferiore 79 cm. Semicolonnine: altezza 146,7; profondità 22 cm circa; larghezza (misurata nella parte interna piatta) 15 cm.
Contesto originario: Forse nella navata centrale di Sant'Apollinare Nuovo, collegato con una solea alla zona presbiteriale.
Collocazione attuale: Sant’Apollinare Nuovo, in uno degli intercolunni tra la navata centrale e la navata destra.
Descrizione: L’ambone originariamente a doppia rampa è, oggi, privo delle due scalinate e si trova con il lato est vicino a una colonna. Ha forma ovoidale con la parte centrale bombata e poggia su un robusto monolite di forma cilindrica in granito, per la parte centrale, e su quattro semicolonnine ai lati. La decorazione della parte inferiore è di ispirazione classica: si riconoscono, infatti, una decorazione ad astragali seguita da una decorazione a kyma lesbio, ovuli, dentelli, astragali, dentelli e astragali. L’ambone è decorato ai due lati con croci patenti su globo mentre al centro, tra due lesene, si nota una decorazione geometrica; quest’ultima presenta una cornice quadrata al cui interno si dispongono rombi (losanghe) di dimensioni sempre più ridotte verso l’interno della composizione. I triangoli di risulta dei vertici contengono elementi vegetali con frutti, le estremità del rombo più esterno hanno come vertici foglie trilobate, mentre al centro del rombo più interno si distingue un elemento vegetale. L’ambone è sorretto da quattro semicolonnine che formano un unico blocco con i capitelli, questi sono decorati con grandi foglie dalle larghe nervature e alla base presentano fogliette lanceolate.
Tecniche di lavorazione: L’ambone si presenta rifinito e lisciato. La decorazione a trapano sui capitelli sotto l’ambone è evidente.
Peso
Osservazioni : All’interno della base dell’ambone, anche se tagliata dal tronco di colonna, è visibile una decorazione che comprende un motivo floreale che alterna foglie tonde a foglie a lancia; si notano anche terminazioni a bracci patenti, probabilmente un chrismon (o una semplice croce a bracci patenti?). Il motivo di origine classica si trova quasi identico anche a Costantinopoli, nel quadriportico monumentale teodosiano di Santa Sofia.
Confronti: Forse da ricollegare all'ambone rinvenuto a Costantinopoli, nella “Basilica A” di Piazza Beyazid e rimontato nei giardini di Santa Sofia.
Datazione: Probabilmente di epoca giustinianea (527 - 565).
Criteri di datazione: L'arredo liturgico della chiesa palatina gota è tendenzialmente riconducibile all'età teodericiana e voluta dalla committenza regia stessa. D'altronde un esemplare simile, da Costantinopoli (di cui sopra, voce “Confronti”), è di età giustinianea e alcuni motivi decorativi rigorosi, ordinati, lineari, geometrici, ricordano quelli in voga sotto Giustiniano. L'ambone a doppia rampa assiale è particolarmente diffuso in età giustinianea (si veda, oltre il pyrgos di Santa Sofia, l'ambone di San Polyeuctos). Si può, dunque, forse pensare ad un periodo successivo alla riconquista bizantina della città (541) e il fondamentale episcopato di Agnello (557 – 570), il quale riconsacrò al culto ortodoso gli edifici ariani, compresa S. Apollinare Nuovo.
Documentazione d’archivio
Bibliografia: R. Farioli Campanati, Ravenna – Costantinopoli: la scultura (secc. V e VI); C. Rizzardi, Ravenna. Otto monumenti patrimonio dell'umanità; Penni Iacco 2004, pagg. 65 – 71; Vernia 2005, pagg. 363 – 389.
Olita Federica ([email protected])
Tirtei Matteo ([email protected])
Oggetto: Capitelli.
Tipo: corinzi a lira (Kautzsch tipo V).
Materiale: Marmo (proconnesio?).
Dimensioni: Capitello navata sud: altezza 50 cm; letto di attesa 63 cm; per il letto di posa, il diametro è ricavabile indirettamente dalla circonferenza della sommità della colonna pari a 141,5 cm. Capitello navata nord: altezza 47 – 48 cm; letto di attesa 63 cm; circonferenza 141 cm.
Contesto originario: Preseumibilmente la precedente basilica paleocristiana (?).
Contesto attuale: Chiesa di San Francesco, sulle colonne finali dei filari della navata centrale, a destra e a sinistra dell'accesso al presbiterio.
Descrizione: I capitelli sono del tipo “a lira” a base quadrata leggermente irregolare. Presentano una decorazione a foglie d’acanto su due ordini; i solchi delle nervature sono molto marcati e le estremità delle foglie sono contigue, i lobi si toccano creando così, una decorazione vegetale senza interruzioni su tutto il kalathos. Gli orli delle foglie della prima corona sono molto aggettanti. Evidente la caratteristica decorazione a trapano. In entrambi i capitelli sono state scalpellate le facce non visibili dalla navata centrale. Nel capitello che da sulla navata destra, sotto il fiore dell’abaco, le decorazioni sono a motivo vegetale, in quello che da sulla navata sinistra si distinguono due foglioline con due lobi affrontati. Nel capitello opposto a quest'ultimo, infine, il lato sud è decorato con una croce latina a bracci patenti abrasa nella parte superiore.
Tecniche di lavorazione: Le decorazioni dei capitelli sono realizzate mediante l’uso del trapano. Tracce evidenti di scalpello nelle zone volontariamente abrase.
Peso
Osservazioni: Sul capitello della navata nord sono presenti tracce di colore, segno di una probabile decorazione a lamina d’oro. In entrambi i capitelli nelle parti abrase si notano segni evidenti di scalpellatura. Si può forse ipotizzare che questi capitelli, insieme ai relativi pulvini (vd. scheda relativa), abbiano avuto una collocazione differente da quella originaria e dall'attuale: è possibile che ad un certo momento della loro storia, siano stati parzialmente inglobati in una struttura muraria, cosa che rendeva non necessaria – o inutile – la decorazione delle due facce scalpellate.
Confronti: Costantinipoli, cisterna N°14 (Kautzsch 1936 tav 14 n 190); a Salonicco, San Demetrio (Kautzsch 1936, tav 16 n 225); a Pomposa (M. Salmi, L’abbazia di Pomposa, p. 94, pp. 175).
Datazione: Seconda metà del V secolo.
Criteri di datazione: Diffusione capitelli a lira dopo la metà del V secolo. Probabile realizzazione per la costruzione della basilica, o per volontà del vescovo Neone (450 – 475), come per i rispettivi pulvini (vd. scheda).
Documentazione d’archivio
Bibliografia R. Farioli, Corpus della scultura paleocristiana, bizantina ed altomedioevale di Ravenna. III. La scultura architettonica, Roma 1969, n. 20, pag. 24.
Olita Federica ([email protected])
Tirtei Matteo ([email protected])
Oggetto: Pulvini (Cat. N° 172).
Tipo: “bizantini” o “a stampella”.
Materiale: Marmo (proconnesio?).
Dimensioni: Pulvino navata sud: altezza listello 7 cm; altezza totale 36 cm; larghezza e profondità estremità inferiori 50,5 cm (base quadrata); larghezza in corrispondenza dei bracci patenti 57 cm; larghezza estremità superiore 62 cm; profondità all’altezza dei bracci circa 74,5 cm; profondità lati superiori 84-85 cm. Pulvino navata nord: le misure di altezza e larghezza coincidono, tuttavia la profondità dell’estremità inferiore misura 53 cm (base rettangolare).
Contesto originario: Probabilmente proveniente dalla medesima basilica, eventualmente collocato diversamente, come lasciano forse intendere i risarcimenti.
Contesto attuale: Chiesa di San Francesco, sui capitelli delle ultime due colonne dei filari della navata centrale.
Descrizione: I pulvini presentano una forma a tronco di piramide rovesciata. Sono decorati al centro con croci in rilievo a terminazioni a bracci patenti; le decorazioni sono presenti, in entrambi i pulvini, solo sulla faccia rivolta verso l’altare. Le parti superiori sono bordate da listelli.
Tecniche di lavorazione: I pulvini sono lavorati a gradina nelle parti centrali e lisciati nelle parti angolari.
Peso
Osservazioni: In entrambi i pulvini su porzioni degli spigoli dell’unico lato decorato, sono visibili segni che indicano probabilmente una ricollocazione in seguito a restauro. In particolare, nel pulvino della navata sud, il segno di intervento comprende anche una parte del braccio patente.
Confronti: Ravenna, pulvini in Sant’Agata Maggiore, Sant’Apollinare Nuovo, San Vitale; Salonicco, San Demetrio (Kautzsch 1939, tav 16 n. 225 e pag 12).
Datazione: Seconda metà V secolo.
Criteri di datazione: Probabile realizzazione dei pulvini in occasione della costruzione della basilica paleocristiana( Neone, 450 – 475).
Documentazione d’archivio
Bibliografia: Farioli R., Corpus della scultura paleocristiana, bizantina ed altomedioevale di Ravenna. III. La scultura architettonica, Roma 1969, n. 172 p. 83
Matteo Tirtei ([email protected])
Federica Olita ([email protected])