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@bovarism
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@chaa_coco
Il mare che separa l'isola dal continente, quella fascia liquida e sottile resa feroce dalla calma apparente dei suoi limiti. Non è aperto pensano turisti e visitatori vedendolo imprigionato tra due lingue di terra, non è aperto quindi è sicuro e protetto, pensano. Ma ciò che non può estendersi si inabissa senza fine e i miti sono lì a ricordarlo.
Io non sapevo chi ero, quello che mi era accaduto mi riguardava, ma era accaduto quando ero troppo piccola perché il mondo me lo riconoscesse. La gente non avrebbe interrotto il tempo e le proprie abitudini, tutti saremmo andati avanti perché il mondo è pieno di sciagure, guerre e fame e stupri.
Io e mia madre eravamo due certificati di nascita e un giorno saremmo state due certificati di morte, in mezzo due schede elettorali, due testamenti, infine una leggenda lontana: "guarda in questa casa abitavano due donne" avrebbero detto i cittadini fra loro passando sotto il mio balcone. Oppure non saremmo state niente, neanche due folcloristici fantasmi.
Io se volevo vivere il mare dovevo attraversarlo e non fermarmi: il mio posto non era né Scilla né Cariddi, e forse non esisteva in nessuna carta geografica, di sicuro non era questione di chilometri.
C'è solo lasciare indietro una madre sola in una casa vuota.
Vuota non è in realtà , ci sono ancora dei nastri che nessuno ha il coraggio di ascoltare o di buttare, videocassette con le ultime impressioni del viso e della voce di un uomo che abbiamo amato.
La costa siciliana all'imbrunire diventa scura, la Madonnina del porto benedice i naviganti, le palazzine scoloriscono e in un angolo si vede pure la casa tra due mari.
Mi sporgo dal parapetto per l'ultimo saluto e mi vengono in mente altre traversate, fatte e rifatte di anno in anno di cambiamento in cambiamento per andare da qualcuno che mi aspetta o per trovarmi un posto da sola. E ci saranno ancora altre traversate.
-Addio fantasmi
Driving in Norway.
Qualche piccolo aggiornamento e un ricapitolo per i miei lettori, anche quelli che si sono dimenticati di me.
Sono Cecilia, sono siciliana, avevo questo blog "bovarism" su cui sono stata attiva scrivendo scemenze dal 2013 al 2017 più o meno se non ricordo male.
Quello che è successo dopo è buio, ho perso interesse in qualunque cosa, ho passato periodi in cui non avevo neanche la forza per uscire dal letto per settimane di fila. Non mangiavo o mangiavo fino a scoppiare, non dormivo o non facevo altro che dormire, non vivevo eppure non avevo la forza per smettere di vivere. Ho provato a lasciarmi morire.
Non ci sono riuscita, ho vissuto invece, vissuto e recuperato poco alla volta, passo dopo passo tutto quello che mi rendeva felice prima del 2017.
Se state attraversando un periodo simile scrivetemi, so già che qualcuno mi chiederà consigli per uscirne e non vi piaceranno perché l'unico modo con cui ne sono uscita io è la terapia psicologica e la farmacologica, una terapia lunga, stancante, costosa, imbarazzante, ma che ha funzionato e senza la quale non starei scrivendo questo post.
Altro aggiornamento ho anche adottato un cane, le voglio molto bene e mi ha aiutato tantissimo perché nei giorni più neri quando non sarei mai uscita dal letto un piccolo muso andava a sbattere contro la guinzagliera per dirmi di uscire. E uscendo insieme io e lei abbiamo ripreso a respirare l'aria aperta, a contare i giorni e le stagioni che cambiano. Magari posterò qualche sua foto perché è bellissima e mi farebbe piacere farvela vedere.
Il blog è stato in standby tutto questo tempo ma ora che sto bene, ora che mi trovo a vivere in Norvegia e che ho riconquistato il mio futuro voglio rivederlo com'era prima del 2017.
Grazie se avete letto fin qua, il disegno è di Chiara Bautista, scusate se non ho risposto a tutti i messaggi in posta in questi ultimi anni, vi voglio bene.
Sono tornata e il mio vecchio nome era qui ad aspettarmi, dopo quattro anni nessuno lo ha preso, mi sento così felice per una cosa così piccola e stupida.
Spero vi ricordiate ancora di me, io non ho dimenticato nessuno di voi.
È un ciclo.
Una marea continua.Â
Ci sono e non ci sono.
Torno e non torno.Â
In qualche modo penso che sia finita, che sia l'ultima ondata, che adesso potrò riposarmi sul bagnasciuga.Â
Ma l'acqua torna sempre prepotentemente.
come mai ti chiami 'senza titolo'? di solito è il nome dei blog appena nati..
Perché c'è stato un cambio di nome e non riesco a trovarne un altro
Perché i tuoi occhi quando sei triste sono uguali ai miei.
Sto vivendo nella più totale schizofrenia.
Ormai ho l’abitudine fissa di scrivere mese e anno ogni volta che inizio un libro. E se è un regalo li vicino scrivo anche un’iniziale. in questo modo la mia copia di men without women ha una D. e 8/16 scritto in piccolo nell’angolo a destra. O the day of the jackal ha una J. e 9/16 sotto il titolo.Â
E così via, continuo a accumulare libri, e continuo a passare mesi a leggerli.Â
La lettura è l’unica costante della mia vita.
Se ne stava nella bara, pronto per essere seppellito e, tuttavia, lui sapeva di non essere morto. Se avesse tentato di sollevarsi l’avrebbe fatto in tutta facilità . Almeno spiritualmente, ma non ne valeva la pena. Era meglio lasciarsi morire lì; morire di morte che era la sua malattia.
Il segno più evidente del peso del tempo sul destino dell'uomo è, secondo me, rappresentato dal nostoi nel luogo d'infanzia. Quando gli abitanti sono smarriti, le strade desolate e le dimore inabitate pronte alla demolizione. Quando la via di casa, che nella dimensione onirica del ricordo aveva le fattezze di un boulevard, ritorna a essere un sentiero di terra battuta. Quando dunque il paese reale si allontana dall'indefinita vaghezza del paese immaginario per assumere i contorni decadenti di un mondo all'acme della sua distruzione. Lì l'uomo diventa testimone e vittima della fragilità e di come questa doni valore alla propria esperienza.
Soltanto gli alberi dei paesi sembrano durare più dello spirito degli esseri umani. E ho sempre avuto l'impressione che loro si ricordino di noi ben più di quanto noi stessi potremmo mai fare.
Cucinare surgelati tagliarsi le vene
stamattina ero dallo psichiatra; non so se guarirò
Ci si esce, in un modo o nell'altro
dicono la felicità non è costosa