Telo rosso con al centro un ippogrifo stilizzato color oro? C`è. Loghain in costume intero tinta vinaccia, dalle spalline finissime senza esagerare sullo scollo, ma lasciando la schiena candida scoperta fino alle fossette presenti alla curva del fondoschiena, c`è. Cappello a tesa larghissima, nero, proprio come il cinturino ad evidenziare il punto vita solo sul davanti di quel costume, assieme ad un paio d`occhiali grandi da diva vintage, ci sono. Lunghissime gambe bianche che si muovono sul telo in riva al Lago Nero, la destra piegata con il ginocchio verso l`alto e la sinistra stesa, ci sono, assieme alle braccia che sostengono la posa mezza inclinata all`indietro della Grifondoro. Insomma, se non fosse per la chioma sciolta smossa dal vento, ma occultata in gran parte da quel cappello così femminile, nessuno potrebbe riconoscere che sia proprio lei, a non prendersi il sole, data la giornata bella solo a tratti, rimirando le acque scure del Lago. Quel corpo che sta cambiando così tanto in quegli ultimi mesi, resta asciutto e bianchissimo, eccezion fatta per i punti dove le ossa si congiungono, e la pelle si spruzza di lentiggini chiarissime. Sta li, un po` annoiata, o forse calata nella parte, a guardare il bagnasciuga. Bacchetta nel fodero stesa affianco a lei.
Cadel è a guinzaglio libero da dieci giorni ovvero dalla fine degli esami. Da allora si è visto pochissimo, o almeno, si è visto pochissimo sveglio. Qualcuno avrebbe potuto trovarlo a qualsiasi ora riverso su un divanetto in sala comune, nel suo letto o sotto qualche albero tra fogli di pergamena disegnati o scritti dalla sua prendi appunti, squassati e portati via dal vento. Si è appunto appena ripreso dal pisolino post prandiale sotto un albero quando si avvia verso le sponde del lago con l’idea di risalire al castello. Essendo originario della bassa Inghilterra per lui è sempre fresco e indossa infatti un paio di jeans con sopra una camicia a righine rosse, di tela, ma a maniche lunghe. I capelli sono da accorciare e formano un cespuglietto castano chiaro sulla sua testa mentre gli occhietti marroni, quasi miracolosamente, non hanno quasi più occhiaie. La pelle chiara sta prendendo timidamente colore e anche la sua espressione generale, probabilmente finalmente rinfrancata dal recupero di decide di ore di sonno, sembra serena e priva di quella sfumatura di morte. Ha finalmente quindi l’aria di un ragazzino sereno, sempre più alto. Mentre cammina scorge la figura di Merrow e, senza riconoscerla, rimane a fissarla qualche momento prima di prendere una matita e cominciare a farne uno schizzo sedendosi su uno scoglio vicino alla riva del lago.
Lei, ovviamente ignara d`esser osservata, e tantopiù, musa per qualcuno di totalmente inaspettato, sta “in posa” continuando a guardare verso l`orizzonte, con le labbra morbide e piene sempre un po` imbronciate, mentre il piede destro scivola di qualche centimetro avanti ed indietro sul telo, a provocarsi un solleticante massaggio sotto la pianta. Passano lunghi minuti, e forse quel ragazzino di passaggio che lei non ha visto, avrà appena il tempo di gettare uno schizzo generale di quella ragazza che così tanto poco le somiglia, prima che decida di liberarsi dell`ampio cappello, fermandolo sul telo con un sasso che si sporge verso sinistra ad agguantare per evitare che il vento se lo porti via, appoggiando anche i grandi occhialoni neri accanto alla paglia nera del cappello, per rivelare quei suoi tratti così particolari e spigolosi, adesso liberi da occultamento, mentre la Grifondoro s`alza e comincia a percorrere i pochi metri che la distanziano dal bagnasciuga. L`aria lacustre le scompiglia i capelli neri già ribelli di per sè, che lei tenta invano di portarsi dietro l`orecchio destro in un moto che li vorrebbe ordinare, ma senza successo, finendo con i piedi nudi e magri, a contatto con i sassolini che sostano sotto il pelo dell`acqua, le braccia magre ma allenate, lasciate lungo i fianchi, e quella schiena nuda che ora si fa visibile in quella scollatura che fa fare capolino proprio alle due fossette piccine sopra la curva del fondoschiena. In generale, la Loghain pare un atletico animale privo di alcuna parte grassa, o quasi, dall`aria predatrice ma diffidente. Guarda in basso, muove le dita dei piedi per insinuarle nel fondale ed alla fine si china a levare dall`acqua una lunghissima alga verde, prendendola a mano piena e gettandola verso destra senza tanti complimenti. Solo a quel punto, si accorgerebbe della figura non troppo lontana di qualcuno, che lei resta a fissare con fare truce e poco comprensivo, senza riconoscerla.
E’ solo uno schizzo, ma ha già tutte le forme ben delineate e sorprendentemente precise per un ragazzino di quasi tredici anni. Gli occhi scuri passano da lei al foglio e riesce anche un paio di volte a continuare il tratto, guardando lei, e lasciando andare da sola la mano. Nel momento in cui la ragazza comincia a togliersi il cappello, Cadel abbassa lo sguardo, per correggere la tesa, visto che la situazione sta per cambiare e rischia di non averla ritratta in maniera fedele. E quando alla fine torna con lo sguardo sulla fanciulla, questa si è già tolta gli occhiali. E’ un solo colpo, forte, allo stomaco, che gli mozza il fiato, gli fa accelerare il battito del cuore e, per un secondo, tremare la mano. Un brivido di quella che identifica come paura gli scorre lungo la colonna vertebrale e abbassa lo sguardo sospirando e sentendosi stupido, dato che, quella ragazza, è solamente Merrow. La conosce benissimo, va a dormire gelata nel suo letto, gli dà fuoco allo stesso. Sente il bisogno di andare via da lì, come se stesse facendo qualcosa di sbagliato. Infila lo schizzo tra le varie altre cartacce e prosegue comunque verso di lei, come se le dovesse dire che era lì, passava di lì, ma non stava facendo niente, si vede no, è solo il solito disagiato con pergamene e faccia, un po’ meno, di morte.
«Ti fai un bagno con me?»
«Merrow?» chiama come se sott’acqua le voci fossero audibili «Merrow» ripete un po’ più allarmato.
Beh, non poteva andare tutto perfettamente no? Ma quella manata d`acqua che lui accoglie così generosamente tra le sue fauci, facendolo tossicchiare, la fa arrampicare come un`anguilla su di lui, spingendolo verso il basso ma venendo trascinata sotto a sua volta dalla presa sulla sua vita, pochi secondi ed entrambi riemergono come galleggianti attaccati ad un amo da pesca, tossicchiando un po` tutti e due, ma lei con una sfumatura di risata che non riesce a trattenere «Allora non sei una testa di Schiopodo come fai credere! Con quell`aria da “voglio morire, seppellitemi nella mia amata Canterbury!"» e si, gli sta facendo il verso.
Si beve l’acqua e poi affondano per riemergere, ma dopo i primi tossicchiamenti anche Cadel sorride e poi si lascia andare in una risata sommessa. Non la molla però perché non si fida anche se la sua frase lo lascia basito. E infatti tornato serio alza lo sguardo stupito e appena interdetto su dilei. No, non si era reso conto di avere quell’espressione. Si fa appena più pensieroso. La guarda però mentre fa quel movimento per sistemarsi i capelli e la lascia andare.
Lo vede prendersi degli attimi di riflessione, come se poi lei gli avesse appena svelato il segreto della Pietra Filosofale «E` inutile che fai la faccia da Doxy, lo sai che è così!» lo sa davvero? Non appena la lascia andare, lei comincia a nuotare in direzione della riva, sotto quel cielo nuvoloso che pare minacciar pioggia da un momento all`altro, ed infatti un rombo lontano sembra lasciar intendere che il momento non sarà troppo in là nel tempo. (…) anche perchè è tutta intenta ad avventarsi bagnata da testa ai piedi, verso il cumulo di pergamene che lui, malauguratamente ha deciso di lasciar incustodite. E se fosse riuscita a prenderle, si limiterebbe a scappare via, per non venir interrotta nel suo rimirare i disegni di Wallace senza interruzioni. Probabilmente darebbe inizio ad una sorta d`acchiapparella a perdifiato, almeno finchè il cielo non decide d`averne abbastanza, cominciando a riversare a secchiate, quella pioggerella estiva tipica, costringendo i due ad agguantare i propri averi e coprirsi con il telo sulla testa, fuggendo via schiamazzanti, in direzione del castello, come due eroi ammantati di rosso ed oro, sotto il segno dell`Ippogrifo.