Vincenzo Agnetti, “Libro dimenticato a memoria” (1970).
Mostra: “Agnetti. A cent’anni da adesso”. Palazzo Reale, Milano.
Una cornice costituita da vuoto austero e categorico poichè nella vacuità risiede il senso del messaggio. Uno spazio fatto di nulla, un luogo astratto dove ogni cosa si rende possibile perché immaginabile e dimenticabile. Malgrado la contraddizione insita nell’ossimoro “dimenticare a memoria” in quest’opera si cela una verità tangibile che ogni persona ha conosciuto. Una realtà che gli ha insegnato la vita stessa e cioè che l’esistenza non può nè potrà mai essere una sequenza di certezze poichè è capace di paradossi, di situazioni inconciliabili e contrapposte. Per andare avanti è dunque necessario ricordare ma allo stesso modo lo è riuscire a dimenticare. La forza di un racconto fatto di vuoto allora sta proprio nella capacità di svolgersi e di cancellarsi per sempre o per un solo istante, in questo modo ognuno di noi avrà la possibilità di riempire quel rettangolo con ciò che in quel dato momento sente più affine alla propria sensibilità: immagini, pensieri, parole, ricordi, oppure semplicemente col nulla.













