“Ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato”
Sfogliando l’indice del volume “La fotografia. Oggetto teorico e pratica sociale”, che raccoglie parte degli Atti del 38° Convegno dell’Associazione Italiana Studi Semiotici, sono rimasta colpita dal titolo dell’intervento di Umberto Eco “Ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato”. Tra i vari temi che Eco tratta c’è quello del rapporto della fotografia con la memoria personale, ed è proprio su di esso che voglio riflettere.
Istintivamente viene da pensare che avere molte foto corrisponda ad avere molta memoria, e a causa di questa credenza si è portati ad affidare totalmente o quasi i propri ricordi alla fotografia, utilizzando così poco o niente la propria memoria “naturale”. Probabilmente tutti hanno passato, almeno una volta, una determinata situazione a fotografare di continuo. Nel suo intervento Eco racconta ad esempio di come gli sia successo negli anni sessanta durante una vacanza tra le abbazie romaniche e le cattedrali gotiche francesi, e io potrei raccontare di come mi sia successa la stessa cosa una decina di anni fa durante il mio primo viaggio a Roma.
Ma le cose stanno davvero così? Eco continua il suo racconto affermando che di quella vacanza non ricorda più niente “Ero troppo occupato a fotografare e non ho guardato.”, e io come lui non ho ricordi del mio primo viaggio a Roma.
La fotografia può quindi indebolire e diminuire la memoria, fino ad arrivare a cancellarla del tutto. Tra l’altro trascorrendo un certo evento a fotografare di continuo esso non sarà goduto e vissuto appieno, o nel peggiore dei casi per niente. Inoltre, partendo dal presupposto che selezionare vuol dire valorizzare, l’agire in questo modo fa perdere di vista le cose davvero importanti da fotografare, e porta quindi ad avere molte fotografie senza valore. A questo proposito Eco scrive “l’ammasso delle fotografie esistenti sarà come Internet che è “Funès el memorioso”, che ricorda tutto e pertanto non sa cosa è importante ricordare.”.
Ci tengo a concludere dicendo che le estremizzazioni sono prive di senso. Non è corretto affermare che la fotografia aumenti sempre la memoria tanto quanto lo è affermare che la diminuisca sempre. Dipende dalle quantità: se si fotografa con moderazione la fotografia funge da aiuto alla memoria, mentre invece se lo si fa in eccesso la fotografia funge da ostacolo a essa. Risulta quindi evidente che convenga fotografare con moderazione. In questo modo si avranno fotografie selezionate e valorizzate, si potrà godere e vivere il momento, e la fotografia fungerà da aiuto alla memoria.








