memories.
La memoria è una cosa strana. Quando ero più piccola volevo ricordare qualsiasi cosa, non riuscivo proprio a spiegarmi perché non mi fosse concesso di poter ricordare i miei primi contatti col mondo circostante, il primo pensiero alla vista dei miei genitori, le cose che mi facevano piangere e soprattutto quelle che mi mettevano allegria. Rimpiangevo di non aver la minima idea di cosa parlasse mamma quando mi raccontava di viaggi che avevamo fatto insieme in posti che sembravano così interessanti e diversi, tutti quando ero ancora troppo piccola per averne memoria. Che senso ha se non posso nemmeno ricordarmi quello che mi è capitato prima di oggi? Un po’ melodrammatica come domanda, specialmente per una bambina, ma la propensione al dramma non mi è mai mancata. E comunque alla fine ci sono sempre state cose che ricordavo con più o meno chiarezza, non era proprio tutto un grande buco nero ecco, altrimenti la cosa sarebbe stata abbastanza grave, il problema era che io non volevo scordare nulla: sognavo una memoria fotografica, desideravo poter ricordare ogni parola che leggevo nei libri, mi immaginavo in grado di citare qualsiasi cosa, quando in realtà a malapena mi riusciva ricordare cosa avessi mangiato per pranzo due giorni prima. Si, perché nonostante tutti i più grandi sforzi in merito, la mia memoria è sempre stata abbastanza pessima. Crescendo me ne sono quasi fatta una ragione, anche se non troppo; ho imparato che bisogna apprezzare ogni singolo momento al momento giusto, se mi si passa il gioco di parole, ma soprattutto ho capito che molto di ciò che viviamo perde chiarezza per permetterci di mettere a fuoco su ciò che deve ancora venire, per consentirci di mantenere un minimo distacco da quei momenti di troppo dolore che tutti abbiamo provato almeno una volta e in ultima istanza per farci invidiare quei geni che sembrano ricordarsi anche le cose più inutili. Ultimamente ci sto ripensando un po’ a questa cosa dei ricordi, e forse mi contraddico, e mi contraddico spesso perché la coerenza è sopravvalutata e una vita senza qualche contraddizione è sicuramente parecchio noiosa. Comunque dicevo, ci sto ripensando perché non riesco a togliermi dalla testa che noi siamo i nostri ricordi e senza questi non siamo niente, o quasi. Solo che ora con cognizione di causa, nuovamente mi chiedo, che senso ha continuare a vivere senza punti di riferimento, persi nell’oscurità di una stanza buia che solo di rado è illuminata da qualche piccola luce? Forse non dovrei chiedermelo, forse dovrei accettare passivamente il fatto che non tutto ha una spiegazione logica, che certe cose non si possono comprendere, che non tutto ha un senso e infine, diciamolo pure senza vergogna, che gli xfiles esistono. Il fatto è che quando penso al verbo accettare, mi viene in mente solo una grande accetta che userei per fare a pezzi il mondo, quindi forse su questa cosa dell’accettazione c’è da lavorare ancora un po’, ma tanto alla fine, anche di questo discorso un po’ emozionale e parecchio sconclusionato rimarrà solo un vago ricordo.









