Mia madre aveva paura di vedermi felice.
Era una donna mia madre, una donna da stimare, ma non da amare.
Aveva paura dell’amore, non amava nemmeno il suo compagno, lo usava per compagnia.
Aveva paura dell’amore mia madre, le faceva impressione il calore di un abbraccio, ma forse solo il mio.
Aveva paura dei sentimenti, delle emozioni, della felicità, degli attimi semplici.
Voleva essere capita mia madre, ma senza lasciarsi capire davvero.
Voleva che io le leggessi nella mente, che capissi ciò che voleva da me.
Ed io ci avevo provato così tante volte, a fissarle la testa per sperare di entrarci dentro, per carpirne fino al più piccolo volere nascosto.
Ma poi, finivo sempre per fare qualcosa che non le andava a genio.
Ogni volta che mi perdevo in qualche sorriso o battuta, mi guardava come se fossi una persona frivola, e forse lo sono davvero.
Io ho le macchie del carattere di mio padre dentro di me, ed inutili sono stati i miei sforzi di cancellarle, cercavo di smacchiarle, le sfregavo con così tanta forza da strapparle, ma esse restavano lì.
Il carattere di mia madre invece mi era entrato dentro senza nemmeno bussare alla porta. Non me ne ero nemmeno accorta, che tutto ciò che avevo sempre odiato adesso faceva parte di me.
Le grida isteriche, gli scatti d’ira incontrollati, l’odio verso tutti, il non fidarsi di nessuno, non avere nemmeno un amico.
Pian piano mi aveva trasformato nella versione peggiore di se stessa. Lei si illudeva di cambiare in meglio e io senza nemmeno accorgermene diventavo sempre peggio.
Via la timidezza dei primi anni, via i timori, le paure, il dolore.
Il dolore, questo maledetto dolore. Me lo faceva mangiare, mi faceva inghiottire le lacrime perché diceva che erano inutili. Allora cercavo di farle entrare dentro, e queste, mi hanno soffocato l’anima.
Avevo lasciato spazio ad una persona che non ero io.
Ero diventata ciò che lei mi ha sempre fatto credere fosse giusto essere.
Nascondi il dolore, fai finta che non esiste.
Nascondi i pianti, le paure, le insicurezze.
E così ero anche con le mie amiche, lasciavo che parlassero loro, io non parlavo mai, non condividevo niente.
Quando poi uscivano dalla mia vita così come erano entrate, facevo finta che non me ne fregava niente, e forse non me ne fregavo davvero.
Inconsapevolmente, ho passato la mia vita a cercare di fare tutto quello che voleva, ma deludendola lo stesso.
Perché oramai sono lo spettro di me stessa, sono diventata un involucro vuoto che emana rabbia e rancore.
Io sono mia madre.
















