Like Human do / Pavillion Social-Lucca
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❣ Chile in a Photography ❣

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@credcarpet-blog
Like Human do / Pavillion Social-Lucca
https://soundcloud.com/like-human-do/like-human-do
Old enough to remember/Linz
A screening and a discussion focused on contemporary art video in Italy.
Old enough to remember explore and raises issues on Italian contemporary art like the relationship between artists and institutions, and the practices of self-producing. The screening would like to underline the central role of video in contemporary Italian society.
These videos are selected in order to catch the viewer’s attention and to underline the role of Italian contemporary art videos as aesthetic antithesis to television language of Berlusconism.
Featured Artists:
Bianco Valente, Elena Bellantoni, Matteo Guidi, Giuliana Racco, Massimo Ricciardo.
curated by
Vincenzo Estremo
Open Studios a Villa Romana/Firenze
Sabato, 28 settembre 2013, dalle 17 alle 24
I Premiati di Villa Romana 2013:
Shannon Bool + Dani Gal, Mariechen Danz, Heide Hinrichs,
Daniel Maier-Reimer
Inaugurazione:
Reinaissance resistance, Resistance reinaissance. Reinaissance resistance, Resistance reinaissance.
Liz Glynn, Genghis Khan Fabrication Co., Johannes Paul Raether, Mariechen Danz
In giardino:
Silva Agostini, Massimo Ricciardo, Studio ++
Radio Papesse: Radio Sueden
Performance / musica:
Mark Wehrmann, Malte Struck, Johannes Paul Raether, Mariechen Danz, Matteo Scano
Un luogo aperto a cura di Associazione Culture Attive 29 Giugno/1 Ottobre
Galleria di Arte Moderna e Contemporanea R. De Grada, via Folgore, San Gimignano. Francesca Banchelli, Gianfranco Baruchello, Michele Bazzana, Bread&Puppet, Lorenzo Cianchi, Emma Ciceri, Tacita Dean, Serena Fineschi, Regina José Galindo, Mario Giacomelli, Love Difference/Fondazione Pistoletto, Marco Andrea Magni, Pascale Marthine Tayou, Giovanni Ozzola, Adrian Paci, Maria Pecchioli, Giacomo Ricci, Massimo Ricciardo, Ufo, Nari Ward.
Documentario La regione autonoma dello Xinjiang è la zona nord occidentale della repubblica popolare Cinese. Questo vastissimo territorio – il più grande della Cina – è a maggioranza Uigura, popolazione autoctona di origine turkmena. La regione dello Xinjiang è anche nota come Uiguristan (terra degli Uiguri). Nello Xinjiang le relazioni tra gli Uiguri e gli Han – etnia maggioritaria in Cina, ma minoritaria nello Xinjiang – sono molto delicate, nel 2009 dopo un piano di riassetto urbanistico della parte antica di Kashgar voluto dal governo centrale di Pechino, sono scoppiati violenti disordini in cui molte persone hanno perso la vita. Dal 2009 nella regione si sono inaspriti i controlli e i mezzi di informazione restano tutt'oggi sotto sorveglianza da parte del governo centrale.
Soggetto
La realizzazione fisica di un tappeto in patchwork si intreccia con le vicende umane di un artista che vive e condivide gli spazi della quotidianità con i cittadini di due città cinesi poste nella remota regione dello Xinjiang. Il diario filmato del viaggio e della residenza nelle città di Urumqi e Kashgar in cui l'artista avvia una fitta rete di scambi e di doni per raccogliere indumenti che andranno a formare la materia di un tappeto composito.
Il Tappeto, oggetto multifunzionale e polisemico per gli Uiguri, realizzato dallo sforzo collettivo è destinato a diventare un luogo fisico e ideali di dialogo e scambio. Un oggetto testimone di un processo di connessione in cui un network spontaneo e concreto è sfuggito alla regolamentazione e alle limitazioni del controllo cinese.
IsPossible isPossible, Not Possible!
Sabato 6 ottobre
Mentre volo via da Kashgar, osservo il paesaggio e mi accorgo realmente che sto per lasciarlo. Un paesaggio dai colori contrastanti in cui si gettano periferie silenziose, ripenso all'andamento lento degli asini e ai carretti di legno, alle case non perfettamente regolari dal color giallo deserto e agli uliveti verdastri che decorano ogni casa uigura. Penso che tutte queste immagini lasceranno in me e sul tappeto un'impronta perenne.
Martedi 9 ottobre
Qui in Cina come nello Xinjiang, si festeggia come ogni anno la festa della Luna, un momento importante per tutti i cinesi. In occasione di questa festa milioni di persone tornano a casa per stare con i familiari, a volte dopo un anno di lavoro fuori città. Anche gli uiguri approfittano della settimana per ritornare dalle famiglie. La festa della luna però non è una ricorrenza uigura e forse anche per questo, nei giorni in cui mi trovavo a Kashgar, non ho visto nessuno festeggiare.
Solo oggi dopo 3 giorni riesco a organizzare insieme a Mohedeer Yasen, docente e direttore uiguro della sezione dell'Università di Belle Arti, gli incontri che mi ero prefissato di realizzare con gli studenti attorno al mio tappeto.
Alle ore 22.00 il giovane docente Abdulki riunisce circa venti studenti a cui presento il progetto credcarpet. Insieme a loro cerchiamo di capire come organizzare, per il giorno seguente, delle azioni significative all'università e in città.
Dopo circa due ore decidiamo che il tappeto farà un giro ad Urumqi, di mattina faremo colazione e la sera un vero e proprio party per gli studenti all'interno dell'Università. Resto piacevolmente stupito.
Gli studenti decidono che la mattina seguente il luogo prescelto per la colazione sarà il Children Garden di Urumqi a circa 20 minuti a piedi dal campus universitario, l'incontro è fissato alle ore 9.30 davanti al mio Hotel.
Mercoledi 10 Ottobre, ore 9.30
Maydan, Yasinjan, Manie, Anwarjan, Abilimit, Samort, Adljan, Nurbol, Rahmet, Kenges, Polat, Tohtabay, Aizat, Maynur, Adeljan, Semetey, Nuroia, Ablajan sono una parte degli studenti che hanno preso parte alla colazione. Abbiamo mangiato del nan (pane azzimo con semi di papavero e sesamo), l'uruk (albicocche), dell'uzum (uva), il tawuz (anguria), un khoghun (melone dolce), del yimish (uvetta), un paio di matang (pane di noci alla frutta), il kharsen meghriz (frittelle con zucchero, uvetta e noci), e bevuto alcuni succhi di frutta, dell'acqua e chiaramente della cocacola made in china.
Mentre camminavamo verso il Children Garden, mi tornavano in mente alcune frasi che avevo letto qualche tempo fa su un libro scritto da Obrist: “il museo come passeggiata, la passeggiata come museo”, e sentivo che qualcosa del genere si stava avverando.
Ore 16.00
IsPossible isPossible, Not Possible!
E' un pò il tema dei miei rapporti ad Urumqi, grazie a Mohedeer Yasen, ho capito che lavorare in autonomia, come ho fatto a Kashgar, è davvero difficile, soprattutto se affronti determinate tematiche. All'Università per certi versi è stato tutto più semplice.
Come da accordi ci siamo dati appuntamento alla spazio/galleria dell'accademia per l'allestimento della serata. Lo spazio solitamente viene usato per ospitare mostre di artisti cinesi conosciuti e dagli stessi professori.
Con gli studenti abbiamo optato di esporre la documentazione video e fotografica che avevo realizzato nei giorni precedenti, utilizzando tutti gli spazi della galleria.
L'entrata della galleria è stata destinata al tappeto e ad un bar ottenuto dal riutilizzo di alcuni pancali della precedente mostra, nelle altre sale una grande video-proiezione documenta il viaggio del tappeto a Kashgar, nella sala accanto uno slide show con le foto del mio lavoro a Kashgar andava ininterrottamente in due computers.
Ore 20.00
Puntuali alle ore 20, mentre io e Mohedeer ceniamo con dei noodles uiguri detti längmän, numerose persone ci aspettano in galleria per l'inaugurazione. Il längmän è un piatto che mi ha accompagnato in tutto il mio viaggio, come tutti i piatti della cucina Uigura hanno anche un significato simbolico, sono il cibo dell'amore, che dovrebbe durare tanto a lungo quanto sono lunghi gli spaghetti.
La presentazione in galleria avviene grazie al Mohedeer che introduce la mostra, il percorso realizzato e traduce tutti i miei ringraziamenti alla platea. La serata passa in modo piacevole e molti sono gli interventi che faranno, alla fine della serata, i visitatori sul tappeto, c'è chi inizia a ballare, ascoltando musica uigura, hip hop, canzoni di Michael Jackson e strani remix di Carosone.
Insomma non ci è mancato proprio niente.
11 ottobre, ore 12.30
Il giorno seguente nella sala conferenza del campus universitario si chiude definitivamente il mio viaggio e la mia esperienza nello Xinjiang. Il tema del convegno è un'analisi sul concetto di spazio espositivo e sul significato della riconversione degli spazi pubblici, espongo alcuni progetti italiani, internazionali e personali, realizzati negli ultimi anni. Ed infine parlo del concetto di spazio all'interno del progetto credcarpet.
OK!, no no no, no!
Quante volte in questi giorni ho sentito pronunciare queste parole dai miei amici uiguri: Ok! no no no, no!
Credo che tutto questo abbia un significato molto profondo qui a Kashgar, é come ribadire con fermezza che qui una cosa si puo' fare, ma altre ad altre quattro devi rinunciare.
Queste sono state le varie difficoltà che ho incontrato in questi sette giorni trascorsi in città. Qui regna spesso la paura, la polizia é ovunque semplicemente perché Kasghar rimane ancora la città del Xinjiang con la maggiore presenza uigura.
Oggi il nostro Credcarpet è stato finalmente esposto in strada, vari artisti e curiosi hanno contribuito con messaggi e piccoli disegni. Fantastici i due disegni di un bambino uiguro di circa 10 anni: lo stemma comunista cinese e un aereo per volare lontano.
Domani si riparte per Urumqi, il tappeto continua il suo percorso verso l'Università di Belle Arti.
Saluto Kasghar con l'ultima foto; la cittá che per millenni é stata la porta tra l'europa e l'oriente, per me resterà un luogo dove ho trovato grande umanità e amicizia spontanea.
Il disegno del bambino uiguro
Il tappeto viene inaugurato nelle strade di Kashgar
La cucitura
prima della cucitura
3 ottobre
Il Tappeto
Ieri sembrava impossibile, ore a discutere chiedendo ad amici e conoscenti all'interno del Bazar chi potesse cucire il tappeto, pare che in questa cittá non esistano fabbriche o sartorie attrezzate. Tutti ormai mi consigliavano di andare ad Hotan, una cittadina che dista solo 500 km, patria dei tappeti e della giada. Per la gente del posto pensare di arrivare fino ad Hotan é una semplice passeggiata visto che nel Xinjang ogni cosa dista almeno un giorno e mezzo di macchina.
Ore 8.00, stanza 421
Saydinjan, altro artista uiguro, senza preavviso viene a svegliarmi alle ore 8:00 del mattino dandomi una bella notizia: sarà lui a cucire il mio tappeto. Purtroppo alle 8.30 si renderá conto di non potercela fare da solo, i materiali da assemblare sono difficili da cucire.
Eppure la soluzione si trovava proprio accanto all'Hotel Kasir.
Stamani una famiglia uigura, due donne e un vecchio, incuriosita dal tappeto che avevo gia' predisposto a terra per mostrarlo a Saydinjan, si é subito offerta di realizzare il lavoro al posto dell'artista uiguro. Son bastati 400 RMB e 8 ore di lavoro per quello che oggi è il primo spazio contemporaneo temporaneo dello Xinjang.
L'assembramento preventivo del tappeto