Giorgio Caproni
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@dameriva
Giorgio Caproni
Natalia Ginzburg a Carlo Levi, 1950.
Per essere bambino ci vuole apprendistato di stelle nel giardino non basta essere nato
Filippo Strumia
La vita non è che va avanti da sola, ogni tanto per riavviarla ci vuole un piccolo errore. Attenzione, dopo una certa età, a quando scendi le scale. La rondine e il bacio, pensa insieme alle cose che normalmente stanno lontane. Attenzione alla luce, cerca ogni giorno di imbarcare molta luce. Si dovrebbe chiedere alle persone: quanta luce hai guadagnato oggi? La vita amorosa prima di tutto, ma aggiornala continuamente, l'amore della mattina magari non è lo stesso della sera. Offri qualche premura ai tuoi luoghi ogni tanto. Non togliere la morte dai tuoi pensieri, pensa piuttosto a mettere pensieri belli dentro il pensiero della morte. Vai dal dentista prima di fare un lungo viaggio. Tocca e fatti toccare da qualche sconosciuto. Cammina quando il corpo te lo chiede. Guarda tutti i giorni qualcosa che non hai mai guardato: anche dentro casa tua ci sono cose che non hai mai guardato. Vai al cimitero ogni volta che puoi, vai a leggere una poesia ai morti. Attraversa una piazza in modo inusuale e così pure un'amicizia. Infine, sappi che ogni regola è provvisoria, ogni attimo è provvisorio ma avere fretta di passare all'attimo successivo: la poesia, la gioventù e l'amore sono cose che non passano col passare del tempo, le puoi trovare anche da vecchio. Ora abbraccia tuo padre e tua madre. Il valore della tua vita dipende solo da te, sei dai valore alla tua vita aiuti anche la vita degli altri.
Franco Arminio
Edward Hopper, Sera blu, 1914
Antonio Calderara, La finestra e il libro, 1935
Gervasio Troche
Sì: tu dovrai riconoscerlo. La nostra amicizia non fu come tutte le altre. Tutta celebrale, tutta intellettuale, tutta filosofica ebbe pur nondimento gli ardori e le tempeste degli attaccamenti del cuore. E non son neppur sicuro che il cuore non c'entrasse per nulla. Io non sono soltanto un cervello. Non senti quanta nostalgia in questi richiami, in queste memorie di una felicità irrevocabile?
Giovanni Papini, Un uomo finito, 1913, cap. X - Lui (via somehow---here)
Fred Herzog, Curtains (1972)
Dalle cose che feci o dissi non cerchino d’indovinare chi fui. C’era un impedimento a trasformare il mio modo di vivere e di agire. C’era un impedimento che m’interrompeva molte volte che stavo per parlare. Dalle mie azioni meno appariscenti e dai miei scritti più velati – da questo solo mi conosceranno. Anche se forse non varrà la pena che faccian tanti sforzi per capirmi. Più avanti – in una società perfetta – apparirà di certo qualcun altro che mi somigli e come me sia libero.
Costantino Kavafis, Cose nascoste
René Magritte - Le Voyageur (oil on canvas, 1937)
Edward Hopper, Night Windows, 1928
Lei dice non mi importa se mi credi o no, è la verità, poi tu credi pure a quello che ti pare. Quindi è sicuro che mente. Quando è la verità si fa in quattro per cercare di farti credere a quello che dice. Perciò sento di non avere dubbi. Si rasserena e guarda dall’altra parte, lontano, ha l’aria furba con la sigaretta sotto la luce che entra dalla finestra bagnata, e io non so cosa mi sento di dire. Dico Mayfly [1] con te non so più cosa fare o cosa dire o a cosa credere. Ma ci sono delle cose che so per certe. So che io sto diventando vecchio e tu no. E che ti do tutto quello che ho da darti, con le mani e con il cuore. Tutto quello che ho dentro di me te l’ho dato a te. Tengo duro e lavoro sodo ogni giorno. Ho fatto di te l’unica ragione che ho per fare quello che faccio sempre. Ho cercato di costruire una casa per te, una casa di cui facessi parte, e che fosse una bella casa. Mi rassereno anch’io e getto il fiammifero nel lavandino insieme ad altri fiammiferi, piatti, una spugna e cose del genere. Dico Mayfly il mio cuore ha fatto il giro del mondo e ritorno per te ma ho quarantotto anni. È ora che la smetto di lasciarmi semplicemente trascinare dalle cose. Devo usare quel po’ di tempo che ancora mi resta per cercare di sistemare tutto e stare bene. Devo provare a stare come ho bisogno di stare. In me ci sono delle esigenze che tu non riesci neanche più a vedere, perché ci sono troppe esigenze tue di mezzo. Lei non dice nulla e io guardo la sua finestra e sento che lei sa che io so, e seduta sul mio divano fa un movimento. Ripiega le gambe sotto di sé, ha un paio di pantaloncini. Dico in fondo non mi importa di quello che ho visto o che credo di aver visto. Non è più quello il punto. So che sto io diventando vecchio e tu no. Ma ora mi sento come se ci fosse tutto me stesso che va verso di te mentre di te in cambio non mi viene più niente. Ha i capelli tirati su con un fermaglio e delle forcine e si tiene il mento con la mano, è mattina presto, sembra che stia sognando rivolta verso la luce pulita che entra dalla finestra bagnata sopra il mio divano. È tutto verde, dice. Guarda com’è tutto verde Mitch. Come fai a dire di provare certe cose quando fuori è tutto così verde. La finestra sopra il lavello del mio cucinino è stata ripulita dal violento acquazzone di stanotte e ora è una mattina di sole, è ancora presto, e fuori c’è un casino di verde. Gli alberi sono verdi e quel po’ d’erba che c’è oltre i dossi rallentatori è verde e allisciata. Ma non è tutto quanto verde. Le altre roulotte non sono verdi e il mio tavolino lì fuori con le pozzanghere allineate e le lattine di birra e le cicche che galleggiano nei portacenere non è verde, né il mio furgone, o la ghiaia della piazzola, o il triciclo che sta rovesciato su un fianco sotto un filo per il bucato senza bucato sopra accanto alla roulotte vicina, dove c’è uno che ha fatto dei bambini. È tutto verde sta dicendo lei. Lo sta sussurrando e il sussurro non è più rivolto a me lo so. Getto la sigaretta e volto bruscamente le spalle al mattino con il sapore di qualcosa di vero in bocca. Mi volto bruscamente verso di lei che sta sul divano in piena luce. Da dov’è seduta sta guardando fuori, e io guardo lei, e c’è qualcosa in me che non si riesce a chiudere, nel guardarla. Mayfly ha un corpo. E lei è la mia mattina. Dite il suo nome.
David Foster Wallace
Sogno di bere una fanta in una bocciofila poco davanti ad una fontana che gocciola, dopolavoro di autisti e tranvieri, domenica, sole d’estate che avvita i suoi raggi nell’anima. Lì piano piano potresti capire che esisto sempre, con te, senza te, col cuore di vento, come la linea più bella che traccia una rondine quando nel cielo rincorre l’arte di perdere.
Anna Lamberti-Bocconi
Se d’amore si muore, siamo morti noi: siamo un romanzo d’appendice in atto: (anzi, siamo un romanzo nazional-popolare, ma calibraticamente camuffato da romanzetto rosa): (anzi, siamo un romanzo osè): (un rosè): (anzi, una coppia di vegeti, di vegetanti vecchietti, torchiati nel torpido torchio delle nozze d’argento): (a un passo, a un pelo, appena, da un romanzo nero): (siamo un romanzo rosso, quasi): e noi facciamo, parliamoci chiaro, pena piena, e pietà comunico le coordinate necessarie; torno da Como, è il 26 settembre, sono le 21,37, ho chiesto il conto al ristorante, prenderò il rapido delle 21,50, e ti ho capito: è tutto: perchè, per te, per me, non è possibile sopportarla più oltre, questa ambivalenza insolubile, nel vino della vita che viviamo: questa vita, anzi: (la vita): (annacquata, innacquata): e se ti dico e se ti scrivo che non sono altro che un contemporaneo, a capirmi, a capirci, se va bene, abbiamo, in tutto e per tutto, il 25% dei nostri eredi naturali, allo stato attuale delle cose: così, con tanti auguri, ti aggiungo, poi, che noi se d’amore si vive, siamo vivi
Se d’amore si muore, siamo morti noi - Edoardo Sanguineti