YOU, would enjoy the way I am
he wasn't even looking at me and he found me

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@dolcepenombra
YOU, would enjoy the way I am
Your body belongs to me.
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La orca, 1976
sabato sera
▪️◾️◼️⬛️◼️◾️▪️
Salve
Pensavo di essere etero ... Poi ho visto Alessandra Mele all'Eurovision 😍😍
Riflessione personale: Matt Smith è la prova che non si deve per forza essere belli per avere sex appeal. 😍
Parte seconda.
Le mani continuavano a tremarmi mentre mi spogliavo. Mi aveva dato libera scelta sull' abbigliamento. Forse voleva mettermi alla prova, voleva vedere se fossi stata in grado di soddisfarlo, se lo conoscevo abbastanza da essere all’ altezza delle sue aspettative, o forse voleva semplicemente mettermi a mio agio. Molto più probabile tutte le cose messe insieme. Come per quasi ogni donna, la decisione era stata ardua. Non mi erano mai piaciute le scorciatoie, volevo sudarmela la vetta. Avevo pensato che con un tacco dodici e un vestitino avrei vinto a mani basse. Lo avrei eccitato facilmente, se fosse stato quello che volevo. Ma io volevo di più, molto di più. Volevo ad ogni costo e con ogni mezzo entrare in ogni cellula del suo corpo, volevo essere in grado di eccitarlo solo al pensiero di me. Volevo entrare così in profondità da fottere i suoi neuroni. Volevo fargli esplodere il cazzo anche completamente vestita. E sapevo che questo non aveva minimamente a che fare con l'abbigliamento ma con quella chimica ingestibile che si crea tra due persone. Ero consapevole di aver già fatto un buon lavoro con i messaggi e le telefonate, ma il vero banco di prova era lì. In quel momento. Nelle mie mani mentre sbottonavo la camicia. Avevo giocato in casa mettendo un semplice jeans scuro attillato, camicetta blu e delle decolté non troppo alte. Procedevo lentamente, un bottone dopo l'altro. Come piccoli passi verso la cima. Scoprii le spalle e la feci cadere a terra. Tolsi le scarpe e sfilai con calma i jeans. Rimasi con un completo di cotone e pizzo nero, semplice e sensuale senza esagerare né nella semplicità né nella sensualità. Una discreta terra neutrale, stava a me condurlo da una parte o dall’ altra. Era impressionante come, senza vederlo, sentissi il suo sguardo addosso. Sentivo i suoi occhi che percorrevano il mio corpo senza farsi sfuggire nulla. Una volta tolto anche l’intimo mi sentii molto più che nuda, quasi scoperta, privata della mia pelle. Ma sapevo che quello era solo l'inizio. Lui era capace di arrivare molto più a fondo, sapeva scavare dentro di me come mai nessuno aveva fatto prima. Sussultai quasi quando lo sentii alzarsi ed avvicinarsi. Fino a quel momento era rimasto in silenzio, immobile ad osservarmi.
- Ora è il momento di vestirti della tua essenza-
Non capii subito cosa volesse dire, poi mi fece allungare le mani e mi diede una scatola. Toccai il coperchio e lo sollevai, misi una mano all' interno e trattenni il fiato. Toccai quell’ oggetto circolare di cuoio, sentii la fibbia, l'anello. Sollevai la testa quasi dimenticandomi della benda, avvertii le sue mani che prendevano il collare, e me lo mettevano al collo. In quel momento capii il significato della parola “completezza “. Da qualche parte dentro di me qualcosa si mosse, come se si fosse risvegliata all' improvviso una mia parte sconosciuta. Toccai il collare e sentii le lacrime agli occhi per qualche strano motivo. Deglutii.
-Sei quasi perfetta-
Un rumore leggero di catena, poi il moschettone scattò e sentii il collare tirare.
-Giù-
Mi misi subito in ginocchio, coi palmi sulle cosce.
Lo sentii sorridere.
-Ci sei quasi-
Tiró il guinzaglio e finii a quattro zampe, lo seguii di qualche passo e capii che si era di nuovo seduto, forse su una poltrona. Rimasi lì in attesa e cercavo di immaginare la scena vista da fuori. Io a quattro zampe e lui seduto che mi fissava e decideva cosa fare di me. Chissà se aveva un piano fin dall’ inizio o si sarebbe lasciato ispirare dal momento. Percepii il suo odore più vicino. Forse aveva i gomiti sulle ginocchia ed era a pochi centimetri da me. Dovevo combattere con l’impulso di toccarlo, di annusarlo, di baciarlo. Allungò una mano e mi toccò la bocca.
-Hai delle labbra che sfiorano l'indecenza.-
Quel commento agitó la mia parte troia che inizio a saltellare chiedendo di essere messa alla prova. Come se mi leggesse nel pensiero si mise a ridere. Sentivo il suo dito che percorreva il contorno della mia bocca, poi si insinuó dentro, spingendo sui denti e facendomi aprire la bocca, allungai la lingua istintivamente e leccai il dito, non disse nulla e mi sentii autorizzata a continuare. Chiusi piano la bocca e iniziai a succhiare delicatamente.
-Vediamo se sei brava anche con qualcos’altro-
Trattenni un sorriso, ma dentro di me pregustavo la vittoria di questa sfida.
Racconto scritto da Dolce Penombra.
Seduta sul sedile posteriore del taxi, ripensavo alla nostra prima telefonata. Alla prima volta che avevo sentito la sua voce. Il momento in cui le parole scritte avevano preso forma, attraverso il suono della sua voce decisa e avvolgente. Ricordo bene come era stato in grado di entrare in ogni fibra del mio corpo. Quel suono aveva percorso ogni centimetro del mio essere, sconvolgendolo completamente. Certe parole riecheggiavano nella mia testa facendomi aumentare il battito cardiaco e bagnare tra le cosce. Il taxi si fermò davanti all’ hotel. Pagai, ringraziai e scesi. L'aria fresca della sera mi risvegliò da quel strano torpore che mi accompagnava da diversi giorni. Dal momento in cui avevamo deciso cosa fare. Salii i pochi scalini ed entrai nella hall. Mi diressi al bancone e mi resi conto di avere la bocca asciutta, deglutii.
-Buonasera, mi aspettano nella camera 311-
L'uomo fece un piccolo cenno con la testa. -Certo, al terzo piano. Gli ascensori sono dietro di lei- sorrise leggermente. Ringraziai e mi voltai. Mentre aspettavo che le porte dell’ ascensore si aprissero sentii il suo sguardo sulla schiena e mi venne naturale chiedermi cosa pensasse. Non avevo fatto alcun nome dell’ ospite, forse dava già per escluso che fossi la sua fidanzata, forse aveva pensato ad una prostituta. L'idea mi fece quasi sorridere e da qualche parte dentro di me mi sentii eccitata dall’ idea. Entrai nell’ ascensore, premetti il bottone del terzo piano e attesi la chiusura delle porte. Aprii la borsa e presi un oggetto nero e morbido. Lo strinsi tra le mani e realizzai che stavo tremando. La salita mi sembrò eterna. Una parte di me voleva fuggire, mi domandava continuamente cosa stessi facendo, come mi era saltato in mente anche solo di pensare ad una cosa simile, stavo quasi superando il limite del consentito. Anzi, senza il quasi. Stavo per compiere un gesto incosciente e sconsiderato. Poi c'era l'altra parte di me. Quella a cui avevo permesso di guidare questo viaggio, quella che io definivo, senza giri di parole inutili, la parte troia. Avevo lasciato a lei ogni decisione, le avevo fatto accantonare il buon senso e le avevo detto “decidi tu “. E lei ovviamente aveva gongolato, la immaginavo sorridere vogliosa mentre aveva deciso di farlo. Era stato come dare da bere ad un assetato. Aveva tracannato quest’ esperienza tutta d'un fiato. Avevo lasciato libera una parte di me sempre tenuta legata, e lei era corsa in giro come un cucciolo felice. Ma ora, in quel corridoio d'albergo, mentre percorrevo i passi che mi separavano da lui, la parte razionale di me aveva fatto capolino e scalpitava per farsi ascoltare. Era una lotta a volte estenuante. Dovere o volere? Istinto o ragione? Era inutile tirarsi indietro ora, anche se lui lo avrebbe compreso, ormai avevo deciso e non mi piaceva ritornare sui miei passi. Volevo seguire l'istinto e avrei accettato tutte le sue conseguenze. Mi fermai davanti alla porta. Presi la benda nera, respirai a fondo e la misi sugli occhi legandola stretta. Poi bussai. Anche quell’attesa sembrò interminabile. Sentivo il cuore esplodere. La serratura scatto e sentii la porta aprirsi. Rimase in silenzio qualche secondo poi mi parlò.
-Allunga la mano- la sua voce era miele per i miei ormoni, mi fece vibrare ogni cellula.
Gli porsi la mano e la prese deciso, il suo tocco era morbido, la pelle calda. Mi aiutò ad entrare nella stanza. Poi mi lasciò lì, in piedi. Cercai di percepire dove fosse, sentii all’ improvviso il suo respiro addosso, mi avvolgeva come una coperta. Ero ubriaca di lui, senza averlo nemmeno assaggiato né visto. Mai nemmeno una foto, settimane di chat e telefonate. Quando era arrivata l'offerta dell’ incontro al buio ero stata titubante. Poi dentro di me avevo sentito quella sensazione inspiegabile che ti lega ad una persona, quella che ti fa scegliere una persona piuttosto che un'altra, quella calamita che ti attrae senza alcuna ragione apparente. È così e basta. Vuoi Lui ad ogni costo, si segue solo l'istinto, quella voglia animale che ti trascina dove vuole.
Mi faceva effetto pensare che lui fosse lì a guardarmi, poteva vedere tutto di me, mi sentivo nuda anche se ero completamente vestita, aveva avuto i miei pensieri, le mie fantasie, i miei segreti. Ora avrebbe avuto anche il mio corpo.
Sentii le sue dita sul mio viso e il suo respiro sul collo.
-Hai un buon odore- disse.
Sentivo che la ragione mi stava abbandonando, volevo solo lui, volevo essere sua in ogni modo immaginabile.
-Ricordi la mia proposta?- chiese.
-Sì- sussurrai
-Dimmela-
-Un incontro al buio, tre ore in cui sarò tua e potrai disporre di me in qualsiasi modo vorrai, non potrò mai togliere la benda e obbediró ad ogni tuo ordine-
-Molto bene – disse soddisfatto.
Sentii che si allontanava e mi sembrò si sedette da qualche parte davanti a me.
Attesi in silenzio il suo ordine.
-Spogliati-
Ed io ubbidii.
-Racconto scritto da Dolce Penombra-
Ti piace farti leccare la figa ?
A chi non piace? 🤣