La cosa migliore che possa accadermi all'università è arrivare a considerare gli esami dati come patatine: ne vuoi sempre di più, uno dopo l'altro.
Io, che sono quella che scappa sempre, mi sono imposta di non saltare neanche un appello durante questa sessione (né durante nessuna di quelle future): l'unico modo che ho di vincere la paura è trattare gli esami come una cosa normalissima, da poco, e impedirmi anche solo di considerare l'orribile pensiero "dai, lo do al prossimo appello".
L'anno scorso, durante la sessione invernale non ho dato neanche un esame; è stato forse il periodo più basso della mia carriera universitaria. Ero ricoperta di vergogna. Ad alcuni dei miei compagni di corso ho mentito, dicendo di averne dati un paio, e la spirale di bugie mi faceva stare soltanto male.
Mi porto il peso tutt'ora - una bella lista di esami "indietro" - ma mi sono ben scrollata il torpore di dosso. Ad oggi, ho dato tre esami in quattro mesi. Uno ad ottobre in sessione autunnale e uno a novembre in sessione straordinaria, e un altro ancora per inaugurare la nuova sessione invernale, venerdì scorso.
Tornando a casa ho sentito il brivido post-esame spingermi a studiare ancora. Non si dovrebbe studiare per il piacere di passare l'esame, forse è vero, ma nel nostro disordinato sistema universitario, e con il modo altrimenti disordinato che ho io di studiare, fare altrimenti sarebbe un fallimento.
Buona sessione a tutti.
















