Come sei, Lettrice? È tempo che questo libro in seconda persona si rivolga non più soltanto a un generico tu maschile, forse fratello e sosia d'un io ipocrita, ma direttamente a te che sei entrata fin dal Secondo Capitolo come Terza Persona necessaria perché il romanzo sia un romanzo, perché tra quella Seconda Persona maschile e la Terza femminile qualcosa avvenga, prenda forma, s'affermi o si guasti seguendo le fasi delle vicende umane. Ossia: seguendo i modelli mentali attraverso i quali viviamo le vicende umane. Ossia: seguendo i modelli mentali attraverso i quali attribuiamo alle vicende umane i significati che permettono di viverle.
Questo libro è stato attento finora a lasciare aperta al Lettore che legge la possibilità d'identificarsi col Lettore che è letto: per questo non gli è stato dato un nome che l'avrebbe automaticamente equiparato a una Terza Persona, a un personaggio (mentre a te, in quanto Terza Persona, è stato necessario attribuire un nome, Ludmilla) e lo si è mantenuto nell'astratta condizione dei pronomi, disponibile per ogni attributo e ogni azione. Vediamo se di te, Lettrice, il libro riesce a tracciare un vero ritratto, partendo dalla cornice per stringerti da ogni lato e stabilire i contorni della tua figura.
Sei apparsa per la prima volta al Lettore in una libreria, hai preso forma staccandoti da una parete di scaffali, come se la quantità dei libri rendesse necessaria la presenza d'una Lettrice. La tua casa, essendo il luogo in cui tu leggi, può dirci qual è il posto che i libri hanno nella tua vita, se sono una difesa che tu metti avanti per tener lontano il mondo di fuori, un sogno in cui sprofondi come in una droga, oppure se sono dei ponti che getti verso il fuori, verso il mondo che t'interessa tanto da volerne moltiplicare e dilatare le dimensioni attraverso i libri. Per capire questo, il Lettore sa che la prima cosa da fare è visitare la cucina.
La cucina è la parte della casa che può dire più cose di te: (…)
Osservando la tua cucina dunque si può ricavare una immagine di te come donna estroversa e lucida, sensuale e metodica, che mette il senso pratico al servizio della fantasia. Qualcuno si potrebbe innamorare di te solo a vedere la tua cucina? Chissà: forse il Lettore, che già era favorevolmente predisposto.
Sta continuando la sua ricognizione della casa di cui gli hai dato le chiavi, il Lettore. (…)
In un angolo di parete c'è una quantità di fotografie incorniciate, appese fitte fitte. Fotografie di chi? Tue di varie età, e di tante altre persone, uomini e donne, anche foto molto vecchie come prese da un album di famiglia, ma che tutte insieme più che avere la funzione di ricordare determinate persone sembrano costituire un montaggio delle stratificazioni dell'esistenza. (…)
Sul resto della parete non è appeso nulla né vi è appoggiato alcun mobile. Così è un po’ tutta la casa: pareti qua nude e là stracariche, come per un bisogno di concentrare i segni in una specie di fitta scrittura e intorno il vuoto dove ritrovare riposo e respiro.
Anche la disposizione dei mobili e dei soprammobili non è mai simmetrica. L'ordine che tu cerchi d'ottenere (lo spazio di cui disponi è ristretto, ma si nota un certo studio nello sfruttarlo in modo da farlo sembrare più esteso) non è la sovrapposizione d'uno schema ma un accordo tra le cose che ci sono.
Insomma, sei ordinata o disordinata? Alle domande perentorie la tua casa non risponde con un sì o con un no. Tu hai un'idea d'ordine, certo, e anche esigente, ma cui non corrisponde nella pratica un'applicazione metodica. Si vede che il tuo interesse per la casa è intermittente, segue la difficoltà dei giorni e gli alti e bassi degli umori.
Sei depressiva o euforica? La casa con saggezza sembra abbia approfittato dei tuoi momenti d'euforia per prepararsi a accoglierti nei tuoi momenti di depressione. (…)
Vediamo i libri. La prima cosa che si nota, almeno a guardare quelli che tieni più in vista, è che la funzione dei libri per te è quella della lettura immediata, non quella di strumenti di studio o di consultazione né quella di elementi d'una biblioteca disposta secondo un qualche ordine. (…)
Insomma, non sembri essere una Lettrice Che Rilegge. Ricordi molto bene tutto quello che hai letto (questa è una delle prime cose che hai fatto sapere di te); forse ogni libro s'identifica per te con la lettura che ne hai fatto in un determinato momento, una volta per tutte. E come li custodisci nella memoria, così ti piace conservare i libri in quanto oggetti, trattenerli presso di te.
Fra i tuoi libri, in quest'insieme che non forma una biblioteca, si può pur distinguere una parte morta o dormiente, ossia il deposito dei volumi messi via, letti e raramente riletti oppure che non hai letto né leggerai ma comunque conservati (e spolverati), e una parte viva, ossia i libri che stai leggendo o hai intenzione di leggere o da cui non ti sei ancora staccata o che hai piacere di maneggiare, di trovarteli intorno. A differenza che con le provviste in cucina, qui è la parte viva, di consumo immediato, a dire più cose di te. Parecchi volumi sono sparsi in giro, alcuni lasciati aperti, altri con segnalibri improvvisati o angoli di pagine piegati. Si vede che hai l'abitudine di leggere più libri contemporaneamente, che scegli letture diverse per le diverse ore del giorno, per i vari angoli della tua pur ristretta abitazione: ci sono libri destinati al tavolino da notte, quelli che trovano il loro posto accanto alla poltrona, in cucina, nel bagno.
Potrebb'essere un lineamento importante che s'aggiunge al tuo ritratto: la tua mente ha pareti interne che permettono di separare tempi diversi in cui fermarsi o scorrere, concentrarsi alternativamente su canali paralleli. Basterà questo per dire che vorresti vivere più vite contemporaneamente? O che effettivamente le vivi? Che separi ciò che vivi con una persona o in un ambiente da ciò che vivi con altri e altrove? Che d'ogni esperienza dai per scontata un'insoddisfazione che non si compensa se non nella somma di tutte le insoddisfazioni?