E siamo arrivati ad un mese.
Un mese da quando ti ho scritto, quella stupida serata in cui avevo bevuto un po’ troppo. Alcuni vorrebbero dicessi che me ne sono pentita, ma in realtà non rimpiango neanche un momento di ciò che è successo.
È passato un mese, e cerco di farti ingelosire con un mio amico, mi domando se stia funzionando, non mi scrivi da un po’, e non so cosa fare.
È passato un mese ed un giorno, e mi hai scritto dopo giorni in cui eri stato assente per qualche assurdo motivo.
È passato un mese e due giorni, e dopo aver trovato l’un l’altro vari soprannomi, siamo arrivati a chiamarci Wendy e Peter Pan, si, abbiamo proprio preso ispirazione da Ultimo, argomento di tante nostre conversazioni.
È passato un mese e quattro giorni, e abbiamo smesso di parlare, forse ieri mi hai chiamata Wendy per la prima e l’ultima volta.
Passeranno giorni, mesi, anni e penso che non ti capirò mai. Non capirò il tuo modo di fare. Non capirò cosa provi per me. Non capirò perché dici una cosa e ne dimostri un altra. Non capirò te. E forse è meglio così, forse è meglio stare lontani, stare da soli. Forse non eravamo destinati. Perché adesso è tutto un forse.
Ciao Peter, chissà se mai ci riincontreremo, io lo spero.