Siediti, dobbiamo parlare
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Siediti, dobbiamo parlare
Campagna Bologna Est
👁️
Campagna Bologna Est 🏃🏻
💀
Stamattina, ore 5,30 circa, un forte temporale si è abbattuto sulla zona in cui abito. Un tappeto di rami e foglie a terra e conseguente crollo della temperatura di almeno 15 gradi. Un vero paradiso.
Poi mi sono svegliato 😔
L'unica consolazione, se pur magra, è che da oggi le giornate cominciano ad accorciarsi
Sulmona (Aq) 16/06/26
Era il millenovecentottantaboh e con il mio vicino di casa che chiameremo Andrea per semplicità (ma anche perché si chiamava Andrea) avevamo appena comprato un panetto di stucco da vetri, stupendoci grandemente sia per il quantitativo di stucco che si poteva comprare con poche lire, sia per la preveggenza dell'omarino baffuto della mesticheria, che aveva ben intuito l'uso che ne avremmo fatto e pur vendendocelo ci disse alcune cose poco gentili.
In quegli anni, almeno fra certi cinni di Bologna, impazzava la moda delle cerbottane. Il culmine dell'invidia lo generavano quelli che giravano con la bici da cross e una doppia cerbottana tenuta insieme (e agganciata alla bici) da generosi panetti di stucco.
Gli oggetti del desiderio ad uso cerbottanico erano tubi di plastica bianca zigrinata che non ho mai più visto in giro ma chi c'era sa esattamente di cosa sto parlando. Mio padre già essendo ostile all'oggetto considerava un abominio spendere soldi per una cosa del genere; preso per stanchezza alla fine mi procurò da non so dove un tondino di rame, oggetto oggettivamente più ganzo (e, volendo, più pericoloso) di quelli comunemente usati all'uopo, ma visto che da cinni si è particolarmente rincoglioniti e modajoli non apprezzai la cosa sentendomi un cerbottaniere di serie B. Oggi con il rame di quel tondino credo ci si possa comprare un piccolo garage.
Fu quindi così che armati di cerbottane, stucco e un pomeriggio estivo di noia cercammo pretesti di tirassegno, sfruttando la finestra di casa di Andrea che aveva le veneziane e permetteva di tirare non visti, infilando la cerbottana fra le lamelle come novelli cecchini amazzonici. Vedemmo che in uno dei terrazzi del palazzo di fronte (tiro non facile, abbastanza angolato) c'erano per motivi non chiari un paio di pentole fuori, cosa che risolse l'annoso problema dell'arbitrato sulla mira ("ho fatto centro / non è vero") visto che la pentola colpita faceva un bel donnnng inequivocabile, e procedemmo a ridurre a pallini e sputazzare sul balcone di fronte poco più di mezzo chilo di stucco da vetri.
Smettemmo quando uscì in terrazza la padrona di casa, forse turbata nel suo meriggiare pallido e assorto dal nostro concertino percussivo, che ritrovandosi una grandinata di palletti di stucco sul balcone e dentro le sue pentole diede un poco in escandescenze sbracciandosi e scrutando le molteplici finestre del cortile a caccia di colpevoli mentre la sbirciavamo da dietro la veneziana, certi della nostra impunità e scaltrezza.
Il giorno dopo i rispettivi genitori ci fecero il culo a strisce perché l'isolato è piccolo e la gente mormora e pare non ci sia voluto l'ispettore Colombo per risalire ai cerbottanieri anonimi. Venne anche messo in atto un embargo sugli acquisti di stucco da vetri che declassò le nostre munizioni a volgari pallini di carta, di precisione e gittata nettamente inferiore.
Tempo dopo, in vacanza nella ridente Rocca di Roffeno un residente del posto mi spiegò come fare proiettili della cerbottana con ferri da maglia, cera e un cotton fioc, sostenendo di averci trafitto un piccione una volta e dimostrandomi come la noia appenninica fosse di ben altra pasta di quella cittadina. Ma questa è un'altra storia.
Sulmona (Aq)
Cielo coperto, vento, mare mosso, ventiquattro gradi, spiaggia deserta. La meraviglia in cinque elementi
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La quiete dopo la tempesta