Ouagadougou - Abidjan by train
Una delle esperienze più eccitanti e avventurose della mia vita in Africa è stato compiere il tragitto Ouagadougou - Abidjan in treno. In effetti, tenendo in considerazione i prezzi inavvicinabili dei voli, ho pensato che avrei potuto realizzare un sogno che custodivo da molto tempo, fin dalla lettura del racconto di viaggio “The Great Railway Bazaar” di Paul Theroux: il diario di viaggio racconta 4 mesi di tragitto in treno da Londra attraverso l’Europa, il Medio Oriente, il subcontinente indiano e il sud est asiatico e il ritorno verso la transiberiana. Trovandomi in Africa e avendo da sempre avuto una passione per i viaggi lunghi, di quelli che il paesaggio ti scorre al di la del finestrino mentre ti sorseggi una Sprite con la musica nelle orecchie, ho preso coraggio e sono partita. Leggevo da tempo opinioni discordanti su questo tragitto: molti dicevano che sarebbe stato interminabilmente lungo, con difficoltà di igiene e l’impossibilità di approfittare delle soste. Niente di vero.
Qualche giorno prima del viaggio (circa due settimane prima) mi sono recata alla stazione Sitarail di Ouagadougou, in zona grand-marché, dove ho riservato il mio biglietto per la prima classe: devo dire che conviene prenotare in prima classe, il biglietto costa 35.000 franchi e con soli 10.000 franchi di differenza dal biglietto in seconda classe si evitano disagi quali quello di essere stipati come animali senza aria condizionata per ben due giorni pieni di viaggio.
Il mio treno partirà il 5 dicembre 2018 alle 9. Mi presento cosi con un’ora di anticipo: i viaggiatori di prima e seconda classe sono già allineati come spesso si vede in Africa, accompagnati da pesanti valige ma soprattutto borse di plastica ricolme di doni e generi alimentari, da portare in Costa d’Avorio. Io invece mi sono armata solo di un grande zaino e di una valigia di medie dimensioni, conscia del fatto che vorrei compiere un viaggio itinerante in Costa d’Avorio. Un ragazzo giovane mi aiuta a raggiungere la Sala VIP di attesa, che si trova a pochi passi dal binario 1 da dove parte il treno per Abidjan. Appena giunta nella sale VIP una donna dai fianchi generosi mi offre un caffè NESCAFE e un croissant caldo. Circa 15 minuti dopo ci accomodiamo nell’unico vagone di prima classe. Io ho il posto numero 27 e sono l’unica Nasara nel treno. La prima classe è uno spasso rispetto alle attese: il vagone non ha cuccette, ma ampie poltrone che permettono di distendersi, c’è un grande schermo tv (che purtroppo trasmette solo film africani e telenovela, i classici feuilletons che io non amo per nulla), un bagno abbastanza pulito e un bar con tutto il necessario per sopravvivere tra una sosta e l’altra. Unico tasto dolente è l’aria condizionata, un vero e proprio problema se come mei sei un tipo freddoloso, considerando che è tenuta ad una media di 20 gradi per tutto il tragitto, perfino di notte! Conviene quindi portarsi un bel giubbotto ed una coperta di pile per coprirsi durante le ore notturne. Dopo un’ora e 40 di tragitto, il treno arriva à Koudougou per la prima sosta di circa mezzora: il tempo di comprare delle mele e si riparte.
Alle 12.55 arriviamo a Siby, verso Dedougou, e alle 18 il treno compie una lunga sosta nella bella e affascinante Bobo-Dioulasso, la mia città preferita del Burkina Faso. Durante la sosta scendo, fuori dalla stazione sulla destra c’è un buon restau che frigge patatine e griglia ottimi poulets à l’ail.
All’1 di notte del 6 dicembre 2018 superiamo la frontiera con la Costa d’Avorio. Ho molto sonno, ma sono costretta a scendere per i consueti controlli documenti. In un posto di blocco mi costringono a fare il vaccino contro la meningite ed io che ero convinta che fosse obbligatoria solo la febbre gialla). Momenti di stress e sonno mi rendono nervosa alla vista di un apprendista infermiere che pretende di bucarmi senza nemmeno indossare i guanti: al mio rifiuto colorito, i colleghi si mettono a ridere dicendo “Blanc c’est blanc”, come per sottolineare la pignoleria di noi bianchi con l’igiene e le malattie.
Vado quindi alla toilette prima di risalire sul treno ma il livello di pulizia mi scoraggia: meglio la toilette del treno.
Riprendo sonno, ma mi risveglio più volte a causa del volume assordante con cui i film vengono riprodotti. Do una rapida occhiata intorno a me e mi rendo conto che tutti, ma proprio tutti, dormono...
Alle 7.21 il treno ferma a pochi chilometri da Ouangoloko: scendo e approfitto di una bottiglia d’acqua per una sciacquata ai denti. Improvvisamente, alzo lo sguardo e una distesa di manioca verde si apre davanti ai miei occhi. E’ incredibile come dopo cosi poche decine di chilometri dal Burkina il paesaggio sia cosi completamente diverso.
Il treno scorre davvero molto lentamente, direi circa 70 km all’ora. Ci informano che potremmo arrivare ad Abidjan intorno alle 22 di questa sera. Alle 10 arriviamo alla stazione di Bouakè: le palme che non mi sorridono a Ouaga mi ricordano il mare, e le donne sbraitano per venderci dei sandwich all’avocado, mentre io vado alla ricerca di una scheda SIM. In quel momento, incontro sul treno un ragazzo ivoriano che da 35 anni vive e lavora a Parigi, dove è uno chef rinomato. Sta tornando in Costa d’Avorio, nel suo villaggio, per (ri)sposarsi. Stringiamo quindi amicizia e mi da un sacco di dritte sui must di Abidjan (Babi, come la chiamano i suoi abitanti). Mi dice che Babi è come Parigi, solo con qualche zanzara in più e senza la metro: nei giorni a venire mi renderò conto di quanto sia cosi vero.
Alle 14.30 facciamo un’altra sosta a Diminkoro, e usciamo fuori dalla stazione. Le donne parlano in francese, quasi nessuna in lingua locale: è molto diverso dal Burkina, dove la maggior parte delle venditrici ambulanti ti saluta con un “Ne i beogo” o un “A ni sogoma”.
Arrivo ad Abidjan alle 21 precise del 6 dicembre. Prima di arrivare alla stazione di Treichville, il treno sfiora lentamente i quartieri malfamati di Abobo e Adjamé. Mi vengono in mente le bande di “microbi” (gruppi di ragazzini delinquenti che sono stati e sono ancora una vera e propria piaga sociale della Costa d’Avorio).
Scesa dal treno mi sento un po’ incancrenita, ma sono davvero felice di aver fatto questo tragitto cosi colorito.










