Il termine Jihad viene oggi usato prevalentemente nell’ambito militare, ma il suo significato è ben più profondo. Letteralmente sforzo, cioè lo sforzo necessario a raggiungere un obiettivo e - in riferimento all’islam - la personale lotta spirituale al fine di vivere nel giusto modo la fede e contribuire al miglioramento della società. Nel mondo islamico il jihad è una virtù e sarà la caratteristica dei personaggi di questo racconto.
Ennadha nasce negli anni ‘80 come movimento islamista di opposizione durante la dittatura di Bourguiba, il primo presidente dopo la liberazione della Tunisia dai coloni francesi nel 1956. Sempre sotto questa dittatura il movimento viene bandito e perciò costretto a continuare la sua attività clandestinamente, anche durante il regime di Ben Alì.
Se i suoi principi, basati su un forte radicalismo islamico, possono non corrispondere a quelli di una società laica, non bisogna però dimenticare che Ennadha portava avanti una lotta per la libertà di espressione, dunque, nel loro caso, il diritto di professare liberamente l’islam. Liberta di cui i tunisini sono stati privati per molto tempo nel corso della storia del loro paese
Il padre di Jihed è uno dei primi ad aderire al movimento, la sua profonda fede è da sempre stata accompagnata dal suo genio nell’ingegneria meccanica e sogna per i suoi figli un futuro di sviluppo e libertà nella sua terra.
Tuttavia l’epoca di Ben Alì non lascia spazio agli oppositori. Quando negli anni ‘90 Il movimento comincia a radicarsi nel paese, iniziando dunque ad essere fonte di preoccupazione per il potere, subisce la più forte repressione che il movimento abbia mai affrontato: gli arresti iniziano a moltiplicarsi e nella morsa della repressione finisce anche il padre di Jihed.
Sono anni duri per la famiglia, costretta alla povertà anche dopo che il padre esce dal carcere, essendogli difficile lavorare poiché è ormai etichettato come “terrorista”.
Intanto Jihed cresce con un’ottima educazione familiare ma fortemente influenzato dalla strada, una scuola che fa maturare in fretta.
Durante i suoi studi di architettura si innamora della musica metal. Come ogni adolescente segue i suoi gruppi preferiti, potendo però solo immaginare quali siano i loro volti. Li scoprirà dopo il 2011, quando finalmente verrà tolta la censura a internet.
Non è un grande fanatico del calcio ma adora andare alle partite insieme ai Supra, un gruppo di ultras della capitale seguace della squadra Espérance Sportive. La sua passione è dovuta dal fatto che solo nello stadio la gente può esprimersi liberamente e sfogare la propria frustrazione contro il regime, essendo uno dei pochi luoghi in cui è possibile l’aggregazione.
L’8 Aprile 2010 nello stadio succede infatti qualcosa decisamente fuori dal normale. Durante un match la Espérance Sportive sta perdendo la partita, perciò la situazione nelle curve è molto tesa. Allo svilupparsi de i primi disordini la polizia – come da routine – fa uso della violenza per reprimere la folla, ottenendo però l’effetto contrario: la folla si solleva contro le forze dell’ordine dando vita ad una sommossa.
E’ forse proprio negli stadi che il popolo capisce il suo potere: questo episodio è infatti l’esordio delle rivolte in Tunisia.
I veri martiri della rivoluzione sono gli abitanti dei quartieri più poveri. Considerati come i reietti della società da un regime che tende a ghettizzarli nei loro quartieri, nascondendoli agli occhi dei turisti che attraversano il paese.
Quando nel 2011 scoppia la rivoluzione, Jihed non aspetta altro . Esce nelle strade armato di una piccola videocamera e riprende ogni cosa: le barricate in fiamme, le manifestazioni, i tentativi inutili da parte della polizia di reprimere i disordini uccidendo i civili. Attraversa le strade offuscate da nubi di lacrimogeno, nemmeno respirarlo lo può fermare.
Ormai il regime è caduto.
Le testimonianze di Jihed sono tutte raccolte nella sua pagina facebook
https://www.facebook.com/ligne.Rouge?
Nelle foto:
Jihed durante una manifestazione contro il ritorno del regime
Le notti al Bardo nelle manifestazioni del 2013
Insieme alla madre di un detenuto vittima di soprusi
Manifestazione contro la tortura di fronte al Ministero degli Interni

















