Il male
Da millenni l’uomo si è posto l’obiettivo di cercare un discrimine tra bene e male, tra giusto e ingiusto, tra santi e demoni. Questo discrimine è variato spesso nel corso dei secoli, a seconda del luogo e del periodo storico, tuttavia, tale discrimine permane, persiste e non svanisce. Anche al giorno d’oggi sentiamo discorsi banali (facciamo discorsi banali) su chi sia il nemico, su chi sia il male da sconfiggere e da combattere con tutte le forze. A volte il male può essere il migrante di turno che fugge da una terra piena di miseria e odio per cominciare un lungo (ma a volte effimero) viaggio e per iniziare una nuova vita; a volte il male può essere quel prodotto umano, quale la droga, l’alcol, il fumo, il gioco d’azzardo, il sesso, ecc. che ci procura un piacere istantaneo ma un dispiacere prolungato nel tempo; a volte il male può essere l’azione nefasta della natura, come il Coronavirus ad esempio, un male da estinguere perché nocivo per noi esseri umani, un nemico! A volte il male può essere…
Pertanto, siamo portati a pensare come il male cambi la sua forma, tuttavia, vi è una costante che resta sempre uguale nonostante le differenti forme: esso “è esterno”. Secondo tale logica, il male sarebbe esterno, oltre l’umano, sarebbe un nemico che noi vediamo di fronte a noi stessi. Ma ci siamo mai chiesti se il male fossimo noi? Se fossimo noi il virus da estinguere? Sicuramente si, qualcuno se l’è chiesto e qualcuno avrà anche risposto di “si”. Ma perché dovremmo essere il male, perché questa volta il male non sarebbe più esogeno, bensì endogeno? La risposta può sembrare banale e scontata, ma non è per niente così. Anzitutto, vorrei affermare che, “il male è il genere umano perché esso è egoista ed edonista”. Il genere umano è un genere alquanto ambiguo, un genere che ama sé stesso alla follia, adora ed idolatra sé stesso; eppure, questo antropocentrico amore non è nient’altro che una mera parvenza, è illusione, perché paradossalmente, detiene in sé il seme dell’odio verso il genere umano stesso. Si tratta di un edonismo di tipo individualista, di un mero solipsismo, ecco perché siamo egoisti. È vero che l’umanità ama il genere umano, ma ogni singolo umano ama di più sé stesso, la maggior parte di ognuno di noi ama sé stesso più di chiunque altro. Ma perché questo dovrebbe essere un problema, perché dovrebbe essere il “male”? l’amore verso sé stessi genera sicuramente delle gioie, tant’è che, dare spazio ai propri istinti ed ai propri desideri a discapito dell’altro, nonostante generi sofferenza verso quest’ultimo, se ci procura gioia è pur sempre legittimato (siamo erroneamente portati a pensare). Tuttavia, come ho provato a far intendere in questa tesi, ogni azione umana che genera dolore e sofferenza ha un tornaconto, non resta separata dall’essere che l’ha generata, se accettiamo le logiche di una realtà complessa.
Dunque, sono portato ad affermare che nell’umano si anniderebbe il male. Nell’umano, colui che si innalza sopra i mari e i monti, sopra il cielo stellato, sopra il proprio pianeta, sopra i sogni, i desideri e le aspirazioni dell’altro, si annida il male puro, si annida il demone che da sempre crediamo essere esterno a noi, si annida la paura verso il prossimo tramutata in odio, si annida il diavolo che pensiamo viva all’inferno, invece come disse qualcuno, “l’inferno siamo noi”. Noi siamo Satana che danza sopra un’infinità di cadaveri e se la ride guardandosi allo specchio e credendosi Dio, credendosi il padre onnipotente di ogni cosa, sentendosi legittimato nel perpetuare sempre di più cadaveri, ed infine, guardando dall’alto verso il basso la vita in nome della sua esistenza, grida a squarciagola il suo nome: l’umano!
Quanto è facile fare discorsi “moralisti” al giorno d’oggi, quanto ci viene spontaneo dire ed indicare cos’è giusto e cos’è sbagliato, disprezzando spesso il diverso. Arriverà mai il giorno in cui ci guarderemo allo specchio e indicheremo noi stessi come fonte di tutto questo male? Ogni giorno che passa, ogni istante che passa, aumentiamo a dismisura le nefandezze che generiamo nei confronti del Creato. Ogni giorno vengono violentati ed uccisi milioni di animali (e all’anno sono “miliardi”) spacciando queste attività come la normalità, o meglio, come la “naturalità”. Ogni giorno disboschiamo ettari di foreste per far spazio agli allevamenti intensivi che generano quantità di inquinamento abnormi e pericolose anche per noi umani. Ogni giorno inquiniamo il mare e i fiumi perché non sappiamo più dove smaltire i nostri rifiuti. Ogni giorno pensiamo che la nostra economia capitalistica sia la migliore in assoluto perché ci ha apportato parecchie migliorie, dimenticandoci di tutti quegli esseri che però sono sfruttati da tali logiche.
Guardiamo in faccia la realtà, non ce ne importa nulla di tutto questo, a noi importa soltanto sostentarci, riprodurci e vivere come se non ci fosse un domani. È la legge della natura, qualcuno oserebbe direbbe. Ma di quale di natura stiamo parlando? Che razza di natura è una natura che giustifica miliardi di uccisioni ogni anno nei confronti di poveri animali frustrati che stipati in gabbie strette e malinconiche si arrendono alla sofferenza che il diavolo gli procura ogni giorno? Che razza di natura è una natura che inquina e distrugge tutto ciò che la circonda spacciando tale pratica come la giustizia scesa in terra in nome del dio denaro? Che razza di natura è una natura che vuole far ingrassare i pochi, dando delle briciole ad alcuni e sfruttando a mo’ di schiavismo i molti, i quali non riescono ad opporsi a tale sistema perché appunto esso viene spacciato per naturale? È indubbiamente una natura maligna. Noi siamo Satana, siamo il male più puro che esista. Noi siamo il male… e del bene… del bene non ce ne facciamo più nulla.
La domanda che voglio porre è questa: “quando finirà tutto questo?”
Probabilmente quando ci sveglieremo da quest’incubo dogmatico che noi stessi abbiamo generato, quando riusciremo a comprendere che stiamo sbagliando tutto, che stiamo pensando troppo a noi stessi disinteressandoci dell’altro, di quei poveri animali che vorrebbero solo vivere liberi in mezzo al verde, e invece devono stare rinchiusi nelle Auschwitz contemporanee perché per amore degli hamburger Satana ha deciso così, di quei bellissimi alberi che ogni giorno vengono abbattuti per far spazio al freddo e grigio cemento, dei nostri figli e nipoti, che si ritroveranno un futuro nero, un futuro senza vie di scampo, un futuro perennemente triste per colpa nostra. Quando finirà tutto questo scempio che stiamo perpetuando? Probabilmente, tutto ciò finirà quando l’umano imparerà ad amare la vita.
La vita. Che parola, che concetto! Ma adesso pongo un’altra domanda: “l’umano ama la vita?” Siamo noi donne e uomini, amanti della vita? Ciò che mi preme mettere in nuce, è quanto effettivamente l’umano non sia amante della vita, o perlomeno, lo sia in modo parziale. Quando pensiamo di rispondere che amiamo la vita, dobbiamo stare molto attenti a come pensiamo (o come vediamo) la vita stessa. Sento spesso parlare di benevolenza, di altruismo, di amore verso il prossimo. Discorsi alquanto morali che presumono di soddisfare la felicità delle persone. Tuttavia, sono dei discorsi superficiali a parer mio, perché sono ancora troppo radicati in una dimensione antropocentrica, non si pongono l’obiettivo di andare oltre l’umano, e quindi, questo li porterebbe paradossalmente ad odiare l’umano, ad odiare la vita in generale.
Ragioniamo. Se nella nostra morale facciamo rientrare l’umano, qualsiasi essere umano, di qualsiasi sesso o etnia od orientamento religioso, ma escludiamo tutte le altre forme di vita, noi non possiamo considerarci degli amanti della vita, al massimo, come ho già espresso poc’anzi, possiamo considerarci soltanto in maniera parziale. Se non consideriamo gli altri esseri viventi tanto importanti a tal punto da poter entrare nella nostra comunità morale, oltre al danno etico che infliggiamo a tutte queste immense creature privandole della loro libertà (e non c’è cosa più brutta che privare un essere della propria libertà), in più, danneggiamo indirettamente anche l’essere umano. Pertanto, essere esclusivamente moralisti umanisti, paradossalmente implicherebbe anche l’essere assolutamente egoisti, perché si escludono le altre creature viventi, le quali sono in stretto rapporto con noialtri, e quindi, danneggiando loro si danneggerebbe anche l’essere umano, come ho provato a dimostrare in questa tesi.
Quando impareremo che la vita non va mercificata, che la vita ha un’importanza tale da demonizzare il mero denaro e la materia in quanto economia venale? Per adesso non riusciamo proprio a non avallare l’idea del denaro, non riusciamo ad uscire dalle logiche repressive del capitalismo, non riusciamo ad essere antispecisti, non riusciamo a dare dignità alla vita. Per adesso non ci riusciamo… ma un giorno sono convinto che tutto questo cambierà. Credo fortemente che verrà il giorno in cui l’umano scenderà dalla piramide che ha costruito, e non solo, si porrà anche l’obiettivo di abbatterla, l’obiettivo di porre l’assoluto divieto di ricostruirla, diventando così un altro umano, entrando in un’altra dimensione e dando finalmente dignità alla vita in sé.

















