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@everythingisuncertainhere
Thinking 'bout you
Are you gonna break my heart?
L'inadeguatezza della mia pelle mi divora l'anima.
c.m.²
Weltschmerz #3
Presentarsi. Descriversi. Definirsi entro parametri prestabiliti, risulta, per me, impossibile. L'incapacità di rappresentare il mio essere attraverso le parole, mi attanaglia, ed inspiegabilmente mi tormenta. Un uragano di pensieri si attorcigliano attorno a questa tortura interiore. Inutilmente.
Non riuscire a descrivermi, a raccontarmi a qualcuno che non mi conosce, infastidisce la mia mente, che si sente a disagio di fronte a questo difetto. Come scrivere con la propria mano debole, destabilizzante ed irritante.
Questa maledetta inettitudine deriva da un altro mio problema: l'odio contro le antinomie.
Contraddirsi è esasperante per la mia umile mentalità, incredula di fronte alla mia ignoranza nei confronti del mio essere, dell'essenza che mi contraddistingue.
Professarsi una persona e dimostrarsi l'opposto, riecheggia nella mia testa come l'eco del peccato più grave mai pronunciato. Dalla più banale e semplice presentazione di se stessi, del proprio carattere, alla più complicata definizione delle proprie idee, fino alla spiegazione delle proprie azioni in un ipotetico futuro, appare a me inesplicabile.
Sono una persona razionale, o creativa?
Amo la razionalità dei pensieri creativi, l'ordine mentale, allo stesso tempo amo il disordine ed il caos negli enti fisici. Non amo gli orari, le regole, la prevedibilità, la matematica. Amo la follia, l'imprevedibilità, gli eventi casuali senza una logica spiegazione, ma amo trovargliela. Amo l'arte, la letteratura, la fotografia, la musica. Amo la scrittura. Amo il flusso, senza pensare troppo a quale concezione le mie dita stiano seguendo, a velocità delirante, sopra i tasti di questa tastiera. Ma allo stesso tempo, amo l'ordine della scrittura. Amo la sua punteggiatura, le sue pause, le frasi a perdita di fiato. Amo tradurre su carta, senza censura, i miei pensieri intricati che lentamente si ordinano appena la penna scorre sul foglio immacolato. Macchiandolo inesorabilmente.
Amo gli errori, i difetti, ed odio correggerli, poichè se così son nati un motivo ci sarà e non mi riterrò mai superiore ad essi per poter decidere il loro malaugurato destino.
Detesto l'assimetria, adoro la disparità.
Amo gli opposti, ma odio ammetterlo.
Detesto non conoscere le risposte, ma amo il mistero di questa effimera vita.
E come volevasi dimostrare, non riesco a definirmi entro parametri prestabiliti.
Sconosciuta a me stessa, fotografata da un mondo con migliaia di occhi di diversi colori, come riuscirò a riconoscermi tra molteplici istantanee?
Non mi conosco, ma d'altronde sono un essere in continua evoluzione. Crescerò, imparerò, verrò modellata dai più variegati eventi che la vita mi offrirà davanti, come ostacoli d'una lunga corsa. Mi sento inerme, senza possibilità di fuga finchè non scoprirò chi sono, cosa sono. O chi sarò, chissà cosa sarò. Domani. Mentre oggi mi crogiolo nel catrame dei miei deliri, cercando un indizio nella definizione di me stessa.
Inutilmente, aggiungerei.
Mille in una
ho il terrore che tu possa dimenticarmi
Weltschmerz #2
E spesso, mi ritrovo, immersa nei miei pensieri. Estraniata da un mondo che non sento mio, una realtà che mi sta stretta, come una cintura con un buco in meno. Mi manca qualcosa, e lo so.
Sono consapevole di me stessa, a volte, raramente, mi scuoto dal mio torpore e torno in vita. Lascio e perdo, vinco e tengo stretto. Non sono uniforme. Non sono una strada ben asfaltata o una torta ben riuscita, no. Sono piena di buche, o buchi, dossi e malformazioni. Non sono il più facile degli esseri viventi, non mi adatto bene alla natura di 'sto mondo.
E lo so, mi conosco. E non mi conosco più. Allo stesso tempo.
So soltanto che, non voglio vivere per morire. E questo mi basta, per scacciare il letargo in cui mi sono rifugiata, ricostruendomi una vita mia. Mattone dopo mattone costruirò una casetta, adattata ai miei spigoli, alle mie insicurezze ed ai miei spazi, immersa nella più verde realtà.
Così, un giorno, sarò pienamente felice.
Weltschmerz #1
Scrivo per non perdermi. Scrivo per ritrovarmi. Ma da tempo ho scordato come si tiene una penna in mano, l'odore della carta ed il suono della penna quando danza su di essa. Ho dimenticato tutto, e non sono più capace. Ma una cosa la ricordo: la serenità che mi provocava la scrittura, il senso di tranquillità ed ordine, come dopo una tempesta. E così, sono qui, pronta a riiniziare.
Le giornate scorrono troppo in fretta, sento il tempo scivolarmi tra le dita, inafferrabile ed indomito più che mai. Non trovo pace. Sto leggendo le pagine della mia vita con svogliatezza e noia, lasciando che il mio sguardo percorra controvoglia il foglio. E volto pagina.
Soltanto ora, mi rendo conto, di non aver assaporato quel capitolo e di averlo perso per sempre. Purtroppo, non si può tornare indietro.
Il tempo, scorre.