“Sarò sempre ciò che sono;
un intreccio di "forza e coraggio"
di paure e malinconie,
di voglia di non mollare,
di audacia e speranza.
Sarò sempre io;
"quella bimba diventata grande",
con la favola nel cuore.”
— Raffaella Fresa
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“Sarò sempre ciò che sono;
un intreccio di "forza e coraggio"
di paure e malinconie,
di voglia di non mollare,
di audacia e speranza.
Sarò sempre io;
"quella bimba diventata grande",
con la favola nel cuore.”
— Raffaella Fresa
...in preda alle sue altalenanti malinconie, sempre di corsa, a esorcizzare il tempo, per non fermarsi mai a pensare nemmeno un attimo...
Volevo ricordarti che l amore è rimanere. Non sparire per vedere se uno poi ci tiene.
Sul frigo lascio un post-it, due pensieri nascosti.
Temere l amore o temere la vita! E chi ha paura della vita... È già morto in partenza!!!
"quante lacrime" poli ok
La distanza
Mettere la giusta distanza tra se stessi e le cose serve a vedere le cose come erano, come sono state, e a vederle in modo più oggettivo, meno emotivo.
Certo, occorre evitare di pensare di essere stati stupidi, no, più che stupidì; ciechi, sciocchi, masochisti e incapaci di salvaguardare se stessi.
Ecco, se si evitano questi pensieri, la distanza aiuta.
Certo, però.
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Weltschmerz #3
Presentarsi. Descriversi. Definirsi entro parametri prestabiliti, risulta, per me, impossibile. L'incapacità di rappresentare il mio essere attraverso le parole, mi attanaglia, ed inspiegabilmente mi tormenta. Un uragano di pensieri si attorcigliano attorno a questa tortura interiore. Inutilmente.
Non riuscire a descrivermi, a raccontarmi a qualcuno che non mi conosce, infastidisce la mia mente, che si sente a disagio di fronte a questo difetto. Come scrivere con la propria mano debole, destabilizzante ed irritante.
Questa maledetta inettitudine deriva da un altro mio problema: l'odio contro le antinomie.
Contraddirsi è esasperante per la mia umile mentalità, incredula di fronte alla mia ignoranza nei confronti del mio essere, dell'essenza che mi contraddistingue.
Professarsi una persona e dimostrarsi l'opposto, riecheggia nella mia testa come l'eco del peccato più grave mai pronunciato. Dalla più banale e semplice presentazione di se stessi, del proprio carattere, alla più complicata definizione delle proprie idee, fino alla spiegazione delle proprie azioni in un ipotetico futuro, appare a me inesplicabile.
Sono una persona razionale, o creativa?
Amo la razionalità dei pensieri creativi, l'ordine mentale, allo stesso tempo amo il disordine ed il caos negli enti fisici. Non amo gli orari, le regole, la prevedibilità, la matematica. Amo la follia, l'imprevedibilità, gli eventi casuali senza una logica spiegazione, ma amo trovargliela. Amo l'arte, la letteratura, la fotografia, la musica. Amo la scrittura. Amo il flusso, senza pensare troppo a quale concezione le mie dita stiano seguendo, a velocità delirante, sopra i tasti di questa tastiera. Ma allo stesso tempo, amo l'ordine della scrittura. Amo la sua punteggiatura, le sue pause, le frasi a perdita di fiato. Amo tradurre su carta, senza censura, i miei pensieri intricati che lentamente si ordinano appena la penna scorre sul foglio immacolato. Macchiandolo inesorabilmente.
Amo gli errori, i difetti, ed odio correggerli, poichè se così son nati un motivo ci sarà e non mi riterrò mai superiore ad essi per poter decidere il loro malaugurato destino.
Detesto l'assimetria, adoro la disparità.
Amo gli opposti, ma odio ammetterlo.
Detesto non conoscere le risposte, ma amo il mistero di questa effimera vita.
E come volevasi dimostrare, non riesco a definirmi entro parametri prestabiliti.
Sconosciuta a me stessa, fotografata da un mondo con migliaia di occhi di diversi colori, come riuscirò a riconoscermi tra molteplici istantanee?
Non mi conosco, ma d'altronde sono un essere in continua evoluzione. Crescerò, imparerò, verrò modellata dai più variegati eventi che la vita mi offrirà davanti, come ostacoli d'una lunga corsa. Mi sento inerme, senza possibilità di fuga finchè non scoprirò chi sono, cosa sono. O chi sarò, chissà cosa sarò. Domani. Mentre oggi mi crogiolo nel catrame dei miei deliri, cercando un indizio nella definizione di me stessa.
Inutilmente, aggiungerei.
- Perché indugi in malinconie inessenziali? - Perché mi manca l’essenziale accanto a me.
Italo Calvino, “Le città invisibili”.
Siamo fatti di malinconie invisibili che sfuggono agli altri.❤️🌹
Antonio Cuomo