Sociologia.
Da ragazzo non ho mai amato le feste, non ho mai amato integrarmi. Mi mettevo li ad osservare gli altri, sempre un po’ distaccato. Poi ho cominciato a seguire i corsi di sociologia e mi son detto: “hey, posso trasformarlo in un lavoro!”
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@fab-io
Sociologia.
Da ragazzo non ho mai amato le feste, non ho mai amato integrarmi. Mi mettevo li ad osservare gli altri, sempre un po’ distaccato. Poi ho cominciato a seguire i corsi di sociologia e mi son detto: “hey, posso trasformarlo in un lavoro!”
McLaren - Jenson and Fernando: Back to the Racetrack
Il tempo mi ha sempre dato ragion(i).
Peugeot 208 - Wacky Races
Meteora.
Meteora, incroci le mi orbite. Spostando il mio asse, squilibrando le mie gravitazioni. Resto qui e ti guardo passare, mentre colori il mio cielo, lasciandomi dubbi sul reale colore delle cose. Quante volte ti ho incrociata nella mia vita? Ogni volta più vicina. Ogni volta ti ho vista allontanare. E resterò qui seduto, chiedendomi se ci sarà il tempo di rivederti avvicinare ancora. In attesa di un impatto che mi potrebbe annullare, solo per poterti sfiorare.
Constantine
È una bella giornata
Quando ti bruciano le parole in bocca e vogliono uscire. Quando un pensiero in catene si sveglia e vuole volare. Quando una preghiera piena di pene, sale fino in cielo. Quando un cuore spavaldo e duro si scioglie come miele. È una bella giornata... quando il vecchio che si sente solo trova compagnia. Quando chi si è perso nella notte ritrova la via. Quando si confondono i colori. Quando si sciolgono i dolori. Quando chi perde non si dispera e questo nero si fa blu. È una bella giornata... Quando si rispettano i bambini più dei santi in paradiso. Quando su bocche sempre amare s'affacciano sorrisi. È una bella giornata... (James Senese)
Born Dodge
Sperare
Che brutta parola. È l'abbandono di noi stessi sperare. Il rinunciare davanti a qualcosa più grande di noi. La speranza è l'ultima cosa che resta all'uomo sconfitto.
r.i.p.
Per dirle questa parola
Qual è la parola giusta? A volte è quella sbagliata. Altre è quella che immaginiamo, perché è sempre quella che vorremmo. A volte dobbiamo soffocarla. In molti casi la stiamo ancora cercando. Capita di aver paura di una parola, perché non possiamo tornare indietro. O di renderla menzogna, perché non sappiamo come andare avanti. Questa parola è quella che trattengo dietro il tuo orecchio, fra i tuoi capelli. Fab.io
Chissà quante volte l'ho fatto. Devo aver bruciato tonnellate di cose tue. Non riesco a ricordarmi di dimenticarti.
Leonard Shelby - Memento
Ero il tipo che vive di solitudine; senza solitudine ero come un altro uomo senza cibo o senz'acqua. Ogni giorno passato senza solitudine mi indeboliva.
(Factotum - Charles Bukowski)
Amarsi di noia
Innamorarsi per noia. Aspirare a desideri di cui in realtà non m'importa niente. Giocare al rilancio di emozioni come ad un tavolo di poker, alzando la posta solo per renderti più interessante, solo per riuscire a sentirsi vivo.
Honda "Hands" (di HondaVideo)
Il mio zaino
La prima volta che ho avuto uno zaino tutto mio è stato in 5a elementare. Era il lontano 1991 e dicevo per la prima volta addio alle cartelle (quelle di cartone plastificato) e agli oggetti di familiari "maggiori", in un sud che si affacciava al consumismo ma che ancora oggi con quel "passaggio" combatte la crisi. Una cifra fra le 80 e le 100 mila lire se non di più, ora non ricordo, all'epoca un capitale che per me e mio fratello significava dover convivere almeno tre o quattro anni con quell'acquisto senza rovinarlo. Nero e giallo per me, nero e verde per lui. Ne andavo molto fiero, anche perché fino ad allora restavo spesso solo ad osservare i miei compagni che andavano vantandosi dei loro grandi marchi, dei vari Invicta, Levi's, Nike. [ Per un paese come il mio, almeno da quello che ricordo, "Seven" era anche troppo innovativo. Si introdusse con forza in un mercato in cui esisteva solo Invicta, con prezzi molto più bassi - Proprio Invicta, un brand vittima della crisi dei Lovemarks acquistata dalla stessa Seven nel 2006.] Passavano gli anni e il mio zaino si rovinava poco. Nonostante il carico di libri le medie erano molto vicino casa e al biennio delle superiori in fondo mi serviva solo lo spazio per i quaderni di tutte le materie (sempre tutti insieme, rigorosamente utilizzati da entrambi i lati per due discipline) e per il pallone. Verso la fine del biennio di quell'ITIS cominciò la mia insofferenza, nasceva il mio cambiamento e il senso di rifiuto verso tutto ciò che sembrava non appartenerti più. Lo imbrattai a penna, con il bianchetto e non ricordo cosa per dargli un animo più ribelle che forse cercavo in me. Lo rovinai così tanto che convinsi i miei a comprarne uno nuovo, un Seven Murales rosso in edizione limitata, doppia tasca, supporto per la schiena e dei murales cuciti sui lati, così evitavo anche di esibirmi ancora nelle mie pessime doti di disegno. Così per un paio d'anni mi dimenticai del mio vecchio zaino giallo, per una passione rosso fiammante a cui presto cominciai a trovare dei difetti. Troppo pesante, troppo anni '90. Un oggetto senza nulla da raccontare che in alcuni casi sostituii con quello verde di mio fratello ormai diplomato. Per fortuna una madre non butta via niente e così, parecchi lavaggi dopo, ricominciai ad usare il mio zaino... Da allora: il 5° anno, il militare, l'università, i viaggi... e lui porta tutti i segni di questi anni: le macchie di penna non andate più via, le cuciture e le toppe che man mano ho aggiunto per rimetterlo in sesto. Verso la fine dell'estate compirà 22 anni e forse è l'unico a conoscere alcune delle mie storie, delle mie esperienze. E mi ritrovo qua, con ago e filo per non lasciare che si perdano.
Work Is Not A Job Manifesto