Italian Personal Post.
Questo sarà un post molto personale, ma ci tengo a parlarne. TW: borderline disorder, terapia, suicidal ideations, self harm, etc.
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A metà Dicembre scrissi una lettera d'addio. Qualche giorno prima avevo avuto i miei primi pensieri troppo forti, troppo estremi - puntare quel rasoio appena oltre la zona sicura, dritto sulle vene principali. Così quando quei pensieri divennero pian piano costanti, scrissi una lettera d’addio. La lasciai lì, per un po’. All’epoca ancora non sapevo che « ideazione suicidaria » è un sintomo del mio disturbo. Sapevo solo quel che sentivo, e sentivo vuoto. Durante le vacanze di Natale peggiorai: mi svegliavo ogni giorno senza energie, senza forze, senza nulla che non fosse un velo grigio davanti agli occhi, pensando « oggi finirò per averne bisogno » … ... e invece alla fine no. Però è rimasta lì. Nel telefono. Un mese fa sono stata (di nuovo) a un passo (letterale, oltre la linea gialla di una metro) dalla fine. Pochi minuti prima l'avevo riletta e risistemata.
Oggi ho cancellato la mia lettera d'addio.
E’ importante credo, e non solo per il gesto in sè. Ma per le ultime due giornate che mi sono ritrovata ad affrontare.
Ho passato due giorni destabilizzanti fino al midollo, e credo che questo mi renda doppiamente fiera del gesto che ho compiuto poi. Il mio percorso costante di terapia e recovery da quel mostro nella mia testa che si chiama Disturbo Borderline di Personalità è lungo, complicato e impossibile da riassumere. Ma limitiamoci al fatto principale: dopo mesi e mesi di passaggio da un centro ASL all’altro, dopo sedute psichiatriche fondamentali in cui ho ricevuto una diagnosi illuminante e un sostegno farmacologico salva-vita, dopo mesi e mesi di burocrazia e complicazioni, sto finalmente accedendo alla struttura in cui verrò curata in maniera sistematica e continua, sia a livello psichiatrico, ma soprattutto anche a livello psicoterapeutico.
Avrei dovuto avere la mia prima seduta lì, oggi. Si tratta di una seduta psichiatrica: il medico avrebbe dovuto ascoltare il mio percorso terapeutico fin’ora, i miei sintomi, fissarmi una seduta successiva, in seguito affidarmi ad uno psicoterapeuta, e da lì in poi prendermi in cura a tutti gli effetti. Sì, ancora qualche passo di lenta e noiosa burocrazia, ma finalmente è il posto giusto, no?
Beh, oggi non ho potuto fare quella seduta, perché tanto per cambiare la burocrazia e l’incompetenza si sono messe in mezzo. Sembra un film comico, ma non lo è: mi sono trascinata in pieno attacco d’ansia, tremante, terrorizzata, fino alla struttura, salvo scoprire che era la sede sbagliata (sì) e che nessuno - nè lo psichiatra del Policlinico che mi ha in cura, nè i centralinisti con cui ho preso appuntamento, nessuno - si era preoccupato di dirmi dove cazzo dovessi andare. Il risultato? Domani mi ritelefoneranno per slittare l’appuntamento. Di nuovo.
Potete immaginare il mio stato d’animo. Considerando che il borderline disorder è 99% caratterizzato da un’emotività instabile, beh.
E questo è uno dei due grandi Eventi Destabilizzanti di ieri e oggi. L’altro riguarda la mia famiglia. Non entrerò nel dettaglio, ma ieri ho avuto un dialogo con mia madre, molto positivo, che mi ha portata a considerare di poter parlar loro, in un futuro prossimo, del fatto che sto facendo terapia.
Certamente non potrei dir tutto; non potrei permettermi di parlare di farmaci, perché la loro visione è estremamente pregiudicata a riguardo, e se nominassi la mia diagnosi attualmente non comprenderebbero affatto e sarebbe dannoso per me e per la mia salute; ma ho ricevuto per la prima volta in due anni da parte di mia madre un segno di affetto, apertura, fiducia forse (in poche parole, mi ha confessato di aver fatto molte sedute di terapia da una sua terapeuta e di aver riconsiderato la sua reazione al mio coming out!!!!!!!!), e mi sto trovando a ponderare l’idea di togliermi un peso enorme dalle spalle dicendole o dicendo loro, in tempi brevi, perlomeno che sto facendo terapia psicologica per gestire le mie emozioni. Eludendo il resto (farmaci, etc), ma aprendomi su una cosa almeno. Si tratta di uno sconvolgimento positivo, ma pur sempre di uno sconvolgimento, che mi ha lasciata sperduta e con tutti gli equilibri sballati. Come se i cardini della mia vita si fossero sballati tutti di nuovo - perché sì, è un passo avanti enorme, ma è anche vero che l’abuso emotivo che ho subito e che va ben oltre il rifiuto al coming out rimane reale e che il malessere che provo ora ne deriva e rimane reale anche quello; e il peso di mentire sulla terapia è ora più forte che mai, e ho paura, non so bene come muovermi, mi sento sperduta e ho bisogno di tempo per capire, metabolizzare, agire.
Again, BPD.
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Considerati questi eventi, e considerato soprattutto il disturbo che ho, potrete capire che in queste ultime 24h mi sono sentita… completamente fuori controllo a livello emotivo.
• persa, scombussolata, come se gli equilibri familiari fossero sballati di colpo (e lo sono) • sconvolta da questo cambio inaspettato • in panico per la terapia, per come iniziare a parlarne ai miei in futuro, per come gestire questi pesi che sento pesantissimi tutti sulle mie spalle • disperata • in preda a crolli di pianto continui • con un peso sulle spalle enorme • come se gli equilibri del mondo mi si rivoltassero contro • instabile, in bilico, sul punto di vomitare • incapace di capire i miei attuali e futuri equilibri familiari e di gestire sia quelli che la terapia e ancora: • come se la mia vita non avesse senso (hello, crisi depressiva) • circondata da buio e paura e schifo e dolore e paura • presa in giro profondamente e umiliata da quelli dell’ospedale oggi, trattata proprio a pesci in faccia, senza neanche il rispetto di farmi sapere in che sede andare (mi è stato detto « avrà capito male » con tono di pietà e scarsa sopportazione: impossibile ammettere la loro incompetenza) • in ansia e schiacciata per questa cazzo di terapia e gli appuntamenti futuri, per il fatto che domani mi telefoneranno per slittare di nuovo e sarà un terno al lotto trovare un giorno in cui io ci possa andare, considerato che nell’immediato ho mille impegni familiari e tutto -> e quindi in ansia anche per le bugie che dovrò dire ai miei, come sempre, a maggior ragione con dei sensi di colpa enormi dopo l'apertura di mia madre • distrutta in qualunque modo possibile • aggrappata (ieri sera; e stasera probabilmente, se continuo a non saper gestire le emozioni nonostante gli ansiolitici) alla lama di un rasoio per gestire le urla nel cuore e nella testa
In questo momento... in questi giorni, sono tipo la definizione vivente del disturbo borderline. Ho qualunque emozione fuori controllo. Qualunque.
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Ma il punto è: cosa posso fare? Reggerò. Sono annientata. Disperata. Terrorizzata. Mi sento presa a calci in culo da chi dovrebbe curarmi e sperduta al punto che mi gira la testa nei confronti di chi mi ha cresciuta. Ma ho cancellato quella lettera. Proprio oggi, dopo tutto questo. Dopo che sono scoppiata a piangere in Stazione Centrale rendendomi conto di che giornata avevo passato. Perché non vivere non può essere un'opzione. Non più. A Dicembre ho permesso a me stessa di non puntare quella lama sulla vena più evidente. A Natale ho permesso a me stessa di tirare avanti per inerzia anche quando non mi alzavo dal letto da quanto stavo male. Un mese fa ho permesso a me stessa di farmi fare tre passi indietro dai binari, e quello è stato il punto di svolta. E' stato troppo rischioso e troppo vicino. ci sono davvero andata vicino. Quando ho fatto un passo indietro, con le gambe che tremavano, è stata questione di secondi, il conducente si è girato di scatto a guardarmi. In quell’istante è partita la canzone che ha salvato la mia vita, « Missing You » degli All Time Low. Ho permesso a quelle note (e in verità a tutte le loro note, a tutti i loro brani, a loro come persone, alla loro musica e alle loro parole) di farmi ritornare alla realtà. E’ stato un cambiamento interiore definitivo.
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Oggi, per quanto veda caos davanti a me, e pesi sulle mie spalle… … in un angolo della mia mente razionalmente so che forse piano piano il caos avrà un senso; che la terapia procederà, e meglio di quanto non sia proceduta fin’ora; che forse in un futuro quasi prossimo potrò parlare con i miei genitori almeno parzialmente e alcune nuvole che ho sempre trovato soffocanti si dipaneranno; so che mia madre ha fatto un percorso e che forse parleremo di nuovo e lo faremo in modo più sano, più aperto, più reale, e non cancellerà nulla dell’abuso emotivo, nulla del controllo, nulla del dolore, nulla del fatto che se ho sviluppato il BPD è in buona parte causa dell’ambiente familiare, ma sarà un passo verso la guarigione.
E sì sto male, malissimo, sto reagendo a troppe cose tutte insieme, ma ho cancellato quella lettera. Sono un mucchio di ceneri e cicatrici, e non so come reggerò a questa serata: urlando, piangendo, disperata, annientata, in panico, forse -non lo so- aggrappata a quel rasoio. Ma non è più e non può essere più un'opzione non reggere.
Ho cancellato la lettera. Oggi. Stasera. Dopo due giornate che hanno colpito tutti i miei trigger maggiori (famiglia e terapia e il legame tra le due cose) e annientato tante parti di me.
Ho cancellato quella lettera e non intendo riscriverla mai. In questo momento in mezzo a caos e schifo mi sento anche fiera di me.
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old scars / future hearts {All Time Low}












