Il divenire è morbido, profondamente umano, anche quando è rigoroso. Ti prego trova il tuo spessore, del quale io mi nutro.
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@fiammi-a-colori
Il divenire è morbido, profondamente umano, anche quando è rigoroso. Ti prego trova il tuo spessore, del quale io mi nutro.
Sai Luca,
Interesse sincero è correre sotto la pioggia per raggiungere qualcuno di cui non sai niente, arrivare alla metro tutta fradicia e non trovare il coraggio di dire “ciao”. È successo davvero, ma non te ne sei accorto.
(Omino della pioggia, Folon)
Laura e le sue canzoni
Laura è la mia migliore amica. E lo è con quella intensità dei primi anni di scuola e per tutte le medie e per tutto il liceo e per tutta l’università. La cosa buffa però è che io e Laura, non siamo cresciute insieme.
Ci siamo incontrate tardi nel mondo. Incavolate nere nel mondo.
Per un annetto ci siamo studiate, da lontano. Io allora scappavo sempre, da tutto. Lei invece aveva l’aria di una che sapeva, con gli occhiali e la frangia. Ognuna, a modo suo, ostentava sicurezza.
Non ricordo bene come è nata la nostra amicizia vera, se da un caffè o da una passeggiata. Dovrò chiederglielo un giorno.
Di me e di lei, non direi che siamo diverse; non direi nemmeno che siamo uguali, siamo piuttosto fatte così: quando io mi innamoro, lei si lascia. Quando io mi lascio, lei si innamora.
E l’unica volta in cui entrambe abbiamo asserito che per fortuna ci piacciono uomini diversi, ci siamo innamorate dello stesso.
E quanto fui stronza io, in quell’occasione. Lei invece fu brava. Restò lontana e in silenzio. Quello che ancora non ho imparato a fare e che le ammiro. Laura ha una bella pazienza, mentre aspetta, fa altro per se stessa. Se c’è il dolore, lei aspetta, fuma, legge e ascolta le sue canzoni. Se io ho un dolore, mi dibatto senza tregua, perché non lo sopporto, e il dolore così si acuisce.
Io e Laura ne abbiamo passate diverse ed è stato solo così che abbiamo sentito di più. Compreso di più che cosa ci stesse dicendo l’altra.
Io e Laura in una cosa siamo simili: siamo severe, siamo intransigenti, siamo quelle del “bianco o nero” con noi stesse. Lei lo vede in me e pensa che tutto ciò non abbia senso; io a volte lo vedo in lei e non la capisco. Una volta abbiamo quasi litigato, io continuavo a sostenere che avrebbe passato un esame importante e lei a dire di no, che non ce l’avrebbe fatta.
(Adesso finalmente glielo posso sussurrare…”te lo avevo detto!”)
In questo momento invece sono io che a tratti penso di non farcela, mentre lei non ha dubbi. Io ce la faccio ed è talmente scontato che non si discute. E allora mi sta bene così.
Laura nell’ultimo mese ha capito che dovevo fare una scelta di vita molto importante. E in questo c’è stata e ci sarà. Lei con le sue canzoni. Io con le mie e ogni tanto la sera ce le scambiamo.
Quello che ho imparato a 28 anni:
- Che bisogna prendersi la responsabilità dei rapporti che facciamo. Capire realmente come ci fanno stare. Perché no, non si può accettare tutto.
- Che una storia d’amore non può essere una gara di intelligenza. L’unica intelligenza che conta in un rapporto è quella emotiva.
- Che un uomo che critica e svaluta la propria compagna ha un problema che si chiama invidia.
- Che un uomo che dice “sta’zitta” alla sua ragazza quando non si sognerebbe mai di dirlo al suo migliore amico, ha un altro problema che si chiama violenza. E se lo dice indifferentemente a tutti allora il problema ce l’ha con il mondo e generalmente, questo tipo di uomo, si chiama stronzo.
- Che una storia che fa stare bene non può essere “un giorno mi desideri e quello dopo tenti di mandarmi sotto terra”; è questo il gioco dei perversi per controllare, sentirsi un po’vivi (o meno morti) e spesso onnipotenti.
- Che se è così, allora si ha il dovere, per se stessi e per l’altro, di venire via. Anche se si è molto innamorati. Anche se ciò equivale all’atto fisico di strapparsi dal corpo l’organo interno per eccellenza e di regalarlo a lui (o a lei) dicendo “Toh, ecco che c’era dentro...la mia pulizia, il mio mettercela tutta”.
- Che per un po’ di mesi quel vuoto in mezzo al petto ci sarà. Inevitabilmente. Lo sentirai, sembrerà una voragine e a volte avrai paura di caderci dentro e ti chiederai “ma come cavolo ha fatto il resto del mondo prima di me?!”.
- Che piano piano farà meno male perché nella voragine ci sta già crescendo un fagiolo. Anche se ancora non lo sai. E tra 6 mesi sarà a tutti gli effetti un cuore nuovo.
- Che gli amici, i libri, il silenzio, le passeggiate, il poter scrivere e gli sconosciuti che parlano alla radio, e ognuno quello che vuole...sono in qualche modo lì a combattere con te. Se poi ci aggiungi dolci e Nutella, hai alle spalle un esercito niente male ed è praticamente fatta.
- Che la domanda che farai per un po’ sarà “ma poi passa, vero?” e le amiche ti guarderanno con quel sorriso silenzioso che vale tutte le risposte del mondo. Loro lo sanno che passerà, né hanno certezza, né hanno memoria. E allora per un po’ basta affidarsi a questo loro tesoro.
- Che c’è sempre qualcosa di nuovo dopo un distacco. In questo momento è un blog, domani sarà la tesi, un taglio di capelli, un viaggio...e ”il più bello dei mari”, come ha scritto Hikmet.
- Che si può uscire di casa senza trucco e raccontarsi agli altri con la faccia pulita e scoprire inaspettatamente di piacere di più. Mentre tu sei li a cercare di capire, adesso, cosa ti piace del mondo.
- Che una volta arrivati alla meta, si ricorderà il viaggio. E sarà uno dei più bei ricordi, perché saprai di averci messo tutto quello che ti hanno chiesto per diventare donna e non sarà ancora abbastanza.
- Che dalla meta ci si rimette in cammino, con il fagiolo diventato cuore, con un esercito alle spalle e un barattolo di Nutella a portata di mano. Senza sapere se saremo mai abbastanza, ma sapendo che ormai siamo abituati a mettercela sempre tutta. Fino in fondo.
Per te che verrai.