Giorni di mare e letture 🤍
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@fragilepoesia
Giorni di mare e letture 🤍
È da ieri notte che la nonna non c’è più, è volata via, come volano gli uccellini quando sentono una presenza umana avvicinarsi. Lei assomigliava per davvero a un uccellino: piccola, curva su se stessa, quasi indifesa. Mia madre diceva sempre che se la si toccava si rischiava di ridurla in tanti piccoli pezzi, perché era così fragile e aveva la pelle sottilissima, leggera. Come un uccellino. Mia nonna aveva novantadue anni, il primo gennaio ne avrebbe compiuti novantatré. Da quando ricordo, quello è sempre stato un giorno di festa, perché si andava tutti a casa sua sperando di farle una sorpresa, ma lei puntualmente ogni anno lo sapeva che saremmo andati e allora si preparava per la foto che avremmo fatto da dietro il tavolo, con i pasticcini e le candeline che ha soffiato fino alla fine, nonostante il dolore che nell’ultimo anno l’ha tenuta stretta. Ho sempre voluto scrivere di lei e in qualche modo l’ho fatto, ma non sono mai andata fino in fondo alla sua storia, perché ho sempre avuto timore di quello che avrei scritto. Lei era un pozzo pieno di segreti e misteri, di storie raccontate attorno a un focolare. Adesso la vedo tornare ragazza, lì, dove è nata e vissuta prima di sposarsi e dare alla luce mia madre. Corre forte nonna, va dove si può sentire l’odore del pane, sa che lì può trovare su madre che non vede da tanti anni. E sorride adesso, non soffre più.
Come mai ho scelto te? Io ti ho “visto” in quel modo intensamente selettivo – ho visto una bocca che era insieme intelligente, animalesca e soffice. Uno strano miscuglio, un uomo umano, sensitivamente conscio di ogni cosa – e io amo la consapevolezza – un uomo, te l’ho detto, che la vita ha reso ebbro. Il tuo non era un riso che potesse offendere, era dolce e ricco. Mi sentivo calda, con la testa che mi girava, dentro di me cantavo. Henry anche io desidero stare qui a scriverti a lungo, è quasi come esserti vicino.
- Anaïs Nin
Dopo un mese ho finito di leggere Shantaram 💌
In momenti come questi mi viene da chiedermi perché la vita si riduce a tutto questo. Vivi, sogni, viaggi, e poi tutto finisce, poco a poco si sgretola. Quegli ultimi istanti cancellano tutto ciò che hai vissuto, la giovinezza, gli amori, i desideri. Chissà cosa resta quando tutto sta per finire.
Sono stati giorni molto intensi e anche difficili. Quando mi trovo in situazioni in cui devo socializzare mi sento sempre un pesce fuor d’acqua e faccio fatica a essere me stessa. A volte penso che la gente si faccia un’impressione sbagliata su di me, solo perché appaio impacciata e a primo impatto posso sembrare noiosa e antipatica. Tu mi dici sempre che dovrei fregarmene, ma è da tanto tempo che cerco di farmene una ragione inutilmente. Ho sempre bisogno di dimostrare agli altri chi sono, ma gli altri sembrano non capirmi mai.
“Ne parlai quasi tacendo. Io sono un maestro nel parlare tacendo, ho parlato tacendo per tutta la mia vita e ho vissuto delle vere tragedie dentro me stesso tacendo.”
Fëdor Dostoevskij, “La mite”.
"«Quello che mi piace in te, Dick», continuò lei, «è che tu sei sempre lo stesso, mentre io sono una creatura mutevole»". - "La crociera" - Virginia Woolf
... un pò troppo mutevole.
Hai letto "Una vita come tante"? Se sì, cosa ne pensi?
Letto la scorsa estate. Mi è piaciuto molto, scritto benissimo, l’ho divorato in meno di due settimane. Per le tematiche trattate non lo consiglierei a cuor leggero però.
Forse ho scelto i libri che porterò con me durante il viaggio (ovviamente a casa mi aspettano altri):
- Vita mortale e immortale della bambina di Milano, Domenico Starnone
- Nel segno della pecora, Haruki Murakami
- Madame Bovary, Gustave Flaubert
Quando ero piccola non vedevo l’ora di stare assieme alla mia famiglia, zii, cugini. Adoravo le cene di Natale dove ognuno raccontava di sé e si giocava allegri e spensierati. Adesso, invece, non sopporto più questi momenti; anzi, li rifuggo. E il perché l’ho capito meglio proprio stasera mentre ero al telefono con mia sorella, che mi ha raccontato alcune cose che mi riguardavano, dette da una mia zia. Non è la prima volta che succede una cosa simile e ormai ho deciso di fregarmene dei giudizi altrui, ma sono questi momenti che ti fanno comprendere chi hai davanti. Lo stesso vale per i miei cugini: un tempo pensavo che sarebbero stati degli ottimi amici, adesso non più. Forse è proprio vero quando si dice che nella vita restano le persone che hai conosciuto un giorno, per puro caso, e non quelle che ti sono sempre state accanto e sono cresciute con te.
Anche solo pensare a cosa mettere in valigia, con questo caldo, è un’impresa ardua. Come al solito mi ridurrò all’ultimo minuto.
Giugno finisce con una luna piena bellissima, che illumina tutta la stanza. Da alcune settimane lasciamo le finestre aperte per il caldo, e nonostante la luce e i rumori che ci svegliano di prima mattina, è bello addormentarci con il silenzio della notte. E ancora più bello farlo con la luna. Vorrei che questo momento restasse per sempre impresso, per questo lo scrivo qui.
Ieri abbiamo provato per la prima volta (per te era la seconda) la cucina indiana. Le salse erano il pezzo forte, così come quelle buonissime frittelle di ceci e cipolla. Come primo piatto abbiamo scelto il riso con verdure e frutta secca, accompagnato da polpettine di pollo. Abbiamo concluso con un dolcino al cocco. Che bello scoprire diverse cucine etniche, me ne mancano ancora un po’ ma poco a poco recupero. ❤️🩹
Come la spieghi la felicità nello star leggendo un buon libro e vedendo una (anzi due) serie tv fantastica!
“Alcune mattine, pur essendo me stessa, vorrei comunque essere una cosa che fugge lontano da me piuttosto che quella cosa cucita dentro di me per sempre.”
Catherine Lacey, “Nessuno scompare davvero”.
Ma com’eri bella alla finestra, con il grigio del cielo posato su una guancia, le mani che stringevano il libro, la bocca sempre un po’ avida, gli occhi incerti. C'era così tanto tempo perduto in te, eri in quel modo il calco di ciò che avresti potuto essere sotto altre stelle, che prenderti tra le braccia e fare l'amore con te diventava un compito troppo tenero, troppo al limite della pietà, e lì mi ingannavo, mi lasciavo cadere nell'orgoglio imbecille dell'intellettuale che si crede in grado di capire.
(Julio Cortázar, Rayuela)