GERMANETO 2049 - CAP. 3 LA DONNA IMBRATTATA DI PLASMA
Nel 2049 la cintura di Orione è visibile a occhio nudo da Germaneto, o meglio sarebbe visibile se tutte le insegne al neon non mischiassero la loro brillantezza alla nebbia perenne che grava sull’ateneo. Sulle pareti dell’università schermi giganti proiettano a ripetizione spot con sorridenti ragazzine giapponesi che ingoiano a ripetizione pillole anticoncezionali o compresse di metanfetamina per migliorare l’apprendimento e la concentrazione durante le ore di studio notturne. Due modi diversi di trascorrere la stessa notte. Accalcati come in un mercato turco, venditori di ogni genere, tra i quali il nostro cacciatore di replicanti Ricky Didattickard si districa, percorrendo la strada verso la Fondazione, sede del regno di Tyrell Pujia, curioso di sapere se il nostro ha trovato un modo per smascherare i replicanti. Ricky sa che la cosa più rara da trovare nell’ateneo è una bella ragazza che non si fa film, non guarda “c’è posta per la tua CPU”, si sa preontoare da sola gli esami su esse 3, sa parcheggiare, non pubblica sui social selfie accompagnati da citazioni filosofiche e cose del genere. Arrivato alla fondazione, saluta Maria al primo ufficio a sinistra e chiede se c’è il Professore, passa dall’ufficio di Mantellax, direttore robot e incontra l’algido Tyrell Pujia, in compagnia di una squinzia di livello: occhi azzurro cielo norvegese, capelli biondi e fluenti, un fascino antico, cammina per quella stanza muovendosi con l’eleganza di una tigre delle nevi. Che gran figo Pujia, la ragazza invece era una morettina niente male che fa accomodare Didattickard al grande tavolo ovale rivestito di pelle umana, della fondazione. Notò sul tavolo il nuovo numero del catalogo Aulix del mese successivo, non ancora distribuito ufficialmente. “Agente Didattickard, le presento Maria Catena, la mia fidata collaboratrice, vorrei che testasse le modalità di ricerca che sta sperimentando, su di lei” disse fiero Tyrell Pujia, “molto piacere Maria Catena” rispose con aria professionale ma con quel tanto di piacioneria, Ricky; “Salve agente Didattickard, come intende capire se sono umana o un androide?” con aria austera Maria Catena, e Ricky “in realtà un modo che piacerebbe a entrambi ci sarebbe…”. Al che Pujia rispose piccato “ Ricky, se queste sono le premesse può anche tornare un altro giorno”. L’ambiente si ricompose immediatamente, Ricky tolse dal suo zaino una piccola videocamera che puntò sull’iride di Maria Catena, per osservare e registrare la dilatazione delle sue pupille, attraverso cui avrebbe capito se si trattava di una vera ragazza o di un robot. -Allora Maria Catena, ora ti farò una serie di domande e dovrai rispondermi spontaneamente, ok? -Ok, muoviamoci non ho tutto il girono - Un uomo insulta una donna per strada - Un cafone, non c’è che dire, capitasse a me lo manderei a quel paese e cambierei strada - Tanti uomini insultano una donna per strada, cosa fai Il volto di Maria Catena si rabbuia immediatamente, ma mantiene una certa fierezza e risponde, e risponde “ beh a questo punto non li degnerei nemmeno di uno sguardo e chiamerei la polizia” -Ad una festa gli uomini sono attratti dalle replicanti perché sono più disponibili e simpatiche - Per me un ragazzo così non si meriterebbe la mia attenzione - Sei arrivata a 40 anni e non hai trovato un ragazzo perché una vera donna è troppo impegnativa - Voi uomini nascete e morite mocciosi, vale la pena vivere da sola - Tuo fratello è uno di questi uomini - Lo rinnegherei se diventasse un uomo così - Tuo fratello ha lasciato la sua ragazza, una donna vera come te, picchiandola per tutta la relazione, e ora si diverte con delle puttane robot, tua madre è affranta A questo punto Maria Catena, abbassa lo sguardo, non riesce a concepire come in un mondo così raro di ragazze, queste debbano subire violenze ed essere preferite a un mucchio di ferraglie e tessuti sintetici e con lo sguardo ancora rivolto verso le sue ginocchia esclama “ per me il test è finito qui!”, si alza e va in un’altra stanza. Ricky chiede a Pujia : “ è un replicante vero?”, Pujia annuisce e chiede come avesse fatto, e di solito quante domande ci vogliono per beccarne uno, lui dice dalle 80 alle 100 domande, ma se gli viene fatta qualche domanda che richieda la presenza di un ricordo o la risposta a una domanda tipo “ cosa avrebbe detto tua madre?” il replicante va in confusione. Maria Catena rientra nella stanza e urla con gli occhi lucidi “ IO non sono un androide! Vattene! E portati via la tua stupida attrezzatura!”, uscendo di nuovo. Ricky a questo punto esce davvero ma si sente confuso, non capendo più chi dicesse la verità tra Maria Catena e Pujia, ma questo adesso era un affare secondario perché aveva appuntamento con Donato, uno che di domande agli studenti se ne intendeva e con lui non c’erano cazzi. Per l’inesperto agente Didattickard andare da Donato era come per Uma Thurman andare a fare l’allenamento con Pai Mei. E la poesia prese ancor più corpo quando per strada Ricky lesse su un muro un vecchio adagio che diceva “pasito pasito suave suavecito = mi piace il cazzo robotico”













