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@giuliakendall-blog
“Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia…” (“Kafka sulla spiaggia“)
HARUKI MURAKAMI
Le ciambelle sono dolci e pure buone ;)
Le bugie hanno le gambe corte
Le bugie hanno le gambe corte. E' successo molto tempo fa, ero un'adolescente appena. Era d'estate ed era una giornata molto calda, come potrebbe essere quella di oggi. Mia mamma era partita, un lungo viaggio per andare a trovare mio fratello. In casa eravamo rimasti in tre, babbo, io e mia sorella più grande. Era la prima volta nella mia vita che restavo a casa senza mia mamma. Mia sorella doveva dare l'esame di maturità e stava molto tempo fuori casa perché andava a studiare da un'amica. La maggior parte della giornata ero da sola perché babbo trascorreva le sue giornate in campagna. Usciva molto presto, usciva che era ancora buio e tornava la sera tardi. Capitava che mia sorella restasse a dormire da una sua amica e così io e babbo cenavamo da soli. Lui andava a letto presto, io leggevo o ascoltavo un po' di musica. La mattina quando si alzava mi svegliavo e dopo che lui usciva cominciavo ad ascoltare i rumori che provenivano dall'esterno. Mi facevano paura e mi convincevo che da un momento all'altro qualcuno avrebbe spalancato la porta per farmi del male. Stavo sveglia senza riuscire a riprendere sonno. Qualsiasi brusio veniva amplificato dai miei sensi sino a trasformarsi in un frastuono che rimbombava nella testa. Mi suggestionavo a tal punto che il cuore prendeva a battermi forte, così ai rumori dell'alba si aggiungeva quello del battito del mio cuore. Finiva sempre che mi alzavo perché di riprendere sonno non se ne parlava nemmeno. Solitamente la sera prima babbo mi assegnava dei compiti che dovevo svolgere in sua assenza. Cose facili, come lavare i piatti, comprare il pane, sbucciare le mandorle che portava dalla campagna. Ogni tanto aggiungeva qualche incombenza. Un giorno mi raccomandò di innaffiare l'orto che stava vicino a casa. Nell'orto non c'era nessun sistema di irrigazione e avrei dovuto portare l'acqua da casa dentro i secchi. La distanza da coprire sarà stata di un centinaio di metri o forse più. Però col sole che batteva forte diventava faticoso. Decisi così che non sarei andata. Quando babbo tornò la prima cosa che mi chiese fu se fossi andata a innaffiare l'orto. Gli dissi di sì, con l'idea che l'avrei fatto l'indomani. Rimandai per alcuni giorni, inconsapevole del fatto che alcuni giorni sarebbero stati sufficienti per far seccare tutto. Con l'incoscienza dei miei quattordici anni non mi rendevo conto che prima o poi mio babbo avrebbe scoperto tutto. E così arrivò il giorno. Ero andata a casa di un'amica. Quando tornai a casa trovai mio babbo che mi aspettava. Ebbene, oggi sei andata a innaffiare l'orto? Sì risposi, mentre sentivo il viso che arrossiva. Sei proprio sicura? Non ebbi il tempo di rispondere che sentii il viso già caldo dal rossore che si faceva ancora più caldo. Avvertii il caldo prima dello schiaffo e del rumore che questi fece. Non dissi niente, non versai neppure una lacrima, ero mortificata. Da lontano come da un altro pianeta mi giunse la voce di mio babbo: le bugie hanno le gambe corte.