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giovedì 28 gennaio | tutta la scuola Courtney Mercer, prefetta tassorosso, ha rinunciato alla carica il giorno 27/01/'82. La spilla passa ad Adrianna Thackeray. Indiscrezioni parlano di un possibile esaurimento nervoso della ragazza, caricata da troppi compiti da compagni più pigri. Voci più maligne invece vedono la tassorosso beccata in flagrante sotto gli spalti del quidditch a fumare quelle che chiaramente non erano Merlino's. Non vi sono dichiarazioni ufficiali dalla poveretta. Il cambio di spilla è stato annunciato dalla preside a cena.
𝓐 - «Non so bene che libri leggano ai maghi» e, consegnandolo nelle mani del ragazzo, farà per alzare appena le spalle. «Ma questo è un pezzettino di me» e sembra rivelarsi così, insieme al contenuto dell’evidente regalo (di Natale? Di quasi secondo mesiversario? Per nessun motivo preciso? Chissà). Se sceglierà di aprirlo sul posto, tra le mani il coetaneo si ritroverà una copia de Il piccolo principe con attaccato un post it babbanissimo che recita “siamo gli unici a conoscere quello che siamo e facciamo; ma io vorrei scoprirti insieme a te”.
[Secret Santa: La mattina della Vigilia, un regalo per Adrianna viene consegnato da un gufo; non c'è il mittente. Il pacco contiene un semplice sketchbook babbano colore azzurro pastello. Sopra la copertina è stato incollato un bigliettino.] Così qui puoi buttare le tue idee e proporre tatuaggi in giro ahahah Spero che apprezzerai, buone feste🤍
𝓐 - «Quindi? Facciamo tappezzeria insieme con la scusa delle coccole o della gelosia?» Ci tieni solo il braccio attorno le spalle o facciamo altro, Leander?
𝐋 - «Non stuzzicare troppo Adri, potresti scoprire quanto poco paziente io sia» le sussurra, la voce che si fa più bassa e roca, mentre la mano scivolerebbe sul suo fianco destro.
𝓐 - «E se decidessi di non ascoltarti?» Stronza, ma solo un pelo, abbassando anche lei il volume della voce quasi in un soffio, così da potersi creare una bolla insieme al fidanzato, almeno per quel poco che si può. «Lo so che voi Serpeverde non siete pazienti ma se fai così non riscatti molto la tua casata» gli fa notare candida, allontanandosi da lui quel poco che basta da provare a dargli fastidio, occhieggiando per la sala mentre le nuove parole che le arrivano alle orecchie la fanno sorridere.
𝐋 -Leander inclina appena il capo, gli occhi scuri che si stringono in un sorriso lento, consapevole. Non la rincorre quando lei si allontana di quel poco studiato, anzi: resta fermo, solido, come se fosse certo che sarà lei a tornare nella sua orbita. «Se decidessi di non ascoltarmi?» ripete piano, assaporando le parole «allora mi toccherebbe fare quello che devo» una pausa, calcolata «Ed entrambi finiremmo in guai molto grossi» Le dita restano dove sono, sul fianco, senza stringere oltre, ma la presenza è inequivocabile «la pazienza è una virtù» aggiunge con tono divertito «ma serpe o meno io non sono mai stato virtuoso» e con la punta delle dita, quelle che stringevano il fianco, risale il suo corpo. Un tocco quasi fantasma, delicato, ma che sfiorerebbe il fianco e poi su, le costole, salendo ancora lentamente fino al collo.
𝓐 - «Non possono bocciarmi una terza volta» o almeno, sembra raccontarsela così su, da sola, restando vicino a sé e giocando con il fuoco, nel momento in cui le proprie dita cercano il tessuto della stola per smuoverla quel poco che basta, con cautela, e aspettare. Non si butta in mezzo agli altri, rimane delicata nel mostrare quel poco di pelle nuda in più, accarezzandosi la zona con la punta delle dita, quasi a non star calcolando tutto ciò. «Ma non penso che ci sia qualcosa che tu debba fare davvero» e così, tornerebbe a controllare il volto del proprio interlocutore. «O, almeno, mi sa che tu voglia farlo. Non sarà di certo un dovere» calando nuovamente il braccio lungo il fianco, lasciando muovere invece la mano altrui, fino a vederla risalire sul suo collo. Gliene scopre anche un po’, dandogli quasi un via libera silenzioso nel muoversi su di lei, nella cautela generale che controlla che tutt’intorno ci siano priorità differenti, da perfetta amante dei gossip – che preferisce tirarsene fuori.
𝐋 - «Hai ragione» ammette infine, piano. «Non è un dovere, è una scelta. E io scelgo sempre con molta attenzione.» La mano che aveva risalito il suo fianco si ferma, senza andare oltre, tornando a posarsi in modo più composto alla sua schiena, quasi a rimettere un confine chiaro tra loro e il resto del mondo. Non per freddezza, ma per rispetto del luogo e del momento. «E qui» aggiunge «non voglio metterti in mezzo a niente che possa diventare un problema. Né per te, né per me.»
Al Ballo dell’Agrifoglio, tenutosi in via eccezionale a Hogsmeade, la serata è stata archiviata come ufficialmente riuscita - sebbene non priva di episodi degni di nota. Diversi studenti sono infatti rientrati al castello in vesti decisamente diverse da quelle con cui avevano lasciato la pista da ballo, e non solo in senso sartoriale. Si mormora, con crescente insistenza, che ci sia stata una manomissione del buffet, probabilmente tramite l’aggiunta di Giana, i cui effetti temporanei avrebbero causato trasformazioni tanto fisiche quanto mentali. Dopo un po' di tempo, i professori, resisi conto della manomissione, hanno provveduto a rimuovere il punch incriminato dal buffet.
«Io sto una meraviglia!» ... «Mi dispiace per quelle povere creature che dovranno passare i prossimi giorni nella confusione piuttosto. Ma guardaci, noi non abbiamo di che preoccuparci» cit. Adrianna, sotto giana, in delle accentuate forme femminili e la convinzione di essere sempre stata una gioiosa donnina - dal 20.12.2081 al 24.12.2081
Il Controeditoriale - Novembre 2081
Ammetto che Halloween (o Samhain, per chi vorrà dimostrare di avere la bacchetta più lunga) non mi abbia mai entusiasmato più di tanto, anche se qui al Castello è evidente che ogni parte ci metta la sua dose di impegno. Però, ecco, mi sento di dover iniziare così il mio primo controeditoriale, controcorrente - un po’ come la professoressa Cloo Harrington e il suo costume da tacchino del ringraziamento.
Per questo motivo, mi prenderò spazio per dedicarmi a voi lettori e a me stessa.
Non sono un’esperta di moda come Anja ed Elvire; non ho un palato sopraffine con Matthew o quel futuro cuoco sperimentale che sarà Silas Ashcroft! (Provate i suoi panini, sono spaziali); non ne capisco quasi nulla di Quidditch e non potrei mai mettermi a farvi delle previsioni accurate quanto il nostro Thomas. Ma… Tutto questo non mi rende meno valida o con potenzialità meno forti.
Devo riconoscere un merito alla nostra capocasata: ce l’ha messa tutta, sin dal primo momento, per farci sentire speciali e forti nelle piccole cose che ci contraddistinguono. E, anche a chi non è Tassorosso (mi dispiace per voi) o ormai è fuori dalle mura di Hogwarts e ci sta leggendo per curiosità, vorrei ricordare come ci sia del bello nel fondo del cuore di tutti.
Non è sempre facile guardarsi da fuori, con occhi nuovi e privi di pregiudizi; non è sempre facile accogliere gli altri al nostro fianco, soprattutto quando l’unica impressione che riescono a darci sia quella di persone prive di rispetto e che ci fanno sentire scoperti e impauriti. Non è sempre facile se chi ci troviamo vicino è un nuovo arrivato di tre metri e nemmeno se sembra essere un Serpeverde senza cuore; non è facile neppure se la persona che sta cambiando siamo noi ed è davanti allo specchio che vediamo qualcuno di sconosciuto.
Non voglio dire che sia facile ma, almeno, dimostrare che non si è soli. Siamo tanti, rumorosi e con la possibilità di dare voce anche agli angoli nascosti.
Siamo unici, speciali e con l’unica previsione per il Natale di fare un regalo a noi stessi, in quella cosa che desideriamo più di tutto il resto. Così, ci lascio con il compito, nell’attesa del prossimo numero super speciale a tema Yuletide: dirci che ci vogliamo bene (e magari, di dirlo a chi ci sta vicino, giusto perché se lo si fa insieme il messaggio potrebbe arrivare prima!).
Adrianna Thackeray
[La mattina di lunedì 17 un gufo bianco consegna ad Adrianna una scatoletta col logo di una costosa cioccolateria della Londra magica, al suo interno nove cioccolatini tutti diversi e dall'aria gourmet e decisamente posh. Il bigliettino riporta solo una lettera]
𝐋
𝐋eander ♡ 15.11.2081
Una skincare come amica: perché Heaven Hazaar ha conquistato il cuore di tutti noi
Streghetta 2000 ci ha aperto la strada ma, chi meglio delle voci critiche di due adolescenti potrebbe giudicare una nuova linea di prodotti per la skincare? E con essa, la vincita al prezioso concorso “A Day in Eden”?
Qualcuno potrebbe dire che i prodotti per la cura della pelle in commercio fossero già troppi ma, la verità è che, quando ci si mette al primo posto, non saranno mai abbastanza. Questo, l’ex studentessa Serpeverde Heaven Hazaar, sembra averlo capito bene! Con un’ottima comunicazione data dal legare la propria figura ad un promettente progetto e la disponibilità a presentarsi personalmente a chiunque vincesse il concorso indetto proprio dalla testata preferita di ogni adolescente (Streghetta 2000, già citata sopra) – ha reso autentico il contatto tra i suoi prodotti e il pubblico. Personalmente, come umile Adrianna Thackeray, non posso fare a meno che riportare di aver apprezzato ogni cosa. L’ospitalità di Heaven; l’attenzione ai dettagli negli oggetti ricevuti, con tanto di personalizzazioni sulla base di quanto risposto nel tagliando di selezione al concorso; la sensazione di calore nell’aria, tra l’essere a casa con una sorella maggiore acquisita e il centro benessere più bello che si potesse trovare… Per non parlare dei prodotti! Tutto perfetto e in linea con le premesse date. Una E+ senza rimorsi!!! La strada davanti a EDEN è luminosa quanto la mia pelle dopo aver usato tutti i prodotti!
Se dovessi aggiungere qualcosa a quanto detto da Adrianna, direi che l’esperienza “A Day in Eden” è stata, più che un concorso, una piccola dimostrazione di come la cura - quella autentica, che passa dal gesto alla parola - possa trasformarsi in linguaggio universale. Heaven Hazaar non ha soltanto presentato una linea di prodotti, ha costruito un immaginario, un modo di raccontare il benessere come relazione: tra pelle e mente, tra creatore e pubblico, tra chi prova e chi si riconosce. Ogni dettaglio – dal profumo appena accennato delle confezioni al modo in cui gli oggetti venivano consegnati, avvolti da quell’aura di esclusività serena – parlava di un’idea precisa di armonia. È raro, oggi, trovare un brand che non venda solo risultati ma esperienze. EDEN, nella sua nuovissima versione, riesce proprio in questo: ti fa sentire parte di qualcosa che è insieme estetico e umano. Forse è questo il vero segreto di Heaven: la capacità di restare vicina, di sussurrare dove altri marchi gridano, di ricordarti che la bellezza può essere gentile. E se la pelle di Adrianna è più luminosa, anche la mia mente lo è un po’ di più – dopo aver vissuto questa giornata che, in fondo, non è stata solo un “Day in Eden”, ma un giorno in cui abbiamo imparato che la cura di sé può davvero diventare un atto di fiducia condivisa.
Elvire Murray & Adrianna Thackeray
A Day in Eden
Ha un ratto comune che, per la maggior parte del tempo, resta in dormitorio. Ce la mette tutta per non dimenticarsene (essendo regalo di papà) ma sembra che tutto il suo amore per l’animale esca solo quando, tra una spruzzata di profumo e la ricerca di un pezzo di carta, si ritrova ad annunciare “l’amore di mamma ha fatto la cacca” come se al resto del mondo potesse fregar qualcosa.
Posizione letto: #3 [centrale rispetto alle altre postazioni]
Descrizione: Ha attaccati al muro, sopra la testiera del letto, alcuni disegni fatti da lei cui soggetti sono tra i più vari – le compagne di dormitorio più attente potrebbero aver notato come vengano aggiunti ogni volta che applica sul suo corpo un nuovo tatoonimus, essendo probabilmente quelle le bozze. Al comodino, invece, piace cambiare: un giorno potreste trovarci un numero di Streghetta2000 e un altro una gonna sporca di due giorni con tanto di patacca di olio. Lo stesso vale, molto amplificato, per il baule in legno ai piedi del letto!
Abitudini della pg: Dorme, spesso, anche troppo. L’ultima ad alzarsi ma con l’innata capacità di infilarsi la divisa in tempo zero (acconciatura e trucco spesso sono rimandati durante la colazione). Può capitare che la sera faccia tardi per uno o l’altro motivo ma è più facile che crolli nel letto senza alcuna dignità. Non russa per lo meno ma qualcuno potrebbe giurare di averla sentita farfugliare qualcosa di tanto in tanto.
Ordine: Disordinata cronica ma lei ci si trova perfettamente nelle cose che non hanno ma hanno un posto. Non invade gli spazi altrui ma può capitare che la pigrizia abbia la meglio e la si veda dormire con qualche vestito sporco ai piedi del letto; guai chiederglielo però perché ha la scusa pronta e potrebbe iniziare a tirare in ballo racconti su come quel reggiseno sporco le ricordi un apprezzamento fatto da un ragazzo del settimo! Letto sempre sfatto nella filosofia del “tanto ci devo tornare a dormire e disfarlo di nuovo” – stare lontano da casa non le sta insegnando molto ad essere autonoma e ordinata.
Puzza: Riempie di profumo QUALSIASI cosa, sembra essere la soluzione a qualsiasi odore. Lo spruzza nell’aria, in bagno dopo essere passata e anche addosso a sé stessa di tanto in tanto. In più, sul comodino, ha del palo santo, ma quello viene bruciato solo nelle grandi occasioni (e ad ogni luna piena).