«Di cosa hai paura, eh?» mi disse urlando e io sussurrai «Di me. Ho paura di non essere mai abbastanza.»
Laragazzadallaluna

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@grigiopiombo
«Di cosa hai paura, eh?» mi disse urlando e io sussurrai «Di me. Ho paura di non essere mai abbastanza.»
Laragazzadallaluna
Non è tanto la delusione in sé a farmi male, ciò che mi rende triste è il torto che ho fatto a me stesso. Sapevo che non dovevo fidarmi, eppure l’ho fatto.
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“È vero non sono una ragazza facile da sopportare. Ho fatto cose pazzesche. Forse sono un po’ acida e stronza. Forse sono anche schizzata, pazza e un po’ strana. A volte sono una persona totalmente incoerente. Mi comporto da stronza con tutti solo per non dimostrare nulla alla gente. Ho detto e fatto cose orribili solo per ricostruire il mio orgoglio, quando magari l'ho tolto davanti ad alcune persone. Se sono dolce lo sono solo alla notte per poi di giorno tornare quella di sempre. Sono testarda e non rincorro niente e nessuno. Si sono una ragazza un po’ strana. Ma in realtà ho una grande paura di perdere ciò che ho al mio fianco, ciò che ancora non se n'è andato. Quando dimostro affetto lo faccio raramente, ma lo faccio a cuore aperto. In realtà sono una ragazza dolcissima anche se non lo faccio vedere. Perché in realtà quando mi affeziono è la fine, saprei restare anche per sempre.”
— uraganodisogniirrealizzabili
“Forse non te ne rendi conto, ma sei un incoerente del cazzo”
— ho-bisogno-di-vederti
Se c’è una cosa che alla fine ho realizzato è questa: fregatene. Fregatene di tutto, di chi ti giudica, di chi ti fa star male. Fregatene. Fregatene di tutto e vivi. Vivi seguendo chi o realizzando la cosa ti rende felice. Anche se per farlo andrai incontro all’incoerenza tua e degli altri. Vivi pur essendo ipocrita, stronzo o freddo. Vivi e fregatene. La vita è troppo breve per le paure, i rimorsi, i rimpianti e il rancore.
“‘Mamihlapinatapei’: il gioco di sguardi di due persone che si piacciono e vorrebbero fare il primo passo, ma hanno paura.”
— (Yaghan, linguaggio indigeno della Terra del Fuoco)
“No, non so… non so per gli altri come sia, ma io sento che non posso far come gli altri. Tutti ci pensano, e poi subito pensano ad altro. Io non son capace di pensare ad altro: è tutta la vita che penso ad una cosa sola.”
— Fedor Dostoevskij - I demoni
“Vorrei poter dire che ti ho dimenticato davvero vorrei poter dire che adesso sto bene e che quando penso a te non ho improvvisamente voglia di scappare via dovunque io sia. Vorrei poterti dire che sono guarita che non ho mai voglia di venirti a cercare di scriverti di tornare vorrei potertelo dire e vorrei poterlo pensare, vorrei sul serio sentirmi bene quando penso a te e non con un vuoto dentro indescrivibile che ha la forma dei tuoi occhi che ho perso, io vorrei poterti dire che non ti penso più quando voglio ingannare il dolore e poi sentirmi di nuovo male quando voglio ingannare il tempo e poi sentirmi di nuovo persa a tempo perso vorrei poterti dire che non mi capita più di stare in mezzo ad un mare di gente e di pensare che tutto quello che vorrei sarebbe raggiungerti venire dove stai. Io vorrei potermi sentire libera dal pensiero di te libera da quello che sento e che più ci provo e più non riesco a smettere di sentire libera dalle paranoie dalle tue stupide foto nella mia testa dalle tue stupide parole dalle tue perfette linee vorrei non avere paura di quello che mi scateni dentro ogni volta che ti penso e vorrei poter guardare qualcuno con gli stessi occhi che ho quando guardo te ma per me è impossibile, lo sai per me è paradossale. Vorrei poter dire che ti ho dimenticato che non ci ho solamente provato io vorrei poterti dire che ce l'ho fatta che se ti penso non ho un nodo in gola che se mi accorgo che non ci sei non mi vien voglia di andarmene pure io via da me che non mi capita mai di dormire poco per immaginarmi dove sei vorrei poterlo dire ma la verità è che non sarebbe la verità la verità è che io vorrei averti dimenticato ma non ce l'ho mai fatta nonostante tutto.”
— Ioteeilmare.
Ho lasciato perdere ti ho lasciato andare ho capito che non era destino che tu non avresti mai potuto darmi quello che volevo e che io avrei voluto darti tutto quello che potevo solo che tu non lo volevi, ho capito che per quanto forte mi battesse il cuore alla sola idea di lasciarti andare dovevo proprio farlo perché tu stessi meglio, perché io stessi meglio. Ho lasciato perdere non ti cerco più, visto? Non ti chiamo più e tu non mi trovi più, non sei più tra le cose da raccontare ad un amico al bar, ho cancellato le tue foto sul cellulare e non vado mai nei posti in cui ti potrei incontrare ho lasciato perdere ma questo non vorrà mai dire che non mi importa più che ti ho dimenticato che non sia incredibilmente faticoso stare senza te. Ti ho lasciato andare e l'ho fatto sul serio questa volta ma questo non vuol dire che ogni sera non mi venga una disperata voglia di venirti a cercare di sapere come stai se stai bene e se pensi mai a me questo non vuol dire che non ti cerchi dentro a tutte le persone, mi sono arresa: ho lasciato perdere, non ti cerco più non ti scrivo più non ti guardo più ma questo non significa che io abbia smesso di amarti non significa che io non sarei qui ancora qui se tu tornassi non significa che io nel profondo di me in un angolo del mio cuore sperduto che nessuno può vedere non stia aspettando ancora te.
@io-te-eilmare.
“Forse non è tanto il modo in cui ti senti con una persona che ti fa capire che la ami ma più che altro il vuoto che senti dentro quando ti manca.”
— Ioteeilmare.
tu mi vuoi ancora bene?
è un po’ che non smetto di chiedermelo
che non è che se due persone non si vedono e non si sentono
e non si parlano neanche più e non si guardano
allora vuol dire che devono per forza smettere di volersi bene
che il bene resiste un po’ a tutto
non ha paura del tempo,
sa restare vivo anche quando un rapporto è morto ma proprio morto e sepolto
tanto che certe volte ti chiedi se c’è stato davvero o se magari non l’hai soltanto immaginato.
tu mi vuoi ancora bene?
e ogni tanto ci pensi a tutto quello che è stato e che non è più
chissà poi perché?
ogni tanto ci pensi a me?
mi piacerebbe sapere che di tanto in tanto te lo chiedi com’è che sto senza te
e se sono cambiate le mie abitudini e se sono ancora la stessa insopportabile arrogante di sempre che in un abbraccio si sa sciogliere.
mi piacerebbe sapere che ti capita
ma soprattutto quando non te lo aspetti
di avere l’impulso un po’ speciale di prendere il telefono e chiamarmi
come prima,quando la mia voce un po’ li risolveva i tuoi guai,
oppure di venirmi a cercare che tanto lo sai bene dove puoi trovarmi
e dirmi tutte quelle cose che non mi hai ancora detto.
ma tu mi vuoi ancora bene?
perché io si
forse anche un po’ di prima
e non ho smesso mai
nemmeno per un attimo
e non ho smesso mai però c’ho provato un sacco, lo sai
ma non è servita la lontananza, ne sono servite tutte quelle volte che ho pensato davvero che ti odio da morire
che avrei voluto non averti conosciuto mai
non è servita la mancanza che mi fa sentire un sacco vuota
non è servito niente
perché io ti voglio ancora bene
e proprio non ho idea di come fare
a smettere.
~ io te e il mare
“Al primo “ciao” io mica lo sapevo che un po’ mi avresti cambiata tutta, che mi avresti resa più coraggiosa, meno paranoica e meno sola e un poco più capita e più me di quanto io non sia mai stata, mica lo sapevo che avrei tenuto dentro me i tuoi occhi sempre come stelle dentro al cielo un po’ coperte dalla nebbia. Al primo “ciao” che mi hai detto sotto voce io mica lo sapevo che il tempo da quel giorno non ci avrebbe più sfiorato che non avremmo più sentito che passava anche se invece passava pure un sacco veloce che anche il lunedì sarebbe diventato domenica, e che sarebbe stata primavera sempre dentro a tutti i nostri inverni ogni istante, mica lo sapevo che mi avresti fatto luce dentro al buio, che i miei fantasmi li avresti stretti forte per farli sentire meno soli, che mi avresti lasciata qui ad aspettarti ogni volta, ogni momento, come se vivere iniziasse sempre dove finisci tu. Mica lo sapevo, al primo “ciao” un po’ impacciato, che tutto quel che sapevo da quell'istante non l'avrei saputo più, che avrei conosciuto insieme a te la rabbia, il dolore, le paranoie e il rancore e la meraviglia di svegliarmi e sapere che avrei visto i tuoi occhi e che di certo mi sarebbero bastati a scordarmi tutto il male. Al primo “ciao” che ci siamo detti incerti io mica lo sapevo che l'amore esisteva davvero e che all'improvviso mi sarebbe caduto negli occhi direttamente dai tuoi sorrisi estremi - come un oceano tra i capelli - no, che non lo sapevo però me lo sentivo.”
— Marzia Sicignano.
“Tu sei così non ti piace che ti dicano cosa fare però allo stesso tempo vorresti sempre avere al tuo fianco qualcuno che scelga al posto tuo perché scegliere non ti piace, è faticoso, perché scegliere vuol dire perdere e tu non vorresti mai perdere niente. Tu sei così non ti fai abbattere da quello che ti succede e continui a credere che prima o poi andrà meglio anche quando sei sottoterra e non c'è nessuno che ti tenda la mano per farti risalire. Credi che arriverà la tua occasione anche dopo averne bruciate tante, soprattutto per distrazione. Credi ai miracoli anche se i tuoi occhi hanno visto solo tragedie. Ecco, ma come fai? Tu credi a occhi chiusi, non importa quel che vedi tu credi e non smetti anche quando tutte le speranze sono ormai andate in fumo, le ritrovi nell'aria, te le ritrovi negli occhi e non le mandi via anche se sei incazzata, anzi, le abbracci. Tu sei così: vorresti una vita folle ma il rischio ti fa così tanta paura da farti tremare le gambe. Ti piace quando piove ma se piove non esci mai di casa. Vuoi fuggire da questo posto morto ma resti sempre qui a morire un po’ dentro. Credi davvero che le cose andranno meglio ma non fai assolutamente niente per andare a prendertelo, il tuo meglio. Tu sei così: sempre immobile dove non vorresti essere, concentrata su un mondo che non c'è ma che vorresti ci fosse, esasperata dalla vita vera e viva dentro a una vita che esiste, che ti sei immaginata di sana pianta, dove sei felice ogni volta che respiri. Sarà che forse è questa la condanna di tutti i sognatori che nonostante i calci in faccia continuano a sognare perché vivere gli fa effettivamente troppa paura: non vivere mai, essere vivi solamente dentro ai sogni e intanto.. perdersi la vita vera, che per quanto disarmante e cattiva possa essere rimane straordinaria. E tu sei così: una continua contraddizione, un'incasinata e imperfetta sognatrice che preferisce inventarsi il mondo da capo piuttosto che accettarlo così com'è.”
— Io, te e il mare.
«Smettila di rincorrere chi non vuole essere raggiunto smetti di convincerti che la cosa giusta sia lottare per qualcuno che non lotta per te, mettersi da parte se c'è qualcosa da salvare perché prima di provare a salvare qualsiasi rapporto devi pensare a salvare te stesso. Smettila di mettere prima gli altri, di pensare prima alle esigenze degli altri, ai loro bisogni, di preoccuparti di decifrare i loro dannati silenzi senza tentare mai di ascoltare le parole che tu hai dentro e che non dici mai. Smettila di chiedere alla gente di restare, di concedere a tutti il tuo tempo migliore, di pensare ‘anche se non se lo merita, va bene’, perché sai una cosa? È una stronzata. Anche un pensiero piccolo, pure i sogni nel letto, le attenzioni, persino i messaggi, le carezze, e i gesti inusuali e mai scontati, tutto, va meritato tutto. E c'è da chiederselo prima di fare qualsiasi cosa, prima di andare, prima di tornare, prima di seguire quel cazzo di cuore che non ti lascia mai decidere niente, c'è da chiedersi ‘se lo merita o no?’ e c'è da essere sinceri. E poi, ancor più importante, c'è da chiedersi 'me lo merito io?’ perché non è giusto per niente mettersi da parte per gli altri, perché non si può fare in modo che qualcuno ci tolga anche la facoltà di decidere o di volerci bene. Perché non va bene preoccuparsi di non fare del male a qualcuno e provarci in tutti i modi possibili a preservarlo dallo schifo che hai dentro se poi lui non ci pensa nemmeno per un secondo e ti uccide in un momento. Non correre se senti squillare il telefono per qualcuno che quando chiami tu non corre. Non passare la notte a pensare a qualcuno che a te non ci pensa manco il giorno, quando c'è il sole e non ha niente da pensare. Non mettere al primo posto chi non trova per te neanche un posto piccolo nella sua vita grande. Non aspettare chi non ti aspetta. Non tornare da chi non tornerebbe da te. Non credere alle promesse silenti di chi parla con gli occhi. Non chiedere scusa a chi non s'è mai scusato per un cazzo di niente e nemmeno per averti forato il cuore. Aspetta il meglio. Riserva il meglio di te a chi è il meglio per te».
— Io, te e il mare ; facebook.
Prima dovevamo cucinare e pulire, fare le faccende, badare ai figli, perché questo è quello che fanno le donne. Poi abbiamo iniziato a studiare e a lavorare, ma non l’abbiamo mai fatto soltanto per noi. In fondo, oltre alle passioni e alla determinazione, alle ambizioni e ai desideri, c’è sempre stata un’altra tacita (e aberrante) motivazione: dimostrare che se vogliamo siamo in grado di fare qualsiasi cosa, che non ci manca niente. Poi abbiamo iniziato a dover essere perfette. Labbra perfette, seno perfetto, gambe e sedere perfetti, guai ad avere la cellulite, guai ad avere un pelo in qua e in là, i denti un po’ storti, le occhiaie, le rughe, i segni d’espressione. E c’è qualcuno che sostiene che d’altra parte te le meriti pure, le corna, quando sei in decadenza. Come se per essere rispettate dovessimo essere belle. Non ci è concesso niente. Niente. Il nostro problema principale, da sempre, è che non siamo mai state (e forse non lo saremo mai) veramente libere. C’è sempre qualcuno che ci dice cosa dovremmo fare, cosa dovremmo indossare, come dovremmo apparire per andare bene. Se ti spogli sei troppo volgare, se ti copri sei troppo pudica, se dici le parolacce sei una cafona, se non le dici non sei vera, se lavori e togli del tempo ai tuoi figli sei una stronza, se non lavori e ti occupi dei tuoi figli hai una vita vuota, se fai sesso con chi vuoi sei una puttana, se non fai sesso sei una sfigata, se non hai gli addominali scolpiti e le ciglia lunghe sessanta metri non sei nessuno, se giochi a calcio sei strana, se non vuoi sposarti sei strana, se non vuoi figli sei strana, se ne vuoi tre sei strana, se vuoi i capelli azzurri sei strana. E non sono solo gli uomini a dirci come dovremmo essere, o chi. La cosa tremenda, quella che proprio mi fa rabbrividire, è che ce lo diciamo anche tra di noi, cosa va bene e cosa no, cosa è giusto fare e cosa no. Io sono stanca solo al pensiero di tutto quello che mi manca, di tutto quello che dovrei eliminare per essere socialmente “accettabile”. Sono stanca di sentirmi dire anche da persone che ritengo abbastanza intelligenti che dovrei fare questo perché “le donne lo fanno”. Allora io forse non sono una donna. Forse io sono un colibrì, un gabbiano, un cerbiatto. Forse è meglio così.
Susanna casciani.
“Le coglione come me, di solito, tacciono. Tacciono quando sono felici, perché hanno paura di disturbare le tristezza altrui. Tacciono quando sono tristi, perché hanno paura di rovinare un bel momento agli altri. Le coglione come me tacciono soprattutto quando si incazzano, quando trovano che qualcosa non sia giusto, quando si sentono schiacciate, attaccate o non comprese. Le coglione come me arrivano ad un certo punto in cui si guardano allo specchio e si dicono: “da oggi si cambia, da oggi non si tiene più tutto dentro". E lo fanno, lo fanno sul serio. Dicono che sono felici e gli viene risposto: “Beata te, io ho una vita di merda.“ Dicono che sono tristi e gli viene risposto: “Dai, via… ti passerà. Ne possiamo parlare dopo?” Si ribellano, provano ad esprime la propria opinione, a difendersi e cosa si sentono dire? “Oddio, stai calma! Stavo scherzando…che pesantezza!“ O peggio: “Certo che sei una stronza eh!” Le coglione come me non reggono a sentirsi cattive, nemmeno per un minuto. Le coglione come me sono fatte per sfogarsi contro i muri, per abbracciare chi piange, per ridere quando qualcuno ride. Le coglione come me, (cercherò di non bestemmiare), si sentono in colpa per qualsiasi sentimento stiano provando. Cogliona. Cogliona. Cogliona.”
— Susanna Casciani.
“Ed ora che l’hai vista con un altro?
Com’è non avercela più tra le tue braccia?
Non poterla più baciare? Sentirla tua?
Vivere ogni momento con lei? Non averla più?
Dimmi com’è. “
unmododiversodisognare